Il Tirreno

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Il mito

Addio Franchino, il ricordo di Paolo Kighine: «Un genio, il nostro primo incontro a Genova e quel boato magico»

di Tommaso Silvi

	A sinistra Franchino insieme a Paolo Kighine
A sinistra Franchino insieme a Paolo Kighine

Il dj celebra il vocalist più famoso d’Italia, morto a 71 anni: «Ironico, sarcastico e innovativo in ogni sua idea. Ci ha fatto credere che la sua voce non si sarebbe mai spenta»

21 maggio 2024
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«Era un cantore. Trasformava in parole le emozioni della musica che risuonava dalle casse». E ancora: «Parlava al cuore della gente, unico e inimitabile». Paolo Kighine inizia così. Parte da qui il suo ricordo di Franchino, il vocalist più famoso d’Italia, morto domenica 19 maggio all’età di 71 anni, all’anagrafe Francesco Principato. Kighine – storico dj techno che ha fatto la storia del divertimento notturno italiano, vero nome Giovanni Chighine – ha lavorato una vita con Franchino. E per raccontare chi era “Franco” parte da una notte dei primi anni Novanta. La notte del primo incontro. 

Come una rockstar

«Mi sembra che fosse il 1993 – racconta Paolo Kighine – e Franchino era ospite alla discoteca Palace di Genova. Io alla consolle, lui al microfono». La voce di Franchino spopola già in Italia, ma in tanti l’hanno ascoltata solo in cassetta. «La maggior parte delle persone non lo aveva mai visto dal vivo – dice ancora Kighine – e attorno alla figura di Franchino c’era un alone di mistero. Tutti volevano vedere come era fatto, chi c’era dietro a quella voce magica che faceva emozionare migliaia di persone nei locali». L’arrivo di Franchino a Genova è travolgente. «Vennero chiuse alcune strade attorno al locale – ricorda Paolo Kighine – la gente si accalcava ovunque. Addirittura dentro la discoteca furono messe delle transenne, sotto alla consolle, per evitare che le persone salissero per abbracciare Franchino, come fosse una rockstar». Poi, il momento magico. «Franchino prese in mano il microfono – continua Kighine – e non fece in tempo a finire la prima parola che dal locale si levò un boato che non dimenticherò mai. Un’esplosione di urla, grida, cori. Un’emozione unica». 

Quella volta in barca

Paolo Kighine – detto “Il professore” – era molto legato a Franchino. «Se dovessi fare l’elenco delle serate che abbiamo fatto insieme – dice – potrei andare avanti per giorni». Tra le tante notti magiche fianco a fianco in consolle, oltre al primo incontro a Genova, ce n’è un'altra che è rimasta scolpita nella mente di Paolo Kighine. «Fine anni Novanta – ricorda – eravamo a bordo di una nave che partiva da Sanremo e arrivava in Francia, per poi tornare a Sanremo. Una festa galleggiante. Io suonavo, Franchino vocalist. Il mare era agitato e Franchino riuscì a far muovere tutta la gente sulla nave al ritmo delle onde che facevano oscillare l’imbarcazione. Un genio assoluto. Nella cassetta di quella serata si sente la sua voce che a un certo punto urla “Paolo, i dischi”. Mi stava avvertendo che la valigia con tutti i miei dischi con il movimento delle onde si era spostata e stava per finire in mare». 

A microfoni spenti

Lavorare con Franchino significa avere la possibilità di conoscerlo anche a microfoni spenti. Fuori dalle serate. Nei lati intimi della sua personalità. «Era ironico, sarcastico, sempre con la battuta pronta. Le sue idee e le sue intuizioni – continua Kighine – erano ogni volta qualcosa di rivoluzionario, di innovativo». 

Il ricordo

«L’ultima volta che abbiamo lavorato insieme – conclude Paolo Kighine – Franchino portava già i segni della stanchezza, era molto dimagrito. Ma lui riusciva a trarre energia dalla gente, le persone che faceva ballare erano il suo carburante. Chiunque avrebbe mollato molto prima, ma lui no. Ha continuato a dare spettacolo alla consolle fino all’ultimo. Serata dopo serata. Tanto che per me Franchino era immortale. Era riuscito a farci credere che la sua “magia” non sarebbe mai finita».  

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