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La tragedia sul campo da calcio

Morte di Mattia Giani, l'inchiesta: tutti i punti da chiarire su cui sta indagando la procura

di Matteo Leoni

	A sinistra Mattia Giani a destra il campo della Lanciotto dopo la tragedia
A sinistra Mattia Giani a destra il campo della Lanciotto dopo la tragedia

Dopo l’esposto presentato dal padre, ok all’autopsia sul corpo del giocatore 26enne: tanti i dubbi ancora irrisolti

17 aprile 2024
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FIRENZE. La giustizia inizia finalmente a indagare sul caso di Mattia Giani, il calciatore ventiseienne del Castelfiorentino United morto dopo essere stato colpito da un malore in campo domenica 14 aprile.

L'inchiesta

Dopo una iniziale attesa, la procura di Firenze ha deciso di vederci chiaro sulla vicenda, che stando alle testimonianze di coloro che erano presenti alla tragedia, tra cui quella dello stesso padre del calciatore, non appare certo priva di punti oscuri. Per questo il pm Giuseppe Ledda ha aperto sul caso un fascicolo per il reato di omicidio colposo. Mercoledì 17 aprile è stato conferito l’incarico per l’autopsia sul corpo del giovane calciatore, che sarà eseguita tra giovedì 18 e venerdì 19 aprile. Al momento nessuna persona è stata iscritta sul registro degli indagati.

"Modello 45"
In un primo momento gli inquirenti avevano aperto un fascicolo conoscitivo, cosiddetto “a modello 45”, che però non permette di eseguire accertamenti essenziali, come appunto l’esame autoptico. Così, anche dopo l’esposto presentato ai carabinieri dal padre di Mattia, Sandro Giani, in procura si è deciso di procedere con un passo ulteriore. Da qui l’accusa di omicidio colposo, per il momento verso ignoti.

L'esame saltato
Mercoledì 17 aprile all’ospedale di Careggi avrebbe dovuto essere eseguito l’accertamento diagnostico, un esame interno alla struttura ospedaliera per stabilire le cause della morte. Giovedì 18 aprile si sarebbero dovuti tenere i funerali. Tutto bloccato per consentire l’esecuzione dell’esame autoptico. Il medico legale incaricato dovrà fare luce sulle esatte cause della morte. Ma avrà anche un altro compito. Quello di rispondere al quesito circa l’esistenza di eventuali ritardi o inadempienze nei soccorsi, che possano aver pregiudicato la possibilità di salvare Mattia.

I dubbi da chiarire
Quando il ragazzo si è sentito male, nell’impianto sportivo, secondo quando è emerso fino a ora, non c’era il medico, previsto, in alternativa all’ambulanza anch’essa assente, dai regolamenti. «Il medico non c’era», ha raccontato a Il Tirreno una testimone, Francesca Sabatini, madre di un ragazzo che gioca nel Castelfiorentino. «Il nostro massaggiatore è sceso in campo, ha cominciato a fare il massaggio cardiaco. Alcune persone che erano dentro, immagino dei dirigenti del Lanciotto visto che non li conosco e non erano i nostri, hanno cominciato a chiedere rivolti alla tribuna se ci fosse un medico. Una ragazza, che poi ho saputo non essere ancora medico si è alzata ed è andata in campo. E ha cominciato a fare il massaggio cardiaco. Solo dopo questi attimi concitati sarebbe arrivato qualcuno con il defibrillatore. «Era in mano a persone che non avevano idea neanche di come funzionasse». È in questi frangenti che potrebbero essere stati persi momenti preziosi per salvare la vita di Mattia. Questo però potranno dirlo solo l’autopsia e gli altri accertamenti che saranno disposti dalla procura. Intanto si scava anche nel passato. I carabinieri si stanno muovendo per acquisire i certificati medici del giocatore, per verificare prima di tutto la regolarità degli esami medici a seguito dei quali gli è stata assegnata l’idoneità sportiva.
 

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