Il Tirreno

Toscana

Dillo al direttore
La criminologa

Studenti manganellati, così sono stati traditi quei giovani cresciuti nel pieno della pandemia

di Giovanna Bellini*
Studenti manganellati, così sono stati traditi quei giovani cresciuti nel pieno della pandemia

E ora quali insegnamenti diamo?

25 febbraio 2024
3 MINUTI DI LETTURA





Quando ho visto le immagini sul web ero appena uscita dal servizio come responsabile di presidio sanitario di una casa circondariale, dove si deve praticare recupero e reinserimento da percorsi di violenza subiti e dati, e al primo impatto ho provato timore, sia per le conseguenze materiali di quei colpi su gracili ossa, sia per l’effetto, imprevedibile, che avrebbero avuto sulla mente dei ragazzini e su tutti noi.

Ho pensato a cosa avrei detto ai ragazzi delle scuole in cui parlo dei cicli della violenza, della prevenzione, dell’importanza della denuncia alle forze dell’ordine, del rispetto e dell’empatia, del dialogo, della parità di diritti. Cosa avrei detto? Vedevo immagini dissonanti in cui alcuni uomini con la divisa di forze dell’ordine che hanno giurato alla Repubblica "di osservare lealmente la Costituzione e le leggi dello Stato... per il pubblico bene", caricavano e picchiavano ragazzini minuti, con le mani alzate, armati solo della loro ingenua e meravigliosa volontà di cambiare il mondo contro la guerra, nella convinzione di fare la differenza.

Ho pensato: quale insegnamento abbiamo dato oggi? Adesso sarà più difficile insegnare il rispetto delle istituzioni? Abbiamo tradito quei giovani diventati adolescenti nella pandemia, e quelli appena affacciati alla maggiore età, da subito gravati della responsabilità del voto ma senza prepararli alla cultura buona della politica, li abbiamo tacciati di mancanza di sacrificio ma consegniamo loro uno Stato con uno dei più bassi tassi di scolarizzazione in Europa, li abbiamo accusati di maleducazione e mancanza di rispetto mentre schiere di politici scrivono sui social parole di violenza e discriminazione inenarrabile. Inevitabilmente, si arriva ad uno spartiacque, dove non c’è come opzione l’opinione "di mezzo", ma si è chiamati a rispondere se si è a favore dell’azione violenta e repressiva utilizzata a Pisa e a Firenze oppure se si è contro, ritenendo che tale azione sia stata sproporzionata in un paese democratico e civile. La risposta indicherà chiaramente, senza dubbio, verso quale paese e società vuoi o non vuoi andare.

I politici, che da sempre utilizzano sui social un linguaggio aggressivo, non inclusivo, discriminatorio, sono quelli che senza alcun dubbio hanno appoggiato gli agiti repressivi, chiamando "criminali" dei ragazzini delle medie inferiori. Li hanno livellati alla vera criminalità, quella organizzata, quella da cronaca nera, da violenza interpersonale mostrando di non saper distinguere, di non seguire la giustizia ma il giustizialismo, dimostrando un’incapacità, voluta o scientemente ignorata, di poter organizzare politiche di prevenzione contro la violenza, quella vera, mirate ed efficaci.

Continuano a versare odio, ma come spesso ricordo, se si versa odio, non si sa mai dove trabocca, in ogni caso ovunque sia sarà sicuramente dentro la società, di tutti noi, in una sorta di spirale impazzita difficile da fermare.

*specialista in Neurologia, dirigente medico e criminologa

Primo piano
La tragedia sul campo da calcio

Morte di Mattia Giani, l'inchiesta: tutti i punti da chiarire su cui sta indagando la procura

di Matteo Leoni
Sportello legale