Il Tirreno

Toscana

L’esecutivo alle terme

Studenti manganellati, il governo dei duri in masseria: a Saturnia il gelo dei ministri e la scossa di Giani

di Mario Neri

	Da sinistra: Francesco Lollobrigida, Daniela Santanché e Bruno Vespa
Da sinistra: Francesco Lollobrigida, Daniela Santanché e Bruno Vespa

Da Urso a Santanchè, da Lollobrigida a Casellati, i colonnelli dell’esecutivo mostrano inflessibilità. Ma il presidente della Regione tuona: «Violenza spropositata, c’era un’indicazione. Piantedosi chiarisca»

24 febbraio 2024
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SATURNIA. A Pisa ragazzi presi a botte e bastonati, qui dolce vita e bagni termali. Là, a Firenze, sangue come succo di lampone sul viso di una ragazza, qui peposo e rosso Negramaro del Salento dalle cantine di Bruno Vespa. Nelle città i cortei pro-Palestina repressi nei budelli di scudi antisommossa ai bordi delle piazze, qui l’ozio rurale del governo dei duri a bordo vasca. «Lusso, lusso. Lusso. La chiave del turismo è il lusso». È un chiodo fisso della pitonessa. Ché dalla piscina si alzerà pure un certo olezzo di uova non freschissime, i vapori non son quelli della sauna del Twiga, ma Daniela Santanchè, seduta nella saletta vip del resort delle Terme, riesce a suscitare un guizzo negli astanti proprio quando invoca la ricchezza come panacea del turismo italiano. Perfino Vespa, che ha spostato la terza camera di Porta a Porta per due giorni a Saturnia, versione invernale del suo "Forum in Masseria", ha un sussulto, un movimento tellurico del capo non appena la ministra si scaglia contro i rosiconi pauperisti. «In Italia il lusso dà fastidio, ma in alcuni mesi non è sexy, dobbiamo destagionalizzare».

E in effetti, ministra, nemmeno le piazze di Firenze e Pisa sono molto sexy, ha visto quelle scene choc? La ministra del mare tradisce una smorfia impercettibile sulla guancia, un crampo emozionale, come se chi le chiede se mai ci fosse un problema di repressione del dissenso nel Paese le si parasse davanti come un venditore di borse tarocche all’ombra del tendone da sultana a Forte dei Marmi: «Cosa penso dei fatti di Pisa? Non ho sentito una parola sul fantoccio con le sembianze della Meloni bruciato, sugli insulti di chi chiama "stronza" la Meloni. Guai se si insulta una donna, guai se si tocca una donna in Italia, meno la Meloni. Sono molto contenta e ringrazio oggi il presidente della Repubblica che è coraggioso più di molti esponenti, capi e capetti delle bande della sinistra di questa nazione». Insomma, e allora la Meloni? La Santanchè ci ha appena trollati. E sarà il governo dell’allorismo per tutta la giornata, risponderà così alle "bande" dell’opposizione che per tutto il giorno chiede conto all’esecutivo di Meloni del «clima» pesante. Minimizzare, deviare, dirottare. Perfino il sindaco Michele Conti, portabandiere del centrodestra, da «genitore» si dice amareggiato e invoca chiarezza, ma niente, non scuote le coscienze della destra al potere. Anche Maria Elisabetta Casellati pare Elsa di Frozen, glaciale. Ha visto che scene? «Non mi piace questo tipo di protesta, noi abbiamo un problema serio che riguarda Hamas e Israele. Il nostro ministro degli Esteri sta cercando di salvare chi viene dalla Striscia di Gaza, c’è un soccorso umanitario, ma io vorrei parlare di quello che mi riguarda».

Niente, il governo è in masseria e questa nuova istituzione politica-agricola è una campana impenetrabile. In questi due giorni sfileranno qui tutti i big della squadra di Giorgia. Arriveranno Gennaro Sangiuliano e Francesco Lollobrigida (che giornaliste e giornalisti romani friendzonano chiamandoli Genny e Lollo), Marina Calderone, fra poco poi dovrebbero comparire Adolfo Urso e Annamaria Bernini, ma è soprattutto la sfilata dei magnati di azienda, dei Ceo, degli ad di spa di Stato, banche e gruppi della grande industria a dare la misura di quanto qualche minuto di scontri fra celerini e ragazzi non tocchi neanche di striscio questa fattoria politica del potere.

Colture intensive di gente che conta, vitigni dell’alta finanza e dei grandi appalti a perdita d’occhio. I turisti acciambellati sui tubi salvagente, con lo sguardo un po’ stranito, osservano a mollo dalle acque a 37 gradi e mezzo sfilare il presidente Inps Gabriele Fava, il presidente di Bmw Italia Massimiliano Di Silvestre, l’ad di Philip Morris Marco Hannappel, il direttore di Enel Nicola Lanzetta, e poi Albiera Antinori e Fabrizio Palenzona, che ora riveste il ruolo di presidente di Aiscat.

E, ovvio, come potrebbe mancare il re delle larghe intese, il fantasista delle mosse equine Matteo Renzi? «Mi sono fatta due giorni in pace - dice Cristina Grossi, arrivata a Saturnia da Parma - Ho saputo che sarebbe arrivato il "governo in masseria", infatti stasera vado via». Insomma, da Vespa si viene per esserci, apparire, vedersi, parlarsi, trattare. Che qui i suv parcheggiati fra le dune d’erba costano quanto un bilocale al Cep di Pisa e gli ospiti del forum ondeggiano fra boutique e carrelli con le mazze da golf appoggiati agli eleganti loggiati.

Da Vespa sfila il governo termale, e poco importa se possa sembrare sulfurea Casellati. Che se sugli studenti manganellati era sembrata impietosa, ora è recisa. Spaccatura nella maggioranza? «Non credo affatto, noi viviamo di certezze, non di paure», quasi fulmina chi allude a una frattura sul terzo mandato . I duri in masseria lo son anche per antico lignaggio politico. Perfino Urso, alla fine, ultimo a parlare nella saletta open space con vetrate sulla piscina, quest’uomo d’altri tempi abituato a una loquela flemmatica e pacata, tira una bordata: «Non ho piena contezza dei fatti, ho così tanti dossier industriali da seguire che riempiono il mio tempo... - dice il ministro del Made in Italy manco fosse prosa ottocentesca - Io però ho sempre molto rispetto nei confronti delle forze dell’ordine. Certamente, noi, anche per la nostra tradizione, siamo quelli che più di tutti abbiamo tutelato il diritto di manifestare di chiunque in questo Paese, che non deve mai essere messo in discussione». E niente, il governo dei duri è in masseria. E forse anche su Marte.

Aggiornamento dalle cronache della masseria termale. A una cert’ora della mattina del secondo giorno – sabato 24 febbraio – sbuca Eugenio Giani. Il governatore scuote la campana.

«A Pisa una violenza spropositata, inaccettabile – dice – c’era un’indicazione chiara di gestione dell’ordine pubblico. Ma l’ordine pubblico non si gestisce così. Ieri sera ho chiamato la direttrice generale dell’ospedale di Cisanello: 13 ragazzi ricoverati, un trauma cranico, un setto nasale rotto. Di 13 giovani dieci sono minori. Nessuno che fosse un pericoloso eversivo, nessuno che avesse un corpo contundente in mano o fosse incapucciato come un irredentista dei centri sociali. Ma io dico: siamo grulli?! Piantedosi chiarisca e si faccia un esame di coscienza». Pure Vespa vibra di una flebile indignazione: «Mi auguro che le manganellate d’ora in poi siano riservate a chi se le merita». Ma è arrivato anche Lollobrigiada. Qui lo conoscono tutti il cognato di Giorgia. Lui si ferma, è gentile e cordiale con tutti. «Le forze dell’ordine agiscono per la sicurezza dei cittadini, le cariche pesanti ci furono anche sui NoVax. C’è la magistratura, c’è il parlamento. Io dico che in linea di principio in uno Stato normale si parte dal presupposto che le forze dell’ordine abbiano fatto il loro dovere». Manganelli e succo di lampone.

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