Il Tirreno

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Il capo dello Stato

Mattarella richiama Piantedosi: «L’autorevolezza della polizia non sono i manganelli»

di Libero Red Dolce

	A sinistra il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi; a destra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella
A sinistra il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi; a destra il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Lo rende noto una comunicazione del Quirinale. Un punto di delimitazione che richiama al rispetto della libertà di manifestare le opinioni mentre il dibattito politico tra destra e sinistra s’infiamma

24 febbraio 2024
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«Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al Ministro dell'Interno, trovandone condivisione, che l'autorevolezza delle Forze dell'Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare  pubblicamente opinioni, con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento».

È quanto fa sapere il Quirinale in una nota. Al centro delle attenzioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella i fatti avvenuti a Pisa e Firenze nel corso della manifestazioni pro Palestina di venerdì 23 febbraio

Il richiamo che mette un punto d’equilibrio 

Le parole del presidente della Repubblica segnano la fissazione di un punto di equilibrio netto da parte delle istituzioni. Non fosse perché, banalmente, a pronunciarle è la massima carica dello Stato. L’impatto mediatico delle cariche aveva creato subito un forte movimento d’indignazione sui media e in tutto il paese, testimoniato dalla reazione democratica di Pisa dove pacificamente cittadini e cittadini (tra i quali tantissimi studenti e studentesse minorenni) hanno manifestato pacificamente a poche ore dalla violenza subita dai giovanissimi manifestanti. E se i rappresentanti politici dell’area di sinistra si erano schierati uniformemente nelle condanne all’azione intrapresa dai poliziotti, a destra, specie nel governo, l’atteggiamento è stato di segno opposto, non solo nelle ore immediatamente successive ai fatti. 

Tiro alla fune sulle forze dell’ordine: la sinistra e i 5 Stelle...

A rivolgersi a Piantedosi per primo il giorno dopo le cariche della polizia al corteo studentesco era stato il presidente della Regione Eugenio Giani: «Ritengo che il ministro Piantedosi debba fare una bella analisi di coscienza», su quanto avvenuto a Pisa. «Non è accettabile che io come responsabile dell'autorità sanitaria in Toscana abbia dal direttore del pronto soccorso un'analisi di 13 persone presenti e 10 minorenni. Ritengo indegne le scene che abbiamo visto sui social».

Le parole di Mattarella sono state colte al balzo dal Pd, secondo alcune fonti del partito interpellate dall’agenzia di stampa LaPresse: «Stamattina la Lega ha detto che a Elly Schlein andrebbe tolta la scorta perché ha difeso gli studenti. La Lega, ora che anche il presidente Mattarella ha parlato, la vuole togliere anche al Presidente della Repubblica?». Il deputato toscano della Lega, Edoardo Ziello, aveva detto alla segretaria Pd di «rinunciare alla scorta» vista «la sua repulsione per le forze dell'ordine». Chi chiama in causa direttamente la presidente del consiglio – finora silente – Giorgia Meloni è il presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte: «Presidente Meloni, ancora una volta sei rimasta silente senza proferire parola, ignorando le violente manganellate che ieri hanno provato a silenziare i giovani scesi pacificamente per le strade di Pisa e Firenze. Non si tratta di un caso isolato: sono episodi che si stanno ripetendo da Torino a Milano, da Vicenza a Catania. E tu, Giorgia Meloni, continui a tacere, a nascondere la testa sotto la sabbia. Abbiamo chiesto al ministro dell'Interno Piantedosi di riferire urgentemente in Parlamento, sulla preannunciata 'riflessione e verifica sugli aspetti organizzativi e operativi».

…e la destra

Prima che Mattarella parlasse, uno degli esponenti del governo più in vista, il ministro dell'Agricoltura, Francesco Lollobrigida, aveva pronunciato parole che vanno in tutt’altra direzione: «Io credo che vada rispettata la possibilità di manifestare e quella delle forze dell'ordine di fare il loro lavoro. C’è stata un tentativo, da quello che ho visto dalle immagini, di pressione rispetto a una manifestazione che era organizzata in altro sito e c’è stata una reazione della polizia. Spiegheranno se nei canoni e nei termini di legge e di rispetto delle regole. Io penso sempre che le forze dell'ordine agiscano sempre per l'interesse della sicurezza dei cittadini e non per fare altro». Parole certo più prudenti di quelle pronunciate dal deputato della Lega Edoardo Ziello che si era dichiarato vicino «alle forze dell’ordine che a Pisa hanno subito la pressione fisica dei manifestanti ‘Pro Palestina’ che hanno provato a forzare il blocco della polizia posto a protezione di Piazza dei Cavalieri. Gli agenti con la propria abnegazione e preparazione hanno sbarrato la strada ad un corteo strapieno di gente incappucciata che inveiva contro la stessa polizia».

I vertici della polizia

Posizioni che in baldanzosa tutela dell’operato degli agenti a Pisa, e non solo, supererebbero anche quelle adoperate dallo stesso capo della Polizia Vittorio Pisani. Riporta infatti l’edizione del 24 febbraio del quotidiano La Stampa che Pisani, dopo i fatti di Pisa e Firenze, avrebbe sollecitato «un momento di riflessione e di verifica sugli aspetti organizzativi e operativi connessi alle diverse tipologie di iniziative che determinano l’impiego quotidiano di migliaia di operatori delle forze dell’ordine». E che gli scontri di venerdì 23 febbraio «fanno emergere difficoltà operative di gestione durante i servizi di ordine pubblico e di possibili momenti di tensioni determinati dal mancato rispetto delle prescrizioni adottate dall’autorità». Un linguaggio istituzionale ben più calligrafico rispetto alla nota che il Quirinale avrebbe diramato nel corso della giornata odierna (24 febbraio).

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