Toscana

Grandi Amori
L'intervista

Dario Ballantini: «Ho smesso di fare il crocerossino e ho incontrato l’amore della vita»

di Clarissa Domenicucci
Dario Ballantini con Barbara Biscardi il giorno delle nozze
Dario Ballantini con Barbara Biscardi il giorno delle nozze

Pochi giorni fa le nozze a Campiglia con Barbara Biscardi. «Mi ha detto che saremmo invecchiati insieme: lì ho deciso di sposarla»

18 settembre 2023
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«Abbiamo celebrato il matrimonio nella piazzetta di Campiglia. Passa uno e mi fa: complimenti per la scenografia un po’ teatrale! Ma quale scenografia? È la signora che ha steso il bucato! Erano panni bianchi e ci stavano benissimo». Con la semplicità del bucato steso all’aria, Dario Ballantini e Barbara Biscardi hanno detto sì dopo 6 anni insieme, lo scorso 2 settembre, su un altare al centro della piazzetta di Campiglia Marittima. «Abbiamo fatto da apripista. Dopo le nostre nozze il Comune ha deliberato che si potranno celebrare matrimoni all’aperto in piazza del Mercato. Sono contento per i signori del ristorante che sono bravissimi e avranno un bel da fare».

Raggiungiamo Ballantini durante la luna di miele all’Isola d’Elba. È in spiaggia con Barbara, la donna della sua vita che ha conosciuto per caso su un treno, seduti uno di fronte all’altro, che non ha mai più lasciato. «Una storia bellissima arrivata a sorpresa» che lo ha portato di nuovo all’altare, a 30 anni dal primo matrimonio.

Che effetto fa?

«Sposarmi davanti ai miei figli mi ha emozionato molto. E vedere arrivare la sposa accompagnata dai bimbi, i figli delle sue amiche, è stato un bel momento».

Quando ha pensato per la prima volta “la voglio sposare”?

«Quando di colpo una sera Barbara mi ha detto, con seraficità e assoluta certezza: “ah, tanto noi invecchieremo insieme”. L’ha sparata come una ganzata, divertita da questa cosa, come a dire: ma che ce frega, tanto invecchieremo insieme! E non ha affatto risuonato come una minaccia, anzi: mi è piaciuto molto. Lei neanche lo sa che questa cosa che mi ha detto è uno dei motivi per cui tengo alta la barra. È il motivo per cui mi sento in equilibrio».

Sembrate essere in equilibrio perfetto...

«Sono molto innamorato. Inaspettatamente a un certo punto della vita l’ho incontrata ed è stata gioia».

In che momento della sua vita?

«Quando ho capito che dovevo guardare altrove, cambiare l’oggetto delle mie attenzioni. Ero già abbastanza grande. Dopo le separazioni, dopo la fine delle storie con le madri dei miei figli, ho vissuto un lunghissimo periodo fatto di storie sbagliate, attratto da donne problematiche e da storie contorte. Andavo in cerca di tristezze e di atmosfere pesanti per cercare di spezzarle. Volevo cambiare il corso delle cose, volevo alleggerire cuori pesanti, essere il motore del cambiamento e incappavo in rapporti arrabbiati e poco gioiosi che erano guerre perse. Pensare di essere il salvatore delle tristezze degli altri può andare bene sul lavoro, se scegli come me di fare il comico e fai ridere la gente, ma non funziona nei sentimenti. Se non stiamo bene con noi stessi non possiamo stare bene in due».

Descrive la sindrome della crocerossina al maschile e fa un po' strano.

«Sì, l’attrazione classica che le donne subiscono dell’uomo tenebroso io l’ho avuta al contrario e ogni volta era un bluff. Se una storia d’amore non va, lo si vede subito e bisogna mollare e non rimanere pensando che cambierai le cose. Alle amiche che soffrono alle prese con uomini così, tenebrosi e sfuggenti, dico: scappa! Come puoi pensare di tirare fuori un risvolto positivo da una sensazione mediamente negativa?»

Quando entra in gioco “il bisogno” li chiamiamo amori tossici.

«Diciamo che ho mantenuto una distanza di sopravvivenza e non mi sono lasciato intossicare, ho tenuto e poi chiuso. Valuto molto le energie. Se con una persona ti senti triste, malinconico e ti viene sonno, vuol dire che quel sentimento non va bene. Il passaggio fondamentale e tardivo, perché ci sono arrivato a quasi 50 anni, è stato iniziare a lottare contro una predisposizione naturale alla malinconia per guardare altrove. Dove si può stare bene, gioiosi in due».

Quale immagine le viene in mente se pensa al punto più basso toccato in amore?

«Gli occhi del controllore col quale ero stato ingiustamente scortese».

Ci racconti.

«Un momento dopo mi ero già sentito una merda, sono sceso e l’ho rincorso per scusarmi ma lui c’era rimasto male, proprio male. Non lo dimenticherò mai. Mi sono detto: ti stai imbruttendo dietro a qualcosa che non fa per te. Questa è la foto di quando ho toccato il punto più basso in amore. Il controllore lo ringrazierò per sempre, mi ha obbligato a cambiare strada, era l’ultima chiamata».

Su quale treno della sua vita viaggiava quando ha incontrato il controllore?

«Su quello sbagliato, ci salivo da sempre».

Ha fatto analisi?

«Sì, per anni. La consiglio a tutti».

E oggi cosa ama in una donna?

«L’indipendenza, il saper stare bene anche da sola, il senso dell’umorismo e il sesto senso. Complice, di un rapporto che sia piacere e non bisogno».

Barbara è così?

«Barbara è luminosa, ci siamo proprio trovati».

Quando ha deciso di “guarire” è salito sul treno giusto e l’ha incontrata. Crede alle sincronie?

«Certo che ci credo. Anche Lucio Dalla è arrivato nella mia vita perché in qualche modo l’ho chiamato a me. Alle medie lo sognavo di notte, ero ossessionato dalla sua arte e il desiderio di conoscerlo, tanto era vero e motivato, mi ha portato oltre le aspettative. Pensa al tuo beniamino che viene gratis a cantare alla tua mostra! Mi è capitato altre volte di desiderare tanto una cosa fino a chiamarla a me, ci sarebbero da aprire altri capitoli».

Li apra.

«Già alle medie imitavo Giorgio Bracardi, il mio idolo di “Alto gradimento”. Beh, vent’anni dopo entro a Striscia e arruolano anche Bracardi che oggi è tra i miei migliori amici, anzi è un parente. E con Antonio Ricci? Ero giovanissimo e sognavo di diventare l’imitatore di un suo programma; mi commuoveva l’idea. Un giorno Pippo Baudo mi scarta al provino e ripiego su un piccolo concorso dove in giuria sedeva Ricci. Tutto ebbe inizio così.

Ha deciso da bambino che nella vita avrebbe anche dipinto, quando sentì l’insegnante confidare a bassa voce ad un collega: “Ballantini è il più bravo di tutti”. Lei disegnava con la penna e gli altri bambini con la matita e la gomma.

«Vede quanto conta l’approvazione per un bambino? Quel giorno pensai: ce la farò, diventerò un pittore. Bisogna incoraggiarli i ragazzi».

Dove nascono i quadri migliori?

«I quadri diversi in campagna, un luogo che ho detestato fino al lockdown, quando sono stato costretto a rimanerci un anno e di cui oggi non posso fare a meno. Sento il bisogno di rifugiarmi lì, immerso nella natura, con i gatti sulle gambe e il cane fuori che mi aspetta. Una scena impensabile fino a qualche anno fa. Pensi che non amavo gli animali…».




 

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