Il caso choc
Un ex cameriere stagionale: «Da maggio a ottobre mai un giorno libero. La malattia? Tachipirina e via»
Il racconto di un giovane di Massa che ha lavorato per dieci anni durante la stagione estiva tra ristoranti e pub toscani
Da maggio a ottobre di filato, senza mai avere un giorno libero. Quattro o sei ore sul contratto. Fino a dieci o dodici ore nella realtà dei giorni clou della stagione estiva, tra i tavoli di un ristorante o di un pub lungo la costa toscana. «Il resto veniva corrisposto in nero, ovviamente senza conteggiarlo come straordinario o festivo».
E la malattia? «Non esiste malattia durante una stagione. Prendi la Tachipirina e vai. Ti dicono che c’è tempo per riposarti una volta finita. Mancavano i diritti più basilari», racconta Marco (nome di fantasia), un ragazzo di 30 anni di Massa che chiede di restare anonimo.
Lui il mondo del lavoro stagionale lo ha abbandonato dopo dieci anni. «Era impossibile poter avere una famiglia. In un ristorante – racconta – sai quando entri ma non sai mai quando esci. Ora ho un lavoro sì faticoso, ma con orari ben definiti. So quando posso stare con mia figlia».
Di cose in tutto questo tempo ne ha viste. La peggiore agli inizi, quando «mi presentai per lavorare in un campeggio, pagavano 1.500 euro al mese. Avevo 19 anni, mi sembrava un sogno. Il compenso però non prevedeva un monte ore definito, si lavorava quanto c’era bisogno. E alla fine lavoravo più ore di un orologio. Facevano prima a mettere lì direttamente la brandina. Alla fine ho fatto il conto tra le ore lavorate e lo stipendio: veniva 4 euro all’ora».
Spesso Marco, nelle proposte di lavoro, si imbatteva in contratti irregolari. Non tanto in nero, meno diffuso nella zona, ma il cosiddetto lavoro “grigio”: «Venivo assunto con un contratto part-time, mentre invece lavoravo full time, cioè a tempo pieno. Tutto il resto delle ore mi veniva corrisposto fuori dalla busta paga, con importo base (senza straordinari, festivi). Con tutti i problemi legati alla disoccupazione, molto più bassa, e ai contributi a fini pensionistici».
E anche se assunto con contratto regolare, «gli stipendi sono fermi a anni fa nonostante le tante ore lavorative».
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