Il Tirreno

Toscana

la kermesse in crisi

La bellezza salverà il mondo? Non è più così. Miss Italia e il concorso caduto in disgrazia

Michele Gambino
Patrizia Mirigliani e le ragazze di Miss Italia 2022
Patrizia Mirigliani e le ragazze di Miss Italia 2022

Da evento “must” per milioni di famiglie è finito per essere trasmesso da una piccola e poco conosciuta piattaforma online

4 MINUTI DI LETTURA





Probabilmente non ve ne siete accorti, così come altri sessanta milioni di italiani, ma nella sera di domenica 13 febbraio è andata in onda la edizione numero 82 di Miss Italia. L’evento è stato trasmesso da una piccola e poco conosciuta piattaforma online. Più che una notizia sembra un epitaffio, o per essere più precisi l’annuncio di un coma. Irreversibile o no?

Sebbene ci siano questioni più importanti in circolazione – dalla curva pandemica alla crisi ucraina, passando dal costo dell’energia – la domanda merita una piccola riflessione: qui non parliamo di un programma televisivo caduto in disgrazia – cose che capitano – ma di un evento televisivo che attraversando due secoli si è guadagnato un posto nell’immaginario collettivo degli italiani.

Forse la risposta alla domanda si scova ripercorrendo brevemente la sua storia. Era il 1946, quando Miss Italia riapparve dopo i disastri della guerra. Enzo Biagi ci vide giustamente il segno dell’Italia che tornava alla normalità. Tempi diversi, privi di sovrastrutture. Le concorrenti non si vergognavano di enunciare le proprie misure: le declamavano con orgoglio in faccia ai giurati, ed era anche l’unica cosa che dicevano. Pure i giurati non si vergognavano di essere tali, ragione per cui trovavi tra loro il principe De Curtis, in arte Totò, Luchino Visconti, Marcello Mastroianni, Giorgio De Chirico, Giovanni Guareschi e Vittorio De Sica. Le concorrenti uscivano dal concorso e filavano a Cinecittà, per incarnare il grande cinema italiano: da Sophia Loren a Gina Lollobrigida, da Silvana Mangano a Lucia Bosè.

La bellezza salverà il mondo, aveva declamato Dostoevskij: una volta l’anno gli italiani gli davano ragione, e la facevano trionfare in un entusiasmo generale privo di retropensieri sullo sfruttamento del corpo femminile.

Poi i tempi iniziarono a cambiare e Miss Italia cambiò con essi: prima si abolirono le misure di seno, girovita e fianchi (obiettivo di tutte era stato fino ad allora il mitico 60- 90-60). Poi qualcuno si ricordò degli antichi greci: per loro il termine “kalòn” non ha solo valenza estetica ma anche morale, per cui per vincere Miss Italia bisognava essere non solo belle ma anche dotate di valori e di cervello. Per dimostrarlo le ragazze dovevano usare la voce e rispondere a un tot di domande. Si scoprì (chi l’avrebbe mai detto?) che il cervello lo avevano, a volte anche un signor cervello. Però tante di loro erano molto inesperte, come si conviene a delle giovanissime, e per giunta atterrite nel parlare in pubblico davanti a qualche milione di persone. Com’era ovvio la geniale trovata di trasformò in boomerang quando una delle ragazze, interrogata su Leonardo da Vinci, rispose che si trattava di un aeroporto. Il che peraltro era vero.

Da qui altre polemiche, che invasero il campo della politica: nel 1994 il governo in carica produsse addirittura un disegno di legge per vietare la partecipazione di minorenni ai concorsi di bellezza (con il senno di poi desta un certo stupore scoprire che si trattava del primo governo Berlusconi).

Da lì in poi il concorso sfornò una quantità di bellezze dotate di cervello (Roberta Capua, Mirka Viola, Simona Ventura Anna Falchi, Martina Colombari, Anna Valle, Miriam Leone e tante altre) ma questo non lo salvò dalla facile ironia degli snob, dalla tagliola del politicamente corretto, dalla concorrenza di nuovi talent di successo. Fin quando nel 2013 la Rai annunciò che non lo avrebbe più trasmesso, con il sigillo del plauso dell’allora presidente della Camera Laura Boldrini.

Il passaggio a La7 segnò l’inevitabile calo degli ascolti e dell’attenzione del pubblico. E infatti alzi la mano chi si ricorda di Carlotta Maggiorana, Miss 2018, e di Carolina Stramare, vincitrice nel 2019 della storica ottantesima edizione, che per l’occasione tornò una tantum in Rai. Poi arrivò la pandemia, e fu il colpo di grazia.

Eppure la kermesse esiste ancora, e il 13 febbraio si è svolta a nostra insaputa. Encomiabile lo sforzo di Patrizia Mirigliani, che ha ereditato dal padre Enzo le chiavi del baraccone, e tenta di salvarlo insieme a tutto quell’indotto fatto di concorsi locali, manager, sponsor e mamme a caccia di rivalsa che costituisce un piccolo mondo con un suo piccolo business.

E qui torniamo alla domanda: è un coma irreversibile? Ad occhio direi di sì, perché ogni cosa ha un suo tempo, e quello delle Miss al tempo di Chiara Ferragni sembra definitivamente tramontato. Poi magari tra dieci anni la ruota girerà di nuovo, e torneremo a votare una Miss una volta l’anno; è stato così per Sanremo, che più volte nel corso della sua esistenza è sembrato spacciato.

Intanto però evitiamo questa inutile agonia, e lasciamo che riposi in pace il nostro concorso di bellezza preferito.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


 

Primo piano
Il rogo

Incendio sul Monte Faeta, l’emergenza non è ancora finita. Ma in migliaia rientrano nelle proprie case. C’è la prima ipotesi sulla causa

di Redazione web
Speciale Scuola 2030