Il Tirreno

Toscana

La complessità estrema della ripartizione dei collegi elettorali

Emanuele Rossi
La complessità estrema della ripartizione dei collegi elettorali

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Ormai definita la riduzione del numero dei parlamentari con l’entrata in vigore della legge costituzionale n. 1/2020 avvenuta il 5 novembre scorso, si rende necessario adeguare la legislazione elettorale, che comporta in prima battuta la ridefinizione dei collegi uninominali e plurinominali. Un’operazione che, sempre in base alla legge, deve essere completata entro il 4 gennaio 2021. La Commissione competente ha elaborato la propria ipotesi, che il Governo ha recepito e inviato al Parlamento per il necessario parere. Salve quindi possibili modifiche che potrebbero intervenire a seguito di tale passaggio, conviene considerare la situazione come definita dal Governo.

A seguito della riforma costituzionale, i componenti della Camera da eleggere sono 392 (8 saranno eletti all’estero), quelli del Senato 196 (più 4 all’estero). I 392 seggi della Camera saranno ripartiti tra 28 circoscrizioni: di questi, i tre ottavi del totale saranno eletti in collegi uninominali (147 deputati) e gli altri (245) in collegi plurinominali. Al Senato, dove il territorio è articolato in 20 circoscrizioni corrispondenti alle 20 regioni, i senatori da eleggere in collegi uninominali sono 74, gli altri 122.

Limitandomi ad esaminare la Toscana, emerge che il totale dei deputati assegnati è di 24 (erano 38 prima della riforma), e 12 saranno i senatori toscani (erano 18). All’interno di tale totale, ci saranno 9 collegi uninominali per la Camera e 4 per il Senato. Ciò richiede dunque di aggregare molti territori all’interno di tali collegi: così, alla Camera, il primo collegio elettorale (che raccoglie i territori delle province di Grosseto e Siena) contiene ben 63 Comuni; un altro raccoglie un territorio che va dal confine nord della Toscana (Pontremoli, Zeri) fino alla parte più a sud della Versilia (Viareggio). La provincia di Livorno costituirà un autonomo collegio, mentre quella di Pisa sarà unita a Fucecchio. Ovviamente al Senato la situazione è ancora più concentrata: un solo senatore sarà eletto dall’insieme delle province di Arezzo, Grosseto e Siena (per un totale, se ho fatto bene il conto, di 99 Comuni); un altro risulterà dai voti di parte della provincia di Lucca e dell’intero territorio provinciale di Pisa e Livorno; un terzo sarà espressione delle province di Massa, Lucca (in parte), Pistoia e Prato; mentre il quarto verrà eletto nella città metropolitana di Firenze.

Questo, dunque, il quadro con i dati. E’ evidente, alla luce di essi, che almeno per i collegi uninominali la rappresentanza territoriale risulterà assai complessa da realizzare, ed anche la campagna elettorale richiederà un grande impegno (penso anche economico) da parte dei futuri candidati. Per quanto riguarda la ripartizione del territorio toscano, suscita qualche perplessità comprendere in uno stesso collegio un territorio che va dal confine nord-ovest della Toscana (Pontremoli) fino a Vernio, attraversando tutto il nord della regione; così come potrebbe costituire un problema la divisione della provincia di Lucca in due collegi (Camaiore, Massarosa, Viareggio insieme a Livorno e Pisa; tutto il resto nel richiamato collegio nord). Allo stesso tempo, potrebbe costituire una difficoltà il fatto che alcuni Comuni si troveranno collegati ad alcuni territori per il collegio della Camera e ad altri per il Senato (così, ad esempio, Figline/Incisa Valdarno con Reggello saranno inseriti nel collegio di Arezzo per la Camera, e in quello della Città metropolitana fiorentina per il Senato).

Vedremo se il Parlamento cambierà qualcosa, ma è difficile immaginare che equilibri così complessi possano essere messi in discussione.

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