«Aiuto, pesta la mamma»
di Francesco Turchi
Castelfiorentino, a 10 anni scappa da casa e va a denunciare il padre violento
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CASTELFIORENTINO. «Vi prego, aiutatemi. Il mio babbo sta picchiando la mamma». A dieci anni ha trovato il coraggio di uscire di casa, di scappare dall’ennesimo incubo. Da un’altra serata di botte e minacce. Ed è andato dai suoi “angeli”, che indossano la divisa della protezione civile. Li conosce perché frequenta il centro giovani, gestito proprio dalla Prociv, nel cuore di Castelfiorentino. Sono le 21 di domenica sera, quando il bambino varca la porta della sede dell’associazione. È sconvolto, singhiozza.
VIOLENZA DAVANTI AI FIGLI
I volontari lo abbracciano, riescono a calmarlo. Poi, con calma, si fanno raccontare la scena che si è lasciato alle spalle, ma senza entrare troppo nei dettagli: il messaggio è chiaro e il compito di intervenire spetta a chi porta la divisa. Lo fanno giocare, cercano di distrarlo. E intanto uno di loro avverte i carabinieri. «C’è bisogno di un intervento urgente. C’è un uomo che sta picchiando la moglie». Infatti, quando i carabinieri entrano nella casa indicata si ritrovano di fronte un uomo sta ancora offendendo e minacciando la moglie. E se ne frega del fatto dentro l’abitazione ci sono anche gli altri due figli, minorenni. Probabilmente non si è neppure accorto che il terzo figliose n’è andato. Quello che gli preme è inveire contro la moglie, un’abitudine frequente, come si apprenderà di lì a poco. La giustificazione che l’uomo proverà a darsi per le azioni è lo stato di ebbrezza. Come se ci fosse un rapporto di causalità fra lo stato di ebrezza e la violenza.
ANNI DI MALTRATTAMENTI
I militari fanno irruzione in casa, lo bloccano e lo portano via in manette: non ha precedenti specifici, non è conosciuto come un violento. Solo perché non è mai stato denunciato. Questa volta, però, la donna – disperata – inizia a raccontare i suoi anni da incubo, fatti di sottomissioni, aggressioni e minacce. Di violenze rimaste segrete tra le quattro mura. Un dramma sconosciuto alle forze dell’ordine, alle quali lei non ha mai trovato la forza di rivolgersi per chiedere aiuto.
IL GRIDO D’AIUTO DEL FIGLIO
Stavolta però ci ha pensato il suo bambino, sotto choc di fronte a tanta violenza, impaurito dalla violenza di un padre violento e ubriaco, a far chiamare quelli con la divisa. Che hanno ascoltato la mamma a lungo, hanno ricostruito un quadro fatto di vessazioni senza fine e hanno arrestato il quarantacinquenne albanese per maltrattamenti in famiglia.
NESSUNA DENUNCIA
Eppure la mamma non denuncia il marito neanche stavolta. Non sembra trovare la forza di dare la svolta alla sua vita e a quella dei propri figli. Purtroppo, non trova il coraggio di mettere nero su bianco gli incubi raccontati in confidenza ai carabinieri di Castelfiorentino.
ARRESTO IN FLAGRANZA
Tuttavia, le dichiarazioni sono servite ai militari almeno a tracciare un quadro (terribile) d’insieme, utile almeno a rafforzare l’arresto per maltrattamenti in famiglia. Maltrattamenti confermati pure dagli esiti delle indagini e da alcune testimonianze.
Intanto il suo bambino di dieci anni, finalmente asciugate le lacrime, trascorre qualche ora in serenità con i suoi amici-salvatori della protezione civile, tra coccole e giochi, per poi riabbracciarla, insieme ai suoi fratellini, nel cuore della notte. Che il marito violento trascorre nelle camere di sicurezza della compagnia a Empoli. Da dove, ieri mattina, è stato trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto prevista nelle prossime ore.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
VIOLENZA DAVANTI AI FIGLI
I volontari lo abbracciano, riescono a calmarlo. Poi, con calma, si fanno raccontare la scena che si è lasciato alle spalle, ma senza entrare troppo nei dettagli: il messaggio è chiaro e il compito di intervenire spetta a chi porta la divisa. Lo fanno giocare, cercano di distrarlo. E intanto uno di loro avverte i carabinieri. «C’è bisogno di un intervento urgente. C’è un uomo che sta picchiando la moglie». Infatti, quando i carabinieri entrano nella casa indicata si ritrovano di fronte un uomo sta ancora offendendo e minacciando la moglie. E se ne frega del fatto dentro l’abitazione ci sono anche gli altri due figli, minorenni. Probabilmente non si è neppure accorto che il terzo figliose n’è andato. Quello che gli preme è inveire contro la moglie, un’abitudine frequente, come si apprenderà di lì a poco. La giustificazione che l’uomo proverà a darsi per le azioni è lo stato di ebbrezza. Come se ci fosse un rapporto di causalità fra lo stato di ebrezza e la violenza.
ANNI DI MALTRATTAMENTI
I militari fanno irruzione in casa, lo bloccano e lo portano via in manette: non ha precedenti specifici, non è conosciuto come un violento. Solo perché non è mai stato denunciato. Questa volta, però, la donna – disperata – inizia a raccontare i suoi anni da incubo, fatti di sottomissioni, aggressioni e minacce. Di violenze rimaste segrete tra le quattro mura. Un dramma sconosciuto alle forze dell’ordine, alle quali lei non ha mai trovato la forza di rivolgersi per chiedere aiuto.
IL GRIDO D’AIUTO DEL FIGLIO
Stavolta però ci ha pensato il suo bambino, sotto choc di fronte a tanta violenza, impaurito dalla violenza di un padre violento e ubriaco, a far chiamare quelli con la divisa. Che hanno ascoltato la mamma a lungo, hanno ricostruito un quadro fatto di vessazioni senza fine e hanno arrestato il quarantacinquenne albanese per maltrattamenti in famiglia.
NESSUNA DENUNCIA
Eppure la mamma non denuncia il marito neanche stavolta. Non sembra trovare la forza di dare la svolta alla sua vita e a quella dei propri figli. Purtroppo, non trova il coraggio di mettere nero su bianco gli incubi raccontati in confidenza ai carabinieri di Castelfiorentino.
ARRESTO IN FLAGRANZA
Tuttavia, le dichiarazioni sono servite ai militari almeno a tracciare un quadro (terribile) d’insieme, utile almeno a rafforzare l’arresto per maltrattamenti in famiglia. Maltrattamenti confermati pure dagli esiti delle indagini e da alcune testimonianze.
Intanto il suo bambino di dieci anni, finalmente asciugate le lacrime, trascorre qualche ora in serenità con i suoi amici-salvatori della protezione civile, tra coccole e giochi, per poi riabbracciarla, insieme ai suoi fratellini, nel cuore della notte. Che il marito violento trascorre nelle camere di sicurezza della compagnia a Empoli. Da dove, ieri mattina, è stato trasferito nel carcere fiorentino di Sollicciano, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto prevista nelle prossime ore.
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