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Elvis: la sua vita al cinema è tutta adrenalina

Arriva nelle sale l’atteso film di Baz Luhrmann applaudito a Cannes. Austin Butler è Presley, Tom Hanks il “cattivo” Colonnello Parker


19 giugno 2022 Alessandra Magliaro




È uno dei film più attesi della stagione e dopo la premiere trionfale di Cannes arriva in sala da mercoledì “Elvis”di Baz Luhrmann, pronto a farci ballare sulle sedie a ritmo di rock’n roll e ad emozionarci. C’è tutto il cinema di Luhrmann, il regista di “Moulin Rouge” e de “Il grande Gatsby”, applicato alla biografia di Presley e non delude: la vita di questo artista che ha cambiato la storia della musica ed è stato vittima di se stesso, morto prematuramente a 42 anni, è raccontata con quel mix fantasmagorico strabordante pieno di ritmo, di colori, di adrenalina che è da sempre la cifra stilistica del regista australiano. Ed è soprattutto un grande spettacolo cinematografico da grande schermo.

Pensiamo di sapere tutto sul cantante del Mississippi cresciuto a gospel con i ragazzini neri? Luhrmann riesce a far emergere anche altro, affidando il punto di vista al “Colonnello” Tom Parker, il suo enigmatico scopritore che colonnello poi non era affatto. Un incontro-scontro in cui al legame di business si sovrappone quello ben più importante di padre-figlio.

Elvis è interpretato da Austin Butler, ormai lanciatissima nuova stella a Hollywood, 30 anni, attore, cantante, modello racconta: «Ho speso due anni della mia vita per prepararmi a questo ruolo, cercando di imparare tutto ciò che si poteva su di lui, ho lavorato sulla somiglianza, sui capelli, sullo stile, sullo sguardo e naturalmente sui movimenti in cui Elvis è stato davvero unico, ma quel che più di tutto volevo era far emergere la sua anima speciale. Ho rischiato di esserne ossessionato per cercare di restituire la sua umanità dietro l’icona rock che tutti conosciamo».

Se Butler ricorda Elvis, Tom Hanks si è trasformato completamente, quasi irriconoscibile, per interpretare il manager che lo ha scoperto nel 1955 giovanissimo talento bianco con il gospel nel sangue e l’estasi spirituale dei neri del Sud. Sovrappeso, con una vocina suadente e lo sguardo mefistofelico, Hanks è il manovratore di Elvis, Tom Parker, che ha gestito quasi tutta la sua carriera con una provvigione del 50%, responsabile secondo alcuni anche della sua fine. «Non ho mai avuto paura del personaggio, è il mio mestiere di attore mettersi nei panni di qualcun altro. Quello che ho fatto è stato non giudicarlo, ma interpretarlo, anche nelle sue sfumature, nel confine tra bene e male che pure gli apparteneva», spiega Hanks, due Oscar e una carriera costellata di personaggi per lo più gentili, positivi. «Era un truffatore, un cialtrone con il vizio del gioco delle carte, ma anche una persona dotata di un intuito straordinario. La storia dovrebbe dare a Parker ciò che gli è dovuto per aver contribuito a creare il fenomeno che era Elvis Presley».

Tom Parker incontra Presley ragazzino che si esibisce nel Sud, facendo ululare le donne e ha una intuizione: trasformare quel talento in un fenomeno di massa mondiale. A tutti i costi. Venti anni che sono anche il simbolo del cambiamento dell’american way of life, il puritanesimo e i diritti civili, un panorama culturale in evoluzione, le uccisioni di Marthin Luther King e Robert Kennedy, la perdita dell’innocenza. Ed è questo che racconta l’Elvis di Luhrmann, una vita sulle montagne russe condotta in Cadillac rosa con canzoni e musica immortali. Recitano al fianco di Butler e Hanks, Helen Thomson nei panni della madre di Elvis, Gladys; Richard Roxburgh in quelli del padre Vernon, mentre Olivia DeJonge interpreta Priscilla. Le riprese principali di “Elvis” si sono svolte nel Queensland, in Australia. La colonna sonora presenta lo straordinario mix di capolavori di Elvis.
 

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