Il Tirreno

«Noi di “Notre Dame” siamo tutti sognatori». Matteucci è Frollo con le radici a Livorno

Luca Trambusti
Vittorio Matteucci nei panni di Frollo in “Notre Dame de Paris”
Vittorio Matteucci nei panni di Frollo in “Notre Dame de Paris”

Il cantante e attore è nel cast fin dalla prima edizione: «Non è facile fare cose semplici che arrivano a tutti»

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LIVORNO. C’è un po’ di Livorno nel grande successo di “Notre Dame de Paris” la moderna opera pop ispirata dal romanzo di Victor Hugo con le musiche di Riccardo Cocciante e il libretto italiano di Pasquale Panella. Ogni sera nei costumi del perfido Frollo, uno dei protagonisti, sacerdote e alchimista che si scopre innamorato di Esmeralda – la protagonista amata da Quasimodo – si cala Vittorio Matteucci, livornese di nascita («sono nato agli Spedali cittadini il 27 maggio 1963») ma padovano di adozione. Cantante, attore, autore e insegnante, Matteucci fa parte del cast fin della prima edizione italiana di “Notre Dame de Paris”, quella andata in scena vent’anni fa.

In questo periodo l’interprete di Frollo è, come molti altri e fisiologicamente, entrato e uscito dalla messa in scena, sino a far parte di questa nuova edizione, quella del ventennale che vede il ritorno dell’intero cast dell’esordio (con Gio Di Tonno/Quasimodo e Lola Ponce/Esmeralda). «Sono contento di far parte di questo gruppo di sognatori – dice riferendosi a tutti coloro che lavorano per questa opera moderna – Sono persone che hanno seguito un’idea, un sogno d’innovazione della nostra opera lirica e lo hanno messo in scena. Devo tanto a Frollo, mi ha aperto le strade per molte altre cose».

Quello dell’opera firmata Cocciante (e prodotta da David Zard e poi dal figlio Clemente) è un successo senza limiti che Matteucci spiega così. «Non è facile fare cose semplici che arrivano a tutti. Prova a scrivere “Il cielo in una stanza”! Cocciante – prosegue – ha composto una musica che tocca le corde dell’anima e Panella ha realizzato una versione italiana che emoziona oltre modo, basandosi su un romanzo, quello di Victor Hugo, con emozioni e sentimenti senza tempo. Mettici poi coreografie, luci, scenografia, tutto talmente giusto sino a creare un’alchimia rarissima che lo fa diventare uno spettacolo di tutti i tempi e per tutti».

Quella di “Notre Dame” è una forma artistica particolare, non certo assimilabile al musical ma definibile opera lirica moderna o popolare oppure, come la chiama Matteucci, “teatro musicale”.

«In questa formula – aggiunge il cantante – si mescolano musica, recitazione, dramma, melodramma, ballo, acrobazia, componenti tecniche e tecnologiche e tutte concorrono a mettere in scena lo spettacolo delle emozioni». Dopo così tanti anni di repliche Matteucci e tutto il cast, come l’opera stessa, riescono ancora a convincere senza stancarsi e stancare. «Noi siamo cambiati, abbiamo vent’anni di più e la relativa esperienza. Ma lo spettacolo ha forza nel suo rigore. Vorrei – dice Matteucci – che il pubblico partecipasse alle prove per capire quanto poco margine è dato alla nostra interpretazione. O meglio come occorra trovarla in una gabbia precisa e rigorosa di movimenti e correlazioni. Non è semplice. Anche se era due anni che non stavamo sul palco c’è la stessa serietà di approccio, la profondità che do al mio personaggio è quella del primo giorno. Il mio Frollo – prosegue – è più maturo con venti anni di strada e di vita in più che incidono sull’interpretazione. Ogni sera – aggiunge – è però diversa perché cambia il pubblico e lo stato d’animo. Lo confesso: non vorrei fare nessun altro personaggio di quest’opera».

Sebbene lontano da tanti anni da Livorno la città gli è sempre rimasta nel cuore. «Mi sono trasferito a Padova all’età di sette anni – dice – ma da ragazzino, quando le vacanze duravano tre mesi, li passavo sempre a Livorno. Oggi, anche se non ci vengo spesso, mi prendo volentieri due o tre giorni per tornarci. La sento la mia città anche perché chi nasce al mare ha lì le sue origini e lì sta bene. Mi piace riuannusare odori, vedere luoghi, ricordare. Livorno – prosegue – è bellissima e speciale anche per lo spirito livornese: guascone, determinato e tollerante. Alla città poi è legato anche un episodio particolare. È qui, a Livorno, che il 29 febbraio 2020 abbiamo fatto l’ultima replica dell’anno. Pochi giorni dopo siamo entrati in lockdown. E si è chiuso tutto».

In questo nuovo infinito tour l’opera sarà in Toscana a Firenze, dal 5 all’8 maggio e dall’8 all’11 settembre a Torre del Lago.

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