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Franchino, il vocalist più famoso d'Italia compie 69 anni: i successi, la malattia, la vita privata e il nuovo disco

LA NOSTRA INTERVISTA. Il cantastorie della musica techno lancia un nuovo album e al Tirreno racconta i segreti della sua lunga carriera e non solo: com'era da piccolo, il rapporto con i genitori, il lavoro da parrucchiere e la svolta con l'intuizione delle favole. Oggi, padre di tre figlie, continua a lavorare con lo stesso entusiasmo dei tempi dell'Imperiale e dell'Insomnia. La storia e le foto (spettacolari) di una voce che è diventata leggenda


17 febbraio 2022 Mario Moscadelli


Stavolta il protagonista della favola è lui stesso, la sua grande storia di artista. Francesco Principato, in arte Franchino, festeggia il compleanno lanciando il nuovo album dal titolo “C’era una volta…”. Il vocalist più famoso d’Italia oggi (17 febbraio) compie 69 anni e non ha nessuna intenzione di smettere con la musica. Con il cantastorie della techno hanno ballato e sognato quelli che oggi sono madri e padri, ma la magia non si è fermata: ora sono i figli e i nipoti di quelle generazioni a scoprirlo e magari a venerarlo nelle discoteche d’Italia.

Franchino rappresenta un unicum nella disco-dance: uno storyteller della consolle, capace di esaltare il sound elettronico con le storie dei suoi personaggi fiabeschi. Ecco, nessun altro, in quel mondo, ha provato a ripetere qualcosa di simile, perché Franchino è una leggenda nel settore e le leggende non si possono imitare. Una carriera da professionista la sua sbocciata non da giovanissimo: per ben 25 anni, infatti, è stato parrucchiere di giorno e disc jockey di notte.

“C’era una volta” sembra quasi un album autobiografico: le favole sono il filo conduttore della sua carriera. Cosa racconta in questo disco?

Questo per me è un disco da collezione. Un bellissimo vinile trasparente blu, che raccoglie tutti i pezzi che ho fatto dal 1990 al 2000. Ho cercato di rimettere insieme la mia lunga storia musicale, ma non è assolutamente un disco di congedo: nei miei progetti ci sono almeno altri 2-3 idee così. Insomma, in vecchiaia ho sentito l’esigenza di risistemare quanto fatto in 50 anni di carriera.

Compleanno e nuovo disco: come festeggerà?

Con una serata speciale sabato prossimo al Bolgia di Bergamo, altro luogo sacro della musica elettronica.

A proposito di c’era una volta, com’era Franchino da bambino? Come andava a scuola?

Da piccolo ero un sognatore, avevo spesso la testa sopra le nuvole. Era un bambino con una grande fantasia e già all’età di 6 anni ho iniziato ad ascoltare musica. La scuola? Non mi piaceva troppo, però è bravo a matematica, geografia e soprattutto a disegno. Ero un disastro in italiano: conoscevo solo l’empolese…

Lei è nato in Sicilia, ma di fatto è toscano.

Quando avevo 18 mesi i miei si sono trasferiti per lavoro da Messina nell’Empolese ed è qui che sono cresciuto.

Qui che per la prima volta ha suonato in una discoteca.

Finite le scuole medie, facevo il parrucchiere per signore a Firenze e in quegli anni ho iniziato ad “aggeggiare” agli strumenti di alcuni gruppi musicali. Poi a 17 anni ho mosso i primi passi da dj alla discoteca Seven Eleven di Montelupo.

Passione esplosa quando si è trasferito all’Elba.

Sull’isola ho messo un mio negozio di parrucchiere: di giorno lavoravo e di notte mettevo i dischi alla discoteca Capo Nord.

I suoi genitori cosa le dicevano?

Mia madre Caterina non era contenta. Allora i musicisti erano considerati come dei vagabondi.

Nel periodo elbano ha conosciuto un Paese che ha dato la prima svolta alla sua carriera di artista.

All’Elba d’inverno anche allora c’era poco da fare, così dal 1982 decisi di passare quel periodo in Brasile. Lì ho cantato e suonato con band che mi hanno fatto davvero conoscere la musica, quella blues, quella jazz. Lì ho messo le prime basi del Franchino vocalist.

La svolta, però, è arrivata in un altro Paese: la Spagna.

Nel 1988, come dico io, sono “impazzito”. Nei locali di Ibiza si proponeva musica elettronica e lì ho avuto l’intuizione: la mia voce, grazie anche a quanto imparato in Brasile, sarebbe stata perfetta sopra quel tipo di sound. Così tornai all’Elba con una musicassetta speciale: c’era la registrazione di una serata al Pacha che feci sentire al mio amico dj Miki il Delfino. Ricordo bene così gli dissi quel giorno: “Miki, dobbiamo suonare questa roba, sarà un successo”.

E Miki le fece conoscere l’Imperiale di Tirrenia, uno dei grandi templi della musica progressive degli anni Novanta.

Sono arrivato all’Imperiale nel 1992. È stato il mio primo amore, il trampolino di lancio. È qui che sono nate le mie famose favole.

Ma come le venne di accompagnare della musica tecno con delle favole?

L’Imperiale era un locale particolare, trasgressivo, di tendenza. La gente era vestita tutta colorata, con i tacchi, gli zepponi. Ognuno di loro quando era lì dentro viveva una propria storia e così un sabato del febbraio del 1992 mi sono chiesto: io cosa posso raccontargli? Iniziai a canticchiare una favola ed è in quel momento che è nato il mito di Franchino.

Poi è passato all’Insomnia, altra discoteca indimenticabile.

Qui mi sono consacrato. Dal 1995 al 2000 ho vissuto davvero una vita a mille all’ora. Il successo era clamoroso.

Quanto guadagnava a serata?

Posso dire che improvvisamente mi ritrovai con un sacco di soldi. Tanti davvero.

Nessuno le ha mai detto: "Cercati un lavoro vero".

A parte mia madre che voleva che facesse il parrucchiere o il sarto, e per 25 anni l’ho “accontentata” tagliando capelli, io sono nato per fare questo lavoro. L’ho sempre saputo che la mia professione sarebbe stata nella musica. E’ un talento con cui ci nasci.

Nel tempo la voce di Franchino è cambiata. Si è fatta più stanca, più debole.

Nel 2000 ho dovuto combattere con una brutta malattia, un carcinoma che mi ha messo a dura prova. Le terapie hanno lasciato il segno, anche nella voce.

In quel momento c'è stata una persona che più di ogni altra è stata determinante nella sua vita?

Sì, la mia compagna Michela. Senza di lei forse non ci sarebbe il Franchino di oggi. Da infermiera mi ha aiutato nel percorso di cura, ma soprattutto è stata la sua pazienza e forza d’animo a darmi la spinta per uscire da quel tunnel.

Il suo motto è vivere per vivere: le è mai mancata la voglia di vivere?

Parafrasando uno dei miei slogan… “pandemia portami via”. Negli ultimi due anni sono andato giù di brutto psicologicamente e fisicamente. I miei progetti bloccati, il non poter andare nei club: è stato devastante. Più del Covid stesso che ho comunque dovuto fronteggiare.

In passato ha detto: "Sono sempre rimasto nei parametri, altrimenti sarei morto". Cosa voleva dire con esattezza?

Che nonostante gli eccessi, non ho mai esagerato. Ho sempre saputo fermarmi prima, capire quando andare oltre era davvero rischioso. Così mi sono salvato da una vita affrontata comunque al massimo.

Droga e discoteche: come hai vissuto questo rapporto che negli anni d’oro della musica techno sembrava molto stretto.

Come molti in quegli anni. Eravamo a cavallo di un’onda e a volta nel cavalcarla si cadeva anche in quella tentazione.

Lei è un esperto di magia. Faccia finta di avere una bacchetta: cosa cambierebbe del tuo passato? C’è una cosa di cui è pentito.

Nessuna. Se Franchino a 69 anni è ancora in testa alle classifiche significa che tutto ciò che ho fatto è servito a qualcosa.

Spesso ha sottolineato che all’epoca non ha saputo gestirsi, altrimenti sarebbe diventata un personaggio di livello internazionale. Cosa le è mancato?

Dei veri manager che credevano in me. Invece sono stato circondato da persone che pensavano solo a lucrare sui miei successi immediati e non a progettare un futuro. E così ecco che sono famosissimo in Italia, ma non all’estero.

Nel suo studio a Santa Maria a Monte c’è appesa una “laurea” in musica, favola e magia: che musica ascolta Franchino, qual è la sua favola preferita e cos’è la magia per lei?

Ascolto di tutto, soprattutto la radio: mi serve perché magari catturo una sonorità utile per i miei progetti. Le favole sono tutte belle, o almeno lo sono tutte quelle che mi raccontava mia madre da piccolo. La magia è qualcosa va capita e non cercata, la magia fa diventare tutto bello.

Parla spesso di sua madre. E suo padre com’era?

Antonino era un fenomeno, un lavoratore instancabile. Noi eravamo una famiglia povera e lui ha fatto di tutto per non farci mancare mai nulla. Mi rivedo nella sua caparbietà.

Lei ha tre figlie di 37, 18 e 11 anni: com’è Franchino babbo?

Non sono certo un padre modello. Il mio essere Franchino, il mio lavoro in giro per l’Italia non mi hanno mai fatto sentire un vero babbo. Per fortuna che c’è Michela.

Le sue figlie ascoltano cosa produce?

Assolutamente no. Ma nemmeno i miei due fratelli. Solo mia sorella Maria qualche volta è venuta ad ascoltarmi in discoteca.

Quindi della famiglia Franchino chi porterà avanti la leggenda?

Mio nipote Daniele Principato, che insieme agli altri due tecnici Dariush Fattai e Giovanni Ghisleni mi stanno seguendo nel mio lavoro.

Lei 30 anni fa sarebbe stato quello che oggi chiamano influencer. Ma chi ha influenzato il suo modo di fare il vocalist?

Frank Zappa per la voce, Pino Daniele per la melodia e Barry White per l’eleganza.

Chi viene ad ascoltare oggi Franchino?

I nostalgici dei bei tempi, i loro figli o i loro nipoti.

Quando andrà in pensione?

Di girare l’Italia smetterà presto. Di produrre dischi mai: per fare musica non esiste un’età.

Che regalo di compleanno vorrebbe?

La fine di questa pandemia e di tornare il Franchino potente del 2019. Ho sofferto davvero tanto in questi due anni e non vi nego che ho avuto momenti di grande sconforto. Se non era per mie le adorate galline… Ma ora, con il nuovo disco, sono finalmente pronto a ripartire e a regalare altri momenti di magia”.

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