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Accademia, nuova vita per la sala del Colosso Via alla ristrutturazione capolavori in sicurezza
Hollberg: vogliamo risanare le strutture settecentesche In questa stanza il “Ratto delle Sabine” e opere di Perugino
Un nuovo cantiere, dopo quello relativo all'impianto di areazione concluso il 2 giugno, anima il risanamento della Galleria dell'Accademia messo in atto dalla direttrice Cecilie Hollberg.
I lavori che prendono il via nei prossimi giorni riguardano la Sala del Colosso, caratterizzata al centro dall’imponente bozzetto in terra cruda del «Ratto delle Sabine», capolavoro del Giambologna, il cui marmo è collocato sotto la Loggia dei Lanzi in Piazza della Signoria.
L'intervento si concentra soprattutto sulle strutture lignee del soffitto che verranno consolidate e ritinteggiate mentre un moderno e funzionale impianto di illuminazione esalterà le opere esposte.
«Sono contenta di annunciare l’apertura di questo nuovo cantiere che fa parte degli impegni che ho assunto da quando ho accettato il ruolo di direttrice – ha dichiarato Cecilie Hollberg – perchè si tratta di lavori di grande importanza, che consentiranno di risanare i gravi problemi di ordine strutturale delle capriate settecentesche della Sala e non solo.
Saranno rinnovati l'impianto di illuminazione e l’allestimento al fine di valorizzare i dipinti conservati in questo ambiente che fa da apripista al percorso espositivo.
Inoltre sarà possibile avere uno documentazione aggiornata dello stato di conservazione delle opere, così da programmare interventi mirati di manutenzione, imprescindibili data la straordinarietà delle movimentazioni previste e, ove necessario, veri e propri restauri». Il primo atto comporta la messa in sicurezza delle opere, “Il ratto delle Sabine”, la grande pala dell’Assunzione di Pietro Perugino e quella dell’Immacolata Concezione di Antonio Sogliani, pezzi di difficile movimentazione per dimensioni e fragilità.
Solo allora inizieranno le operazioni legate al cantiere vero e proprio che si protrarranno fino a luglio 2021. La Sala del Colosso, che prende il nome da una replica in gesso di grandi dimensioni di uno dei Dioscuri di Montecavallo, la coppia di eroi che decorano la fontana di Piazza del Quirinale a Roma, conservata oggi presso la Gipsoteca dell’Istituto d’arte di Porta Romana, rappresenta una sintesi della pittura fiorentina fra Quattro e Cinquecento, con il cosiddetto “Cassone Adimari” di Giovanni di Ser Giovanni, fratello del Masaccio.
Uno specialista nella decorazione di arredi domestici, la “Tebaide” di Paolo Uccello, in cui l’artista racconta scene di vita di monaci dediti all’ascesi spirituale, la “Pala del Trebbio” del Botticelli, oltre ad esempi degli esponenti delle più importanti botteghe fiorentine del Rinascimento, come Domenico Ghirlandaio, Lorenzo di Credi, Jacopo del Sellaio, Filippino Lippi, Mariotto Albertinelli, Pietro Perugino. —
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