Perché Federico Chiesa ha lasciato la Nazionale prima dell’Irlanda del Nord? Cosa sappiamo e le parole di Gattuso
Il ritiro dell’attaccante del Liverpool è arrivato dopo una breve valutazione a Coverciano: condizione incerta, sensazioni non positive e una decisione condivisa con lo staff che rimanda ancora il suo vero ritorno in azzurro
Federico Chiesa era tornato a Coverciano dopo quasi due anni di assenza, ma la sua nuova avventura in Nazionale è durata poche ore. L’attaccante del Liverpool ha lasciato il ritiro già lunedì, dopo un confronto con lo staff medico e con Gennaro Gattuso. Una scelta concordata, comunicata dalla FIGC con una nota essenziale e senza dettagli, che ha lasciato più domande che risposte. Gattuso, interrogato sull’episodio, ha preferito non entrare nei particolari: “Le teste dei giocatori non sono tutte uguali”, ha detto, lasciando intendere che la decisione non è stata solo fisica. Il ct, in questo momento, ha un unico obiettivo: preparare al meglio la sfida con l’Irlanda del Nord, primo passo verso il Mondiale.
Un ritorno atteso, ma mai davvero iniziato
L’ultima presenza di Chiesa con l’Italia risale al 29 giugno 2024, nell’ottavo di finale dell’Europeo perso contro la Svizzera. Da allora, la sua carriera ha vissuto mesi complicati: fuori dai piani della Juventus, trasferito al Liverpool, utilizzato con il contagocce da Slot. Il talento non è mai stato in discussione, ma il minutaggio sì: negli ultimi due mesi, solo una partita oltre i 20 minuti. Nonostante questo, Gattuso aveva continuato a considerarlo un elemento importante. Lo aveva cercato, ascoltato, rispettato quando il giocatore aveva espresso dubbi sulla convocazione. Poi, a sorpresa, la settimana scorsa il suo nome era comparso nella lista per lo spareggio.
Liverpool, poche occasioni e tanta voglia di riscatto
Chiesa sta vivendo una stagione di transizione in Premier League. L’impegno non è mai mancato, e ad Anfield il pubblico lo ha accolto con affetto, ma le scelte tecniche lo hanno relegato spesso in panchina.
In Champions, contro il Galatasaray, è entrato solo nel finale. A Brighton, nonostante le assenze pesanti e un infortunio a partita in corso, Slot lo ha mandato in campo a quattordici minuti dalla fine. La convocazione in azzurro sembrava l’occasione per ritrovare fiducia e centralità. Ma la realtà è stata diversa.
La decisione: un problema fisico o qualcosa di più?
Lunedì mattina è arrivato il comunicato della FIGC: scelta condivisa, giocatore rimandato a casa. Poi Gattuso ha aggiunto qualche dettaglio, senza però chiarire del tutto la situazione: Chiesa si è presentato, non era al meglio ed era titubante, quindi «insieme si è deciso di non proseguire», ha spiegato Gattuso. Il ct ha insistito su un concetto: se un giocatore non è convinto o non si sente al 100%, non ha senso forzare. Una posizione pragmatica, ma che lascia aperti interrogativi sulla serenità del giocatore e sul suo rapporto con la maglia azzurra.
Futuro aperto, ma con un punto interrogativo
Il fatto che Chiesa abbia accettato la convocazione indica che non considera conclusa la sua storia con la Nazionale. Il fatto che sia tornato indietro così presto suggerisce che ci siano aspetti personali, mentali o fisici che solo lui potrà chiarire. Per ora, guarderà la partita da casa, come un tifoso qualunque, sperando che l’Italia superi l’Irlanda del Nord e inizi il percorso verso il Mondiale. Il resto – il suo ruolo, la sua disponibilità, il suo futuro in azzurro – è rimandato.
