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Milano batte Tortona e vince la Coppa Italia 2026: l’azione chiave della finale e i due fattori del successo

di Federico Lazzotti
Milano batte Tortona e vince la Coppa Italia 2026: l’azione chiave della finale e i due fattori del successo

L’Olimpia conquista il trofeo per la nona volta. Brooks (20 punti) è l’Mvp delle Final Eight, per coach Poeta è il bis dopo il successo da giocatore nel 2018

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Torino Nell’ultima azione della partita c’è la chiave e forse anche il senso della finale di Coppa Italia: Milano è avanti di otto quando mancano una cinquantina di secondi alla sirena. Tortona difende come se non ci fosse un domani (e in effetti è così). Vuole avere un’altra speranza, un nuovo possesso. E allora raddoppia su Ellis che rischia di perdere palla e invece, da terra, trova Brooks che aggredito, a sua volta, fa arrivare la palla a Leday che penetra, aspetta l’aiuto e serve Nebo che realizza il più dieci.

Si chiude qui il sogno cullato da Tortona (26mila abitanti che vivono di pallacanestro): battere la corazzata Armani e scrivere un’altra favola, come quelle andate in scena nelle ultime tre edizioni delle Final Eight, dove Davide (Trento, Napoli e Brescia), aveva battuto in finale Golia (Milano due volte e Bologna).

Stavolta, invece, vince la squadra più forte, con maggiore talento, chili e una panchina talmente lunga da potersi permettere di tenere a sedere per quaranta minuti Flaccadori e Mannion e utilizzare Tonut appena due minuti. Eppure i ragazzi di Fioretti (vice delle Scarpette rosse per sedici anni) hanno il merito di averci provato, nonostante un avvio capace di stordire anche un bisonte (33-14 per Milano alla fine del primo quarto con appena un rimbalzo catturato contro i dieci degli avversari).

Ma invece staccare la spina Tortona recupera, fa un parziale di 31-14 e all’intervallo lungo si trova di nuovo dentro al sogno (sotto di sole due lunghezze). Che si trasforma nel primo vantaggio (48-47) a inizio terzo quarto con una tripla di Gorham, il migliore dei suoi insieme ad Hubb e Biliga. C’è tempo per crederci perché la partita rimane in bilico fino a 8’30” dalla sirena quando proprio Biliga regala l’ultimo vantaggio alla squadra piemontese. È qui che sale in cattedra Armoni Brooks, nome di battesimo che non poteva essere più azzeccato, movenze dinoccolate e capigliatura che ricordano (da lontano e in miniatura) Kobe Bryant. Segna due delle sei triple della sua gara (giustamente nominato miglior giocatore delle finali) e permette alle Scarpette rosse di scappare senza doversi più voltare indietro, anche perché Tortona negli ultimi cinque minuti non segna mai dal campo. Il resto lo fa Guduric, altro moschettiere di Milano. È la festa dell’Armani (nona Coppa Italia), la prima senza Re Giorgio, ma è soprattutto quella di Beppe Poeta che vince da allenatore il trofeo dopo averlo conquistata da capitano di Torino nel 2018. «La vittoria – dice a fine gara – è di questi ragazzi. Non era scontato. Tutti questi campioni che si fidano di me. Sono un rookie, ho poche partite in Serie A. Ci hanno messo un cuore incredibile. Il mio unico ringraziamento, oltre alla proprietà, è per questi ragazzi speciali. Perché è tutto merito loro».l
 

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