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Logorio da Champions e Inzaghi ora è al bivio

di Andrea Rocchi
Logorio da Champions e Inzaghi ora è al bivio

Napoli, Milan e soprattutto l’Inter stentano in campionato: numeri impietosi. Simone esonerato se va fuori col Benfica

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Contro il logorio della Champions moderna ci vorrebbe un digestivo. Ma Spalletti, Pioli e (soprattutto) Inzaghi, in questi giorni, non hanno l’aspetto sorridente e rassicurante di Ernesto Calindri che si beve un Cynar seduto nel caos del traffico cittadino. E in campionato, a suon di passi falsi (mezzi o interi), devono inghiottire bocconi amarissimi che forse non basterebbe neppure il proverbiale liquore al carciofo. Il Napoli, che sembrava aver ucciso il campionato da un bel po’, sta rimandando a suon di stop la festa scudetto, anche se nei vicoli della città del Vesuvio da settimane c’è un’atmosfera elettrica con corni rossi in quantitativo industriale e c’è già una data programmata (il 4 giugno) con un piano sicurezza del Viminale per il grande giorno. Intanto, buon per De Laurentiis che dietro il Napoli, le dirette concorrenti a parte la Lazio di Sarri (che pure resta a 14 lunghezze di scarto) stentano ad avere un passo continuo, e almeno impensabili capovolgimenti il tricolore 2023 è già cucito sulla maglia di Kvara e soci. Anche il Milan, in campionato, fa una fatica pazzesca e soprattutto quando Pioli non mette in campo l’undici titolare, i rossoneri diventano prevedibili e il fattore CdK (De Ketelaere, il belga, tanto decantatato a inizio stagione) si è trasformato nell’incognita CdK. E poi c’è l’Inter, con Inzaghi sempre più in bilico, che adesso rischia addirittura di perdere il quarto posto, ultimo treno utile per la Champions. Sarebbe una mazzata da 60 milioni per il club di Zhang. Vediamo, allora, il livello di “logorìo” in serie A delle belle di Coppa partendo proprio da quella che rischia di più, l’Inter.

Inter: 113 tiri e 2 reti

Il ko col Monza ha portato agli estremi un male cronico, quest’anno, dell’Inter di Inzaghi: la scarsa efficacia - dell’attacco nerazzurro. Le statistiche degli ultimi mesi ci consegnano un Inter capace di creare occasioni e opportunità in un numero pazzesco ma allo stesso tempo incapace di concretizzare con errori davanti alla porta a tratti disarmanti. Per parlare di numeri, quelli che danno la reale dimensione della crisi dell’attacco nerazzurro, basta fare riferimento alle 113 conclusioni tentate nelle ultime cinque partite, in cui i nerazzurri hanno rimediato 4 sconfitte segnando la miseria di due reti (di cui una sola, peraltro, su azione). Nelle ultime sette giornate contrassegnate da ben cinque sconfitte – come ricorda la Gazzetta dello Sport – il tecnico piacentino si è affidato per tre volte alla LuLa, una volta alla coppia Dzeko-Lukaku e in tre occasioni alla inedita Lukaku-Correa, con risultati purtroppo identici. Certo, Inzaghi alla fine dà una sua lettura al tutto. Come ha fatto dopo il ko interno col Monza in conferenza stampa, dicendo che contro l’Inter, alle fine, i portieri avversari sono sempre i migliori, Certo, i nerazzurri hanno collezionato già 18 legni in questa stagione tra campionato e coppe, ma queste rischiano di essere solo delle piccole attenuanti di fronte a numeri impietosi per la squadra favorita che avrebbe dovuto vincere il campionato e che invece si ritrova con 11 sconfitte in 30 giornate. E con un allenatore che non gode più di quella fiducia incondizionata dell’ambiente tanto è vero che la qualificazione col Benfica è diventata l’ultimo bivio per Simone: se non la centra sarà esonerato.

Milan, una vittoria nelle ultime sei

Pioli è tranquillo. Anche dopo il pareggio non brillante al Dall’Ara. Però il Milan scudettato deve fare i conti in serie A con numeri che fanno suonare un campanello d’allarme se l’obiettivo è quello di stare dentro la comfort-zone della Champoions. All’appello mancano soltanto otto giornate e i rossoneri dovranno affrontare Roma, Lazio e Juve (alla penultima). Non proprio una passeggiata di salute. Consideriamo che nelle ultime sei partite – un mese e mezzo – è arrivata solo una vittoria (quella roboante col Napoli) contro due sconfitte e tre paregg; coi rossoneri che sulla loro strada hanno incontrato avversari non irresistibili (Fiorentina, Salernitana, Udinese, Empoli, Bologna). Proprio contro i felsinei la critica si è scagliata contro il profondo turn over fatto da Pioli, il quale tuttavia ha visto “tutto il bicchiere pieno” definendosi soddisfatto, risultato a parte, della prova contro il Bologna. Tuttavia concentrare le “energie migliori” esclusivamente sulla Champions (e un calendario eventualmente non proibitivo fino ala finale) può essere rischioso per questo Milan visto che il secondo posto in campionato, con questa Lazio che vola senza l’ossessione delle coppe, sembra inavvicinabile e resta forte la concorrenza per gli altri due posti disponibili.

Napoli, aspettando il vero Osimhen

Il Napoli, come il Milan, viene da un deludente pareggio contro il Verona con Spalletti che - in vista del ritorno di Champions al Maraona – ha fatto riposare alcuni dei "pezzi pregiati". I partenopei contro l’Hellas hanno fatto la partita ma senza essere incisivi e con un Raspadori evanescente. L’assenza di Osimhen al centro dell’attacco (lo si è rivisto per alcuni sprazzi contro gli scaligeri) si è fatta sentire ma è indubbio che anche il Napoli, in campionato, stia pagando il logorìo da Champions oltre a una stagione disputata a millle. Proprio nei quarti di finale contro il Milan, pur non demeritando, gli azzurri sono apparsi sottotono. E se il poker rimediato in campionato contro l’undici di Pioli era stata una brusca avvisaglia, oggi anche nella competizione europea il Napoli di Spalletti è meno brillante e fluido di quello che aveva distrutto il Liverpool e l’Ajax, non proprio il Victoria Plzen. Sia ben chiaro, tra le tre italiane è quella messa meglio perché è a un passo dal tricolore, giocherà ancora la Champions ed è sempre in corsa per Istambul, ribaltando domani l’1 a 0 di San Siro. I danni collaterali da coppa, in sostanza, sono assai minori rispetto a Inter e Milan. Fermo restando che, parafrasando Andreotti, verrebbe da dire che alla fine va bene così. Perché in fondo la Champions logora solo chi non la gioca.
 

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