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Andrea De Adamich dopo la “farsa” della gara di Spa: «Questo non è automobilismo»

Alessandro Bientinesi
Le condizioni del circuito belga di Spa domenica pomeriggio
Le condizioni del circuito belga di Spa domenica pomeriggio

«I piloti potevano opporsi ma sono tutti omologati, dei copia e incolla»

31 agosto 2021
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«Quello che è successo domenica non è automobilismo. Un gran premio che si corre per due giri dietro la safety car e assegna dei punti ai piloti è una cosa buffonesca». Parole chiare quelle di Andrea de Adamich, ex pilota, giornalista e conduttore televisivo che della sicurezza alla guida, sia nelle corse che nella vita di tutti i giorni, ha fatto una bandiera. De Adamich, che vide la sua carriera in Formula 1 interrotta da un gravissimo incidente a Silverstone nel 1973 quando guidava una Brabham e oggi è impegnato con il suo nome in un centro di guida sicura internazionale, spiega come il caso di Spa nasca, con tutta probabilità, da un buco regolamentare. «C’è una falla nel regolamento, un buco normativo che deve in qualche modo essere sanato. O quando piove e le condizioni meteo non possono garantire la sicurezza dei piloti la gara è rimandata, o comunque non assegna punti per il mondiale, oppure si rischia di vedere ancora qualcosa di simile al gp del Belgio di domenica scorsa. Qui la tutela dei piloti non può essere usato come alibi, dal punto di vista dell’immagine la Formula 1 da questo episodio ha subito un colpo durissimo». Analisi i impeccabile e profetica, tanto che ieri sia Bbc che Autosport, due fonti molto vicine al circus automobilistico, hanno confermato come la F1 abbia intenzione di cambiare il regolamento.

Proprio i piloti, però, sono finiti, insieme agli organizzatori, nell’occhio del ciclone. Perché non hanno preso una posizione più forte? «Mi aspettavo, intanto, una presa di posizione della Fia e degli organizzatori della gara di Spa, ma non 24 o 48 ore dopo il gran premio, subito a fine gara. Almeno delle scuse e un’ammissione di responsabilità. Ma non è arrivata così tempestiva. Per quanto riguarda i piloti stiamo parlando di un tema molto più ampio e che non si limita a quanto accaduto domenica scorsa. Io ho vissuto, da pilota, a fianco di Jackie Stewart. Uno che aveva carisma, personalità e che portò avanti battaglie importanti sul tema della sicurezza. Battaglie che magari non lo resero popolare tra organizzatori, giornalisti e anche colleghi. Ma che hanno contribuito in maniera decisiva a rendere più sicuro questo sport». Oggi, dunque, ci sono grandi piloti. Tecnicamente veloci e performanti, ma in momenti in cui l’aspetto umano, di personalità, di confronto con i colleghi deve emergere, risultano tutti omologati. «Quando intervistano i piloti dopo le gare tutti dicono le stesse cose. Solo Ricciardo prova a essere diverso, più ironico – dice con un pizzico di rammarico De Adamich – gli altri sembrano non avere idee proprie, un continuo copia e incolla. L’attenzione dei media è superiore, il mondo online li rende continuamente esposti, molto più rispetto al passato. Così come il mondo dei social network. Ma se qualcuno di voi incontrasse per strada un pilota come Charles Leclerc, già affermato e alla guida di una Ferrari, in quanti lo riconoscerebbero? Schumacher ma anche un pilota più di seconda fascia come Barrichello, invece, sarebbero stati riconosciuti da tutti».

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