Tennis, l’ex campione si gioca il futuro degli italiani: «Lo Slam è azzurro, Musetti il nuovo Federer»
Gianluca Rinaldini sul momento d’oro dei giovani: «Sono sicuro che nei prossimi anni ci toglieremo delle belle soddisfazioni. Ecco perché»
Dieci giocatori italiani tra i primi 120 al mondo dimostrano che il tennis maschile sta tornando protagonista del panorama internazionale «Sono sicuro che nei prossimi anni ci toglieremo delle belle soddisfazioni – spiega Gianluca Rinaldini, ex campione azzurro del tennis fermato da un incidente automobilistico nel 1985 – abbiamo giocatori del calibro di Berrettini, Sinner e Musetti oltre a Sonego, Fognini e tutti gli altri ragazzi che si stanno facendo notare con risultati che ci pongono come la nazione tra le più forti al mondo. Nei prossimi Slam questi giocatori potrebbero pensare a un risultato storico come ha fatto Adriano Panatta nel 1976 o il gruppo che ha conquistato la Davis. Sono sicuro che se si giocasse la Coppa Davis classica e non quella che si sono inventati lo scorso anno potremo essere la nazione da battere come era la nostra squadra a fine anni 70».
Un successo nato da cosa?
«Ho sempre creduto nei team privati e dalla passione con cui i tecnici riescono a far crescere i giocatori ora questa sinergia tra il settore tecnico e i coach ha dato i suoi frutti e sappiamo bene che quando ci sono i risultati si continua a seguire un modello e per fortuna è stato così. Ritengo fondamentale per questo successo azzurro l’esperienza di Matteo Berrettini con il suo coach Vincenzo Santopadre che con il lavoro, l’applicazione ha dato al giocatore romano, che è ancora giovane perché ha 24 anni, un bagaglio che gli ha permesso di arrivare numero 8 al mondo. Da quell’esperienza è nato tutto e i risultati di Cecchinato al Roland Garros e poi l’exploit di Sinner con Piatti e adesso quello di Lorenzo Musetti con il maestro Tartarini e non dimentichiamo di Sonego con Arpino sono la continuazione di quell’esperienza e hanno dato dei risultati eccezionali che potrebbero fare la storia di questo sport».
Hai un pallino per Lorenzo Musetti?
«Mi piace come gioca e soprattutto mi piace come il ragazzo sa stare in campo. Dopo le due vittorie agli Internazionali d’Italia con Wawrinka e Nishikori è riuscito a vincere il Challenger di Forlì sfoderando prestazioni da “giocatore” è migliorato con il dritto e il servizio ed ora ha un rovescio fenomenale. L’unico tallone che vedo sono gli infortuni ma spero che siano legati alla crescita perché ha ancora 18 anni. Mi è piaciuto il percorso che ha fatto prima ha vinto i tornei under e poi è salito ai tornei minori del circuito internazionale per arrivare a giocare con i più grandi già formato e pronto per affrontarli».
Si parla di Sinner come nuovo numero uno al mondo?
«Diciamo che è un giocatore che può entrare tra i primi 10 ho visto il suo quarto contro Nadal al Roland Garros e nei primi due set forse è stato superiore a Rafa gli è mancata l’abitudine a quei match ma la sfrontatezza e la serenità con cui ha affrontato un mostro sulla terra fanno ben sperare per un futuro stellare anche se anche lui deve stare attento agli infortuni perché in questi mesi ha deciso di saltare qualche torneo proprio per problemi fisici».
Colpa anche di un tennis troppo fisico?
«Senz’altro anche Berrettini soffre di problemi alle caviglie o agli arti inferiori e giovani come Sinner e Musetti in fase ancora di sviluppo devono abbinare una preparazione mirata e l’attività tennistica. Gli staff sono di primo piano quindi sono sicuro che troveranno il modo di aiutarli nel percorso».
Tra quanti anni ci sarà il cambio di generazione?
«Tralasciando Federer per motivi anagrafici Nadal e Djokovic sono ancora un gradino sopra ai vari Zverev, Medvedev, Thiem e Tsitsipas, Sinner in questi anni può entrare in questo lotto di giocatore e poi vediamo se sarà capace di raggiungere la vetta perché di numeri 1 ce n’è uno solo»
Federer è sempre il re?
«Sono amico di Roger perché quando aveva 15 anni e veniva in Italia a giocare i tornei under 18 aveva perso un primo turno con Davide Bramanti e aveva lanciato racchette ed era un po’ fumino ci andai a parlare e gli feci capire che lo deconcentrava. Dopo diversi anni lo rincontrai a Roma agli Internazionali e mi ringraziò per quelle parole che gli avevo detto. Un signore del tennis e un grande uomo che a 39 anni è ancora capace di essere il protagonista».
Il nuovo Federer?
«Lo stile è simile, io punto su Musetti come modo di giocare e su Sinner come gestisce la testa».
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