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La Fiorentina comincia a sognare: quinta vittoria e zona Champions. I 4 “segreti” dei viola

di Francesco Gensini
Un'azione di gioco del match
Un'azione di gioco del match

La squadra di Palladino si stanno rivelando solida in difesa e precisa in attacco

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FIRENZE. Quinta vittoria di fila, che diventano sette considerando la Conference League, con porta mantenuta imbattuta per quattro trasferte consecutive come era accaduto soltanto due volte in precedenza nella sua storia quasi centenaria, per dire quello che sta facendo la Fiorentina di Palladino. Sta facendo sognare i tifosi viola e questo è poco, ma sicuro. Perché la classifica non mente e lassù con l’aria rarefatta d’alta quota si respira che è un piacere. Perché sulla solidità e sulla concretezza di questa squadra non ci sono più dubbi, adesso che dopo il Genoa anche il Torino si è dovuto arrendere alla capacità di Ranieri e compagni di far proprie anche le partite “sporche”, quelle che si giocano più sul filo dei nervi e degli errori, delle singole occasioni e degli spazi non concessi. Perché la Fiorentina ha un centravanti che si chiama Moise Kean: ieri un pallone “pulito” da giocare e un gol segnato. Puntuale, implacabile, decisivo. E adesso sono otto i gol per l’ex Juventus, cinque in campionato e tre in Conference League, punto di riferimento sempre pronto a capitalizzare al meglio le occasioni che gli capitano.

Un altro dei segreti-non segreti della formazione di Palladino per prendersi un ruolo da protagonista che nessuno le poteva attribuire: almeno non così e a questi livelli. Ma non c’è trucco e non c’è inganno. Quello che vedono gli occhi e tutto reale e, va detto senza tema di smentita, tutto meritato: la Fiorentina è in zona Champions League. Sì, zona Champions e non ci devono essere né pudore e né remore a pronunciare una parola che non è più proibita e questo non vuol dire che la squadra viola riuscirà nell’impresa (quella sarebbe) di raggiungere uno dei quattro posti che ammette alla Coppa più prestigiosa e che a Firenze manca ormai da quindici anni. E nemmeno che diventa in automatico l’obiettivo della stagione, considerando che il campionato ha mandato in archivio undici delle trentotto giornate sul calendario: insomma, è presto comunque la si giri per cambiare l’obiettivo di partenza (fare meglio della stagione precedente, secondo un modo di pensare trasmesso di anno in anno dal presidente Commisso giù giù a tutte le altre componenti del club), che come tale rimane un posto da Europa League. Ma nemmeno si può far finta di nulla di fronte a due cose evidenti: la trasformazione della Fiorentina nel momento del passaggio dalla difesa a tre alla difesa a quattro con aggiustamenti a salire per centrocampo e attacco, e soprattutto i risultati messi insieme da quel momento che sono frutto di identità e maturità, di gioco e consapevolezza dei propri mezzi.

Quattro caratteristiche che fanno di una squadra media o anche buona una squadra ottima: quello che è diventata la Fiorentina in tutto e per tutto, nei singoli e nel collettivo. E allora è vero che siamo appena all’inizio di novembre, è vero che mancano troppe partite e troppi mesi per essere sicuri di ciò che adesso è all’insegna dell’incertezza, è vero che servono riprove e conferme, però è altrettanto sicuro che se la parola d’ordine di dirigenti, allenatore e calciatori è stata ambizione fin dal primo giorno di ritiro, adesso c’è un buon motivo per alimentarla.
 

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