Il Tirreno

Prato

Controlli

Scoperto a Montemurlo un capannone trasformato in discarica con 330 tonnellate di rifiuti

di Redazione Prato

	Il capannone sequestrato a Montemurlo
◗
Il capannone sequestrato a Montemurlo

Lo gestiva una donna cinese di 48 anni che ora dovrà smaltire scarti tessili e residui di cantiere

3 MINUTI DI LETTURA





MONTEMURLO. Un capannone industriale trasformato in discarica è stato sequestrato nei giorni scorsi in via dell’Industria, a Montemurlo. E’ l’esito di un’operazione interforze a tutela dell’ambiente, della salute pubblica e della legalità sul territorio contro la gestione di rifiuti speciali non pericolosi in assenza delle autorizzazioni.
L’intervento ha visto impegnata in prima linea la polizia locale di Montemurlo a fianco dei carabinieri della Compagnia di Montemurlo, dei tecnici dell’Arpat, del personale dell’Asl, dei funzionari dell’Agenzia delle Dogane, degli ispettori dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, dell’Inps e dei vigili del fuoco.

All’interno del capannone gli agenti e gli operatori hanno scoperto un vero e proprio accumulo illegale di scarti: oltre 330 tonnellate di rifiuti stoccati, a fronte di un quantitativo limite di appena 15 tonnellate al giorno consentite per il deposito temporaneo. Una mole enorme e del tutto incompatibile con gli spazi e la tipologia di gestione dichiarata. Tra i materiali, rinvenuti e stipati nell'immobile, figurano non soltanto ingenti quantità di fibre tessili grezze, scarti di lavorazione tessile e cuoio, ma anche residui di cantieri edili e plafoniere, stoccati in condizioni assolutamente non idonee.
A condurre l'azienda è una donna cinese di 48 anni residente a Prato. Per poter ottenere il dissequestro dell'immobile, la titolare dovrà ora provvedere al completo e corretto smaltimento dell'enorme massa di rifiuti accumulata, seguendo le prescrizioni e il rigido cronoprogramma di bonifica redatto da Arpat e vigili del fuoco. All’operazione ha preso parte anche l’Agenzia delle Dogane, particolarmente attenta al monitoraggio delle filiere di gestione dei materiali per prevenire il traffico illecito transfrontaliero di rifiuti, un tema di forte attualità anche alla luce di recenti rinvenimenti effettuati al porto di Livorno su carichi pronti per la spedizione all'estero, come le cinquecento tonnellate di scarti tessili dei pronto moda stoccati in venti container, che dovevano essere spediti in Malesia.
«Voglio esprimere il mio più sentito ringraziamento a tutte le forze e agli enti coinvolti, con un plauso particolare alla nostra polizia locale, che dimostra quotidianamente un'elevata professionalità e un'attenzione capillare al territorio – ha detto il sindaco di Montemurlo, Simone Calamai – A Montemurlo non c'è spazio per chi pensa di fare impresa calpestando le regole della legalità e della tutela ambientale. Questo intervento dimostra che la squadra delle istituzioni lavora in modo compatto ed efficace per stroncare sul nascere situazioni di degrado, potenziale pericolo e concorrenza sleale». Sulla stessa linea l'assessore alla polizia locale, Giuseppe Forastiero: «L’esito di questo controllo interforze sottolinea il valore di un approccio multidisciplinare nelle verifiche sulle attività produttive. Un ringraziamento doveroso va ad Arpat per il fondamentale e complesso lavoro di analisi e classificazione tecnica dei materiali rinvenuti, che ha permesso di accertare con precisione la gravità dell'illecito. Il coordinamento tra la polizia locale, le forze dell'ordine e gli enti tecnici di controllo è il nostro strumento principale per garantire sicurezza e legalità all'interno del distretto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il caso

Grosseto, «Ho rischiato di morire dopo l’intervento alle emorroidi» – Il racconto di un 45enne di Santa Fiora

di Ivana Agostini
Il progetto Scuola 2030