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Il caso

Montemurlo, si iscrive al sindacato e l’azienda non le rinnova il contratto

di Paolo Nencioni

	I lavoratori in sciopero davanti alla Stef di Montemurlo
I lavoratori in sciopero davanti alla Stef di Montemurlo

La denuncia del Sudd Cobas che ha aperto una vertenza con la Stef, multinazionale francese della logistica: «Hanno voluto mandare un messaggio»

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MONTEMURLO. Il sindacato ha inviato una mail per invitare l’azienda a discutere della stabilizzazione di una dipendente a tempo determinato e nel giro di un quarto d’ora la stessa dipendente è stata convocata per comunicarle che il contratto non sarebbe stato rinnovato. E’ successo lo scorso 15 settembre alla Stef di Montemurlo, la multinazionale francese della logistica per alimenti che solo pochi giorni prima aveva inaugurato in pompa magna il deposito di via Boito. Secondo il Sudd Cobas, che stamattina, 21 settembre, ha proclamato due ore di sciopero, la coincidenza temporale non è casuale. Il sindacato sospetta che l’azienda abbia voluto mandare un segnale a tutti gli altri iscritti al Sudd Cobas, che sono una ventina su una sessantina di dipendenti (anche se il 9 settembre, in occasione del taglio del nastro, la società dichiarava “85 nuove assunzioni”).

La vertenza che è iniziata alla Stef di Montemurlo è abbastanza diversa dalle altre che in questi anni sono state portate avanti dal Sudd Cobas. Soprattutto perché quello che viene percepito da molti come il “sindacato dei pachistani” l’ha promossa in un’azienda dove una buona metà della forza lavoro è composta da dipendenti italiani, alcuni dei quali ci hanno messo la faccia presentandosi davanti ai cronisti, mentre altri hanno preferito restare nel deposito per evitare grane.

Valentina Rami, la giovane dipendente di Agliana che è al centro della vertenza, è stata assunta con un contratto a tempo determinato di sei mesi il 15 maggio dell’anno scorso. Successivamente il contratto le è stato rinnovato per due volte e sarebbe scaduto il 30 settembre. Attualmente è impiegata nel reparto partenze e col passare del tempo le sono state affidate mansioni di crescente responsabilità. Nessuno ha avuto da ridire sulla qualità del suo lavoro. Poi è arrivata quella mail e la sua esperienza alla Stef, se la società non cambierà idea, terminerà alla fine del mese.

“Qui non c’è solo un problema di discriminazione sindacale – sostiene Sarah Caudiero del Sudd Cobas – C’è anche un problema dell’utilizzo improprio dei contratti a tempo determinato: un anno e mezzo di “prova” è troppo”. Chiediamo all’azienda di fare un passo indietro”.

La multinazionale francese però non sembra volerlo fare. Ha già chiesto l’istituzione di un tavolo in Prefettura al quale ribadirà la sua intenzione di non rinnovare il contratto sostenendo che non c’è stata alcuna discriminazione, solo la scadenza naturale di un contratto. Naturale chiedersi perché gli altri iscritti al Sudd Cobas non abbiano ricevuto lo stesso trattamento. “Valentina è una dei due assunti a tempo determinato – risponde Sarah Caudiero – Gli altri hanno un contratto a tempo indeterminato e sono in posizione più forte”.

I colleghi però sono solidali con la dipendente che perderà il posto. Hanno promosso una raccolta di firme a cui hanno aderito 42 dipendenti e chiedono che l’azienda torni sulla sua decisione, “una scelta priva di valide motivazioni, dannosa per l’operatività aziendale e lesiva del valore del merito”. Il mancato rinnovo, aggiungono i dipendenti, non sarebbe dovuto a un calo del lavoro, perché nelle ultime due settimane ci sono state due nuove assunzioni.

Il Sudd Cobas è abituato a fare la parte di David contro Golia, ma in questo caso l’interlocutore è veramente grosso: 3.000 dipendenti solo in Italia, sparsi in vari depositi lungo lo Stivale. Ogni giorno dal solo deposito di Montemurlo partono dai 150 ai 200 camion carichi di prodotti alimentari che riforniscono supermercati, ristoranti e anche il food delivery in giro per la Toscana.

I dipendenti hanno qualcosa da dire anche sull’inaugurazione dello scorso 9 settembre. Il precedente direttore dello stabilimento aveva chiesto a tutti di non mettersi in ferie quel giorno. Il nuovo direttore però, raccontano, ha invitato all’inaugurazione solo le autorità e i dipendenti sono stati tenuti nel magazzino. Poi gli avanzi del catering sono stati portati in mensa ed è stato chiesto ai dipendenti di farsi fotografare mentre mangiavano. Molti non hanno accettato.

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