Il Tirreno

Prato

La festa della città

Prato, un Corteggio storico in grande stile diventa il simbolo della ripartenza

di Paolo Nencioni

	I fuochi d'artificio al Castello dell'Imperatore
I fuochi d'artificio al Castello dell'Imperatore

Lo spettacolo pirotecnico al Castello dell’Imperatore ha chiuso una giornata di festa vissuta da migliaia di persone in centro

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PRATO. Un grande spettacolo di fuochi d’artificio ha chiuso la giornata dedicata al Corteggio storico in occasione della Madonna della Fiera. Un Corteggio storico tornato in grande stile. Dopo due anni di pausa o quasi, la tradizione della Madonna della Fiera ha riempito il centro storico nella festa più sentita in città. Nel 2024 il Corteggio fu annullato per il maltempo, l’anno dopo si è svolto in forma minore, con un Comune commissariato dopo la caduta della giunta Bugetti, e ora, quasi a simboleggiare la ripartenza, è tornato agli antichi fasti, per la gioia di grandi e piccini.

Un corteggio per chi non ha fretta, perché la sua cifra, si sa, è la lentezza, il lento incedere dei gonfaloni in mezzo alle centinaia di figuranti, ma evidentemente piace se piazza Duomo si è riempita di persone prima dell’Ostensione e anche lungo il percorso dal Comune verso piazza San Marco, migliaia di persone hanno assistito al passaggio del corteo.

Poi in tanti sono andati a cena, altri hanno cominciato a prendere il posto in piazza delle Carceri in attesa dello spettacolo pirotecnico e una parte, certamente la minoranza di chi era in centro, ha preso posto sulle 650 sedie sistemate in piazza Duomo per assistere allo spettacolo prima dell’Ostensione della Sacra Cintola. Si sono visti walzer di Strauss, un’esibizione di giocoleria, l’ingresso allegro dei due gruppi sardi (le Merdules di Ottana e il gruppo di Osilo) che erano la novità di quest’anno insieme alla grande bandiera della pace (una porzione portata dai bambini all’inizio del Corteggio, l’altra a formare un’installazione in piazza San Marco). All’inizio del Corteggio gli scatti degli smartphone sono stati tutti per loro, con le maschere antropomorfe, le corna e i sonagli che hanno attirato la curiosità dei più piccoli.

In mattinata, rinnovando la secolare tradizione, il sindaco Matteo Biffoni ha consegnato al vescovo di Prato monsignor Giovanni Nerbini i ceri per illuminare la cappella che custodisce la Sacra Cintola di Maria, la preziosa reliquia cuore e simbolo dell'unità religiosa e civile della comunità pratese. La donazione è avvenuta sul sagrato della cattedrale, al termine del solenne pontificale della festa, presieduto da monsignor Giovanni Paolo Benotto, arcivescovo emerito di Pisa.

«La giornata dell'8 settembre rappresenta una comunità intera – ha detto il sindaco Biffoni – Governare una città è una sfida costante e difficile. Per farlo occorre camminare insieme, se ci si confronta, se si ha un rapporto costante, se le istituzioni come l'Amministrazione comunale e la Diocesi viaggiano di pari passo. E a Prato questo accade per tradizione secolare».

Il gran finale, atteso da tutti, è stato lo spettacolo pirotecnico al Castello dell’Imperatore, illuminato per l’occasione di rosso e blu. Da sette lunghi anni i fuochi d’artificio non si facevano più per i problemi di sicurezza in piazza Duomo che hanno costretto a spostare anche i concerti. Anche questo, nella testa del sindaco Biffoni, è un segnale di ripartenza.

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