Prato, doppio appuntamento per ricordare la Liberazione
In serata la Marcia della Pace a Figline, nel pomeriggio il Sudd Cobas festeggia la vittoria nella vertenza Acca: «Nelle lotte della classe operaia multinazionale di oggi c'è la resistenza ai nuovi fascismi»
PRATO. La città celebra oggi, 6 settembre, l’82° anniversario della Liberazione dall’occupazione nazifascista con le cerimonie istituzionali e un evento al parco dell’ex Ippodromo che mette insieme la storia del Novecento e le lotte operaie di questi giorni.
Dopo la messa in cattedrale, alle 11.30 il raduno e la partenza del corteo da piazza del Duomo per le vie del centro storico. Alle 11.45 sarà depositata una corona di alloro al Monumento ai Caduti in piazza Santa Maria delle Carceri. Alle 20.45 è previsto il ritrovo in via di Cantagallo angolo via 7 Marzo 1944 e alle 21 comincerà la Marcia della Pace fino a Figline. A seguire, sarà depositata una corona di alloro al Monumento ai 29 Martiri di Figline e sarà celebrato l’82° anniversario della Liberazione di Prato con gli interventi da parte dei rappresentanti istituzionali, che si concluderà con il tradizionale brindisi della Liberazione al Circolo “29 Martiri”.
Dalle 14, invece, il sindacato Sudd Cobas festeggia la vittoria nella vertenza Acca al parco dell’ex Ippodromo. «Che cosa c'entra il giorno della Liberazione di Prato dal fascismo con la festa per la vittoria di uno sciopero? – si legge in una nota del Sudd Cobas – Tutto. Perché nel 1944 fu la classe lavoratrice a insorgere, nelle fabbriche e sulle montagne. Perché nelle lotte della classe operaia multinazionale di oggi c'è la resistenza ai nuovi fascismi. Il 6 settembre ci incontriamo al Parco della Liberazione e della Pace per festeggiare la vittoria dello sciopero alla Acca. Una vittoria straordinaria, raggiunta dopo 70 giorni di sciopero e 4 picchetti ad oltranza. Lo faremo ricordando il sacrificio degli uomini e delle donne che settantuno anni fa diedero la propria vita per un futuro migliore, più libero e giusto. Dei partigiani che combatterono sulle montagne, e degli operai che il 6 marzo sfidarono il regime con il più grande sciopero generale antifascista. Perché è questa stessa lotta che siamo chiamati a continuare. Negli scioperi, nei picchetti, nelle lotte contro ogni forma di sfruttamento ed oppressione».
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