Dengue in Toscana, il focolaio a Piombino: a malattie infettive due accessi in meno di 24 ore
Entrambe le pazienti hanno contratto il virus alle Fabbricciane. Il primario Sani: «Importanti prevenzione e diagnosi precoci»
PIOMBINO. Due pazienti che hanno contratto la dengue sono state prese in cura dal reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Livorno tra la sera di sabato e la mattina di domenica. Entrambe, secondo quanto raccolto, sarebbero legate al focolaio delle Fabbricciane e avrebbero presumibilmente contratto il virus nei giorni scorsi, quindi prima delle misure attuate nell’area dal Comune e dalle istituzioni sanitarie per ridurre il rischio di trasmissione.
La prima paziente, di cui Il Tirreno aveva parlato nell’edizione di ieri, era stata inizialmente trattata dal medico di base e quindi presa in cura direttamente a Malattie infettive a Livorno. La seconda, anche lei residente a Piombino, è arrivata invece in ospedale nella mattina di ieri. Il quadro dei contagi collegati al focolaio delle Fabbricciane resta dunque in evoluzione.
Situazione in evoluzione, ma «niente panico»
Il dato è stato confermato al Tirreno dall’infettivologo Spartaco Sani, primario del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Livorno. «Prima di tutto – spiega – non c’è da creare allarmismi e cedere al panico, perché la patologia è in linea di massima tranquilla: la dengue contratta la prima volta non è una malattia grave, decorre nell’arco di una settimana e guarisce spontaneamente. La mortalità è praticamente assente e quindi non ci sono motivi di allarme e di eccessiva preoccupazione».
Soprattutto, sottolinea il medico, non è il momento di cercare colpe o responsabili. Quello che è successo alle Fabbricciane «purtroppo può succedere» ed episodi analoghi si sono già verificati in altre zone d’Italia negli ultimi anni.
La nuova normalità
L’episodio delle Fabbricciane dimostra, secondo Sani, come la dengue non possa «più essere considerata una possibilità esclusivamente legata ai Paesi tropicali». Nel 2026, sostiene il primario, occorre prendere maggiore consapevolezza del problema anche dal punto di vista sanitario, aumentando la formazione del personale medico.
Ma anche i cittadini possono svolgere un ruolo importante nella prevenzione e nella diagnosi precoce. «Quando si torna da viaggi in Paesi tropicali, ormai particolarmente colpiti da questa malattia, occorre non sottovalutare nei primi giorni eventuali disturbi. In caso di sintomi e febbre occorre fare accertamenti, in modo da arrivare rapidamente alla diagnosi e limitare le possibilità di trasmissione».
La dengue, infatti, non si trasmette direttamente da persona a persona, ma attraverso le zanzare che hanno acquisito il virus pungendo una persona infetta.
Risposta rapida
Sul fronte sanitario, Sani evidenzia la rapidità con cui è stata individuata la dengue nel primo paziente e attivata la rete di sorveglianza. Gli accertamenti effettuati in ospedale hanno consentito di arrivare rapidamente alla diagnosi e di coinvolgere la sanità pubblica, permettendo di ricostruire successivamente un quadro più ampio della presenza del virus.
«Direi che il lavoro compiuto a tutti i livelli è stato buono. Entro dodici ore dall’accesso del primo paziente, che aveva contratto il virus alle Fabbricciane circa una settimana fa e che adesso sta bene, siamo riusciti ad avere la diagnosi. Informata la sanità pubblica, attraverso il dottor Alessandro Barbieri, è stata rapidamente attuata un’indagine: sono emersi altri casi in Toscana ed è stato ricostruito un quadro».
Un quadro che, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbe riconducibile alla zona delle Fabbricciane.
«Ora le cose per bene»
Una parte importante della strategia riguarda adesso la prevenzione. Le persone che hanno frequentato l’area interessata e che nei giorni successivi dovessero sviluppare febbre devono segnalare al medico la possibile esposizione e sottoporsi agli accertamenti necessari.
«Individuare rapidamente un eventuale caso – spiega Sani – permette di adottare le misure utili a limitare la possibilità che il virus continui a circolare».
Le zanzare che hanno acquisito il virus pungendo una persona infetta necessitano di alcuni giorni prima di diventare capaci di trasmetterlo all’uomo. È proprio in questa finestra temporale che la disinfestazione può contribuire a interrompere la catena di trasmissione. Per questo resta decisivo il controllo della popolazione di zanzare. Nell’area delle Fabbricciane sono già state effettuate attività di disinfestazione, anche se il territorio presenta difficoltà operative.
Quanto al futuro, Sani non ha dubbi: «Disinfestazioni mirate e programmate prima dell’estate in zone potenzialmente a rischio potrebbero aiutare. E, al tempo stesso, una formazione adeguata dei medici, partendo dalla convinzione che casi di dengue possano capitare».
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