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Empoli, falsi documenti per ottenere rimborsi delle malattie dei familiari: scatta il sequestro per oltre 270mila euro

di Pietro Barghigiani

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L’uomo è accusato di aver prodotto atti alterati sostenendo gravissime patologie di moglie e figlio: dal rene asportato al tumore al fegato. L’ospedale: «Mai visti»

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EMPOLI. Lui presentava la richiesta di rimborsi e l’ente mutualistico pagava. A leggere certificati medici e documenti pareva che in quella famiglia si fosse abbattuto un carico di sciagure da perdere il senno.

Tra moglie e figlio la sequenza aveva compreso tumori al fegato, rene da rimuovere e trapiantarne uno sano, altri interventi di riduzione di masse tumorali.

In tutto dalla cassa mutua in ambito bancario, con sede a Calenzano, l’associato nel giro di un paio d’anni si è fatto rimborsare 274mila euro. Soldi, aveva dichiarato firmando richieste e allegando atti, che erano serviti per curare moglie e figlio gravemente malati e in pericolo di vita.

Solo che una sventura sanitaria così concentrata nei due familiari ha insospettito l’ente che ha disposto un accertamento mirato. E in breve tempo ha ottenuto una risposta che ha innescato la slavina giudiziaria: gli ospedali citati nei documenti hanno negato di aver visto le persone indicate nei rimborsi.

Il riscontro sulle carte ha svelato la montagna di bugie che ha portato al sequestro dei beni mobili e immobili dell’associato, ormai ex, della cassa mutua. L’ordinanza del Tribunale di Firenze conferma il sequestro conservativo di luglio su una casa a Vinci. Ma la partita è appena iniziata.

Il creditore (avvocato Enrico Panicucci) si è mosso subito per bloccare i beni da colpire intestati all’uomo (avvocati Guidomaria Tacchi ed Elena Libone). Non è escluso il fronte penale con l’ipotesi di reato di truffa.

L’associato tra la fine del 2024 e i primi mesi del 2026 ha usato l’ente come un bancomat accampando problemi di salute di moglie e figlio. Quando dagli uffici di Calenzano hanno chiesto all’ospedale se conoscessero le persone a cui avevano rimborsato le operazioni, la risposta era stata limpida: mai visti.

Il 17 giugno 2026, una clinica scrive: «A seguito di verifica tramite codice fiscale, i soggetti indicati nella vostra nota non risultano essere mai stati ricoverati presso questa struttura».

Scrive il giudice nel confermare il sequestro che «la condotta tenuta dal resistente si appalesa, secondo la valutazione sommaria della fase cautelare, quale condotta ingannevole che conduce a una valutazione negativa del recupero del credito a opera del ricorrente, anche considerando la circostanza che nel corso del breve arco temporale del biennio 2024-2026 sul conto corrente acceso presso Banca Alta Toscana Credito Cooperativo Sc – presso cui sono stati accreditati i bonifici oggetto del ricorso cautelare e presso cui non è erogata la retribuzione o alcun emolumento assistenziale al resistente – sono stati posti in essere dal resistente atti dispositivi che hanno ridotto la somma indebitamente percepita di 274.283 euro residuando una somma decisamente ridotta pari a 54.486 euro».

Per come si è comportato finora, secondo le valutazioni del Tribunale, è ragionevole supporre che l’uomo farà di tutto per evitare di restituire i soldi ottenuti, per l’accusa, con l’inganno.

«Il disvalore giuridico della condotta tenuta dal resistente – già desumibile dagli atti di causa ma che sarà oggetto di un accertamento pieno in sede di merito e in un eventuale processo penale- induce a ritenere che, una volta emersa la presente vicenda e scoperta la condotta ad opera del creditore, sia concreto il timore che il debitore resistente possa compiere ulteriori atti dispositivi, avendo reso pronosticabile un possibile contegno dello stesso, connotato da uguale spregiudicatezza, nel sottrarsi in futuro al proprio obbligo restitutorio».

Il sequestro imposto dal Tribunale di Firenze è necessario per tutelare il creditore.

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