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Prato, il caso Cocci arriva in tribunale e riapre le ferite nella destra: così la candidatura saltata è diventata una grana per gli equilibri meloniani

di Mario Neri

	Tommaso Cocci
Tommaso Cocci

Foto intime, minacce e logge riportano tensioni mai risolte dentro Fratelli d’Italia. Belgiorno intanto ha capitalizzato la frattura, fondando la lista che ha tolto consensi a FdI

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PRATO. Il processo resta sulla soglia. Davanti al tribunale di Prato l’udienza preliminare sul caso Cocci si è aperta con la costituzione delle parti e si è subito fermata per un rinvio, al 5 ottobre, il tempo chiesto dai legali per seguire gli sviluppi di un procedimento parallelo e verificare se esista un terreno di accordo prima dell’aula. Sul banco c’è Andrea Poggianti, vicepresidente del Consiglio comunale di Empoli con la civica Centrodestra per Empoli, ex FdI, accusato in concorso di revenge porn, tentata violenza privata e diffamazione. Il difensore Antonio D’Orzi ha ribadito l’estraneità dell’imputato.

Ma il punto politico è già uscito dal fascicolo. Perché il caso di Tommaso Cocci, avvocato, ex capogruppo di FdI in Palazzo comunale, volto giovane della destra pratese, è diventato una storia di partito prima ancora che una vicenda giudiziaria. Una storia di lettere anonime, ricatti evocati, foto intime, rivelazioni hard, veleni di corrente.

L’accusa

Secondo l’accusa, Cocci sarebbe stato minacciato con la prospettiva di vedere diffuse immagini e dettagli della sua vita privata se avesse insistito nella corsa verso le Regionali. Quella corsa era già apparecchiata. Cocci era il candidato in pectore del collegio pratese. Poi la macchina si è inceppata. Prima le missive. Poi le foto a luci rosse. Infine il passo indietro. Fu allora che un caso fra reati e gossip in stile Fabrizio Corona diventò una resa dei conti.

Dentro FdI Prato la vicenda aprì una ferita che nessuna nota ufficiale riuscì a chiudere. Cocci perse la candidatura e, di fatto, la traiettoria politica dentro il partito. Al suo posto la destra scelse altre strade, con Chiara La Porta parte offesa nel procedimento. Attorno giravano nomi, sospetti, chat, rapporti personali trasformati in dossier. La politica pratese, feroce anche quando parla a bassa voce, scoprì di avere in casa una trama da provincia nera: ambizioni, vendette, moralismo a intermittenza, fotografie usate come arma.

La massoneria

A rendere tutto più torbido arrivò anche il capitolo della massoneria. Nel procedimento parallelo sono finiti elenchi di logge e ambienti associativi, con l’ipotesi investigativa di verificare se la campagna contro Cocci avesse attraversato anche quel mondo. Cocci veniva indicato come vicino ad ambienti massonici. La procura ha cercato riscontri e collegamenti. È il pezzo più opaco della storia: quello che trasforma una faida locale in un romanzo politico di potere minore, dove ogni appartenenza pesa e ogni sussurro si carica di significati.

Il rinvio serve anche a questo: aspettare che l’altro filone produca elementi, oppure che le parti trovino una via d’uscita. D’Orzi ha parlato di reputazioni personali e professionali da tutelare, di persone impegnate politicamente, di una vicenda che sta facendo male. Cocci, parte civile, chiede invece che quella sequenza venga letta come una pressione organizzata per fermarlo.

I riflessi politici

La coda politica è rimasta sul tavolo della destra pratese. Dopo quel terremoto, Claudio Belgiorno, anche lui uscito dall’orbita di FdI, ha lasciato il partito e ha costruito una lista propria. Una lista capace di entrare in consiglio comunale con due eletti e di rosicchiare voti ai meloniani nel momento in cui il partito avrebbe voluto presentarsi come blocco compatto. Così il caso Cocci ha prodotto un doppio effetto. Ha bruciato un candidato e ha aperto uno spazio politico concorrente. Ha esposto le fragilità della classe dirigente locale e ha dato forma elettorale al malumore interno. Quella che all’inizio sembrava una storia di fotografie private è diventata una grana pubblica per tutta la destra.

Il 5 ottobre il fascicolo tornerà davanti al giudice. Per ora questa storia di ricatti, ombre e veleni lascia la fotografia di un partito che da quella vicenda è uscito con le ossa rotte, almeno a Prato. La provincia, quando regola i conti, usa materiali poveri: lettere, allusioni. A Prato sono bastati a condannare la destra alla sconfitta. Tanto che i meloniani ora raccolgono i Cocci.

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