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Dogaia, notizie dall’inferno: violenze e torture sui detenuti del carcere di Prato

di Paolo Nencioni
Dogaia, notizie dall’inferno: violenze e torture sui detenuti del carcere di Prato

Stanno per iniziare tre processi che raccontano un clima di terrore, imputati altri detenuti

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PRATO. Notizie dall’inferno. Sono quelle che, per il tramite della Procura, arrivano dal carcere della Dogaia, teatro di ripetute violenze sessuali e torture ai danni di detenuti da parte di altri detenuti. Violenze che hanno dato origine a tre processi, due dei quali inizieranno a breve.

Nel primo processo è imputato un marocchino di 39 anni che è accusato di violenza sessuale nei confronti del compagno di cella, un italiano di 47 anni originario della Campania. Secondo quanto accertato dalla polizia penitenziaria, il marocchino aveva preso l’abitudine di svegliarlo nel cuore della notte col pretesto che russava e poi l’avrebbe costretto a praticargli rapporti orali. In un’occasione gli ha rovesciato addosso un bidone della spazzatura, lo avrebbe costretto più volte a infilarsi un manico di scopa nell’ano e gli avrebbe orinato addosso. Il processo per questi fatti inizierà il prossimo 13 luglio.

Il secondo fascicolo che ha dato origine a un procedimento penale vede indagati due detenuti italiani di 37 e 48 anni, originari di Salerno e Marcianise, in Campania, che se la sono presa con un giovane detenuto italiano omosessuale e tossicodipendente, alla sua prima esperienza carceraria. I fatti risalgono ai giorni dal 12 al 14 gennaio 2020, solo tre giorni che però hanno cambiato per sempre la vita della vittima delle violenze: pugni, schiaffi, minacce di morte, poi lo hanno sodomizzato a turno mentre uno dei due controllava che non si avvicinassero gli agenti di polizia penitenziaria. Alla fine la polizia penitenziaria si è accorta di quello che succedeva nella cella 111 della quinta sezione, ma per il giovane detenuto era troppo tardi. Per quattro mesi ha continuato a soffrire della conseguenze fisiche di quei tre giorni. Quanto a quelle psicologiche, difficile che possa dimentica. I due seviziatori sono stati rinviati a giudizio e la prossima udienza è fissata per il 10 luglio.

Il terzo caso si riferisce alle accuse mosse nei confronti di un detenuto brasiliano di 33 anni, che nel settembre del 2023 era stato messo in cella insieme a un coetaneo pachistano. È finita alla stessa maniera. Il brasiliano è accusato di aver abusato del pachistano: dopo averlo svegliato con un calcio in faccia, avrebbe minacciato di tagliargli la gola con un rasoio e l’avrebbe costretto a subire un rapporto sessuale anale, prima di farsene praticare uno orale. Il processo inizierà il 23 ottobre.

Di questi casi le cronache si erano già occupati nel corso del tempo, ma fa una certa impressione metterli uno in fila all’altro. Questi sono i casi emersi. Viene da chiedersi quanti siano quelli che sono rimasti nascosti, perché le minacce dei torturatori e dei violentatori sono state più forti della sofferenza inferta alle loro vittime.

La Dogaia si conferma una specie di Isola del diavolo, come quella resa celebre dal film Papillon del 1973 con Steve McQueen, non tanto perla difficoltà di evasione, quanto per le violenze che avvengono all’interno. Violenze che si sommano ai tanti altri problemi emersi negli ultimi mesi, come la diffusione e l’uso di telefoni cellulari anche nella sezione di massima sicurezza o la circolazione di sostanze stupefacenti. 

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