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Il processo

Prato, giro di scommesse illegali: tutti prosciolti i 10 imputati

di Paolo Nencioni

	La conferenza stampa dell'aprile 2024 in cui furono annunciati gli arresti
La conferenza stampa dell'aprile 2024 in cui furono annunciati gli arresti

Il giudice dell’udienza preliminare ha ritenuto inutilizzabili le intercettazioni telefoniche

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PRATO. È finita con un nulla di fatto l’inchiesta che nell’aprile del 2024 sembrava aver inferto un duro colpo a un vasto giro di scommesse clandestine. Due anni dopo, il giudice dell’udienza preliminare Camilla Tesi ha prosciolto tutti e dieci gli imputati perché la presunta “prova regina”, cioè alcune intercettazioni telefoniche, non poteva essere usata in questo processo.

Se ne rallegrano Giacomo e Francesco Terracciano, padre e figlio, insieme agli altri otto che rischiavano di finire alla sbarra con la pesante accusa di aver partecipato a un’associazione a delinquere finalizzata alla gestione della scommesse illegali: Leandro Borgi, Ye Shengbin, residenti a Prato, Fabrizio Amicucci di Vernio, Pietro Pettinari di Montemurlo, Massimo Casabona di Montecatini, Federico Cipollini di Carrara, Jonathan Ghiselli di Viareggio e Mirko Mariani di Roma (difesi da Manuele Ciappi, Sabrina Serroni, Luca Poldaretti, Mauro Cini, Enrico Carboni, Valerio Rizzo, Consuelo Gironi e Tiziano Veltri).

Un esito abbastanza prevedibile perché già due anni fa il giudice per le indagini preliminari Marco Malerba aveva scarcerato i due Terracciano e altri cinque indagati segnalando un errore da matita blu commesso dalla Procura di Pistoia, cioè quella che aveva iniziato a indagare sulle presunte scommesse clandestine. Le intercettazioni telefoniche che secondo la Procura avrebbero potuto provare il reato erano state infatti raccolte nell’ambito di un’altra inchiesta su presunte estorsioni compiute a Montecatini.

Ma secondo l’interpretazione del gip, sostenuta dalla cosiddetta “sentenza Cavallo” della Cassazione, un pronunciamento del 2019, non si possono usare le intercettazioni che sono state autorizzate per un’ipotesi di reato diversa da quella poi contestata. La Procura di Pistoia avrebbe potuto “sanare” il difetto prima di chiedere le misure cautelari, ma evidentemente non l’ha fatto e prima il gip e poi il gup hanno dovuto prenderne atto, come chiedevano gli avvocati difensori.

Le scommesse su cui avevano acceso i riflettori i magistrati erano raccolte prevalentemente sul web tramite le tre agenzie di via Castagnoli, via Longobarda e viale Galilei che furono sequestrate dalla guardia di finanza.

Ascoltando le conversazioni nelle indagini sulle presunte estorsioni di Montecatini gli inquirenti si erano imbattuti riferimenti a un lucroso giro di scommesse da tre o quattro milioni di euro al mese su siti solo apparentemente regolari (avevano l’estensione. com anziché quella. it ed erano tutti registrati all’estero, dunque non pagavano le tasse in Italia) . Gli atti furono trasmessi a Prato per competenza e dopo due anni le accuse sono cadute. Non solo il giudice per le indagini preliminari, ma poi anche il Tribunale della libertà di Firenze aveva accolto la tesi secondo la quale quelle intercettazioni non potevano essere usate. Nel frattempo Giacomo e Francesco Terracciano insieme agli altri cinque si sono fatti tre settimane di custodia cautelare che non era giustificata dagli elementi in mano alla pubblica accusa. 

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