Il Tirreno

Prato

L’appello

Il procuratore di Prato chiede rinforzi: «Muoversi adesso prima che sia troppo tardi»

di Paolo Nencioni

	La tavola rotonda all'auditorium del museo Pecci
La tavola rotonda all'auditorium del museo Pecci

Luca Tescaroli torna a sollecitare l’adeguamento degli organici. E la Cgil chiede l’assunzione di ispettori contro lo sfruttamento dei lavoratori

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PRATO. Il distretto industriale è afflitto da un’emergenza ormai strutturale, con infiltrazioni della criminalità organizzata. Una malattia grave, non un semplice raffreddore. Per questo non basta l’aspirina, serve una terapia d’urto. In altre parole il raddoppio degli ispettori per aumentare i controlli nelle aziende che sfruttano i lavoratori.

Parola di Daniele Gioffredi, segretario della Camera del lavoro Cgil, che ha parlato ieri durante la tavola rotonda sul piano straordinario di assunzione degli ispettori organizzata dal sindacato all’auditorium del museo Pecci.

Gioffredi ha snocciolato un po’ di cifre per sostenere la sua tesi, partendo da quelle apparentemente positive. «Qui abbiamo la disoccupazione più bassa della Toscana, al 2,5% – ha detto – e il ricorso alla cassa integrazione è diminuito mentre altrove cresce. Significa che va tutto bene? No, perché questi numeri sono in gran parte frutto del part time involontario, che è arrivato al 40%».

Il part time involontario è la condizione dei tanti lavoratori, spesso stranieri, che hanno un contratto part time ma in realtà lavorano 10 o anche 12 ore al giorno, generando un’enorme evasione contributiva. E infatti, ha aggiunto il segretario della Camera del lavoro, «a Prato i redditi dichiarati sono tra i più bassi della Toscana: 23.188 euro annui nella regione, 20.169 a Prato. Gran parte del distretto è competitiva solo perché lavora in queste condizioni».

E allora ben venga la proposta del procuratore Luca Tescaroli di estendere ai lavoratori sfruttati le norme le norme sui collaboratori di giustizia, per favorire le denunce. A dicembre la Cgil ha chiesto allo Stato di investire 2 milioni all’anno per i prossimi cinque anni sui controlli. Proposta per ora bocciata.

Non per colpa nostra, ha detto Simona Bonafè, deputata del Partito democratico: «In Parlamento il caso Prato è stato preso in considerazione, ma servono gli strumenti. Servono controlli, non casuali ma strutturali. Serve un piano straordinario di assunzioni. E un altro grande tema è la suddivisione equa del valore del lavoro. Se vogliamo che il made in Italy sia ancora il nostro fiore all'occhiello bisogna ridare dignità al lavoro».

È toccato poi allo stesso Tescaroli tornare a spiegare perché servono più risorse (in termini di ispettori, magistrati e forze dell’ordine). Sollecitato da una domanda di Nadia Tarantino, il procuratore ha detto che «dobbiamo sgombrare il campo dai dubbi. La mafia cinese esiste in Italia. E lo sfruttamento lavorativo è un veicolo di un circuito economico parallelo».

Per garantire la legalità in questo distretto parallelo «serve tempestività di intervento e coordinamento degli sforzi: bene più ispettori, ma vanno inseriti in un progetto. C'è un forte squilibrio tra l’emersione dello sfruttamento e le risorse investigative». È anche un problema di organizzazione. «Controlli fatti a caso – ha detto Tescaroli – rischiano di fare buchi nell’acqua. Prima bisogna studiare l'impresa oggetto di indagine e poi agire. Ho proposto che gli interventi non incidano sulle indagini in corso. Fondamentale poi è comunicare i risultati ottenuti per conquistare la fiducia degli sfruttati. Da febbraio dell’anno scorso a oggi abbiamo raccolto le segnalazioni di circa 200 lavoratori stranieri che denunciano lo sfruttamento e collaborano. In base al protocollo che abbiamo firmato in autunno, chi chiama viene sentito entro 48 ore. Questo però si scontra con l'inadeguatezza degli organici. Non ce la facciamo a gestire questo numero di segnalazioni e dobbiamo fare scelte».

E qui arrivano le note dolenti. L'ufficio del Gip (ora composto da 4 magistrati), ha detto il procuratore, «è un imbuto». Non per colpa di chi ci lavora, ma del numero di chi ci lavora. «È impensabile che richieste di misure cautelari restino inevase anche per un anno – dice il capo della Procura – Dunque serve un aumento degli organici». Anche perché i gruppi criminali fanno paura: «Da giugno 2024 c'è stata una escalation aggressioni, incendi e tentati omicidi, sintomo dell’esistenza di gruppi cinesi che ricorrono alla violenza. Il problema è che tanti anni fasi è deciso di trasformare una Compagnia dei carabinieri in un Comando provinciale e un Commissariato in una Questura, lasciando gli stessi organici». È quella che all’epoca l’allora sostituto procuratore Ettore Squillace, ora procuratore generale della Corte d’appello, chiamava ironicamente la “truffa delle insegne”.

«Non si può continuare a pensare che Prato sia un fazzoletto insignificante – ha detto Tescaroli – La criminalità cinese sta facendo un salto di qualità. Hanno capito che grazie ai rapporti con chi ha il potere e con le forze dell'ordine si ottengono risultati migliori. Mi piacerebbe che il ministro Nordio mostrasse lo stesso impegno che ha profuso nel referendum sulla giustizia nel rafforzamento degli organici. Bisogna muoversi prima che sia troppo tardi». 

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