Il Tirreno

Prato

Il progetto

Gli avvocati di Prato hanno portato il carcere in piazza delle Carceri

di Riccardo Tempestini

	La riproduzione della cella carceraria in piazza delle Carceri
La riproduzione della cella carceraria in piazza delle Carceri

L’iniziativa della Camera penale per sensibilizzare sulla difficile condizione dei detenuti alla Dogaia

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PRATO. Tanti pratesi, alcuni con i figli in carrozzina, ma anche molti avvocati, tra cui Matteo Biffoni e Simone Mangani, hanno visitato la cella carceraria a grandezza reale, allestita oggi, 11 aprile, in piazza delle Carceri, dove sono venuti anche il presidente della Provincia Simone Calamai e l'onorevole Christian Di Sanzo. “La cella in piazza” è un’iniziativa della Camera penale per avvicinare i cittadini alla realtà della detenzione. La struttura riproduce fedelmente una cella del carcere della Dogaia: dodici metri quadrati complessivi, di cui circa dieci calpestabili. All’interno un letto a castello e un letto singolo: lo spazio in cui vivono tre detenuti. E sono tre anche gli ex detenuti che hanno ricostruito la cella, insieme al presidente dell'associazione “Recuperiamoci”, Paolo Massenzi, che ha redatto il progetto all'inizio insieme all'avvocato Melissa Stefanacci. Per gli organizzatori l’obbiettivo è semplice: permettere ai visitatori di entrare fisicamente in una cella, percepirne le dimensioni, sperimentare la sensazione di isolamento e comprendere concretamente cosa significhi scontare una pena all'interno del carcere pratese. Un’esperienza concreta che invita tutti i partecipanti a riflettere sulle condizioni di vita negli istituti penitenziari, sui diritti delle persone detenute e sul principio costituzionale della funzione rieducativa della pena. «Questa iniziativa – spiega Elena Augustin, presidente della Camera Penale – sarà un’occasione importante per provare con mano cosa si prova a vivere in una cella. Da anni la Camera Penale Prato insieme all’unione camere penali segnala l’emergenza carceraria. Siamo stati condannati dalla Cedu nel 2013 per le condizioni disumane e degradanti in cui vivono i detenuti. Oggi la situazione è addirittura peggiorata. Parla per noi l’alto numero dei suicidi. Ormai è evidente che i principi di umanità della pena e rieducazione del condannato, sanciti dalla nostra costituzione, sono ampiamente calpestati. Spero davvero che questa azione nostra di sensibilizzazione arrivi ai cuori di tutti i cittadini».
La cella è stata realizzata nei locali dell’associazione “Recuperiamoci”, in via Cantagallo, una realtà senza scopo di lucro attiva dal 2009 sul nostro territorio per favorire l’occupabilità e il reinserimento sociale di persone precarie e disoccupate. «Il carcere è un pezzo di città – continua il presidente Paolo Massenzi –  La nostra esperienza come associazione è iniziata proprio con un viaggio dentro le carceri: negli anni ne abbiamo visitate oltre 120. È fondamentale che la cittadinanza si renda conto di quanto il carcere sia un luogo complesso e difficile. La detenzione è una realtà che chi è libero fatica a comprendere fino in fondo. Per questo dovremmo riflettere su una frase che troppo spesso sentiamo dire con superficialità: “sbattiamolo in cella e buttiamo via la chiave”. Il carcere dovrebbe essere un luogo di riabilitazione, non solo di punizione, perché ogni detenuto, prima o poi, tornerà a far parte della società». Ma la cella non verrà smontata, perché gli organizzatori hanno intenzione di farla girare nei vari istituti scolastici del nostro territorio, già dal prossimo settembre. Sponsor dell'iniziativa Manifattura Beste, Borraccino trasporti, lanificio Faisa, Art hotel museo, Centro ambulatoriale Angiolini, l'Antigue bric a brac.

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