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Referendum, a Prato vince il No: il campo largo prende fiato verso le Comunali

di Alessandro Formichella

	Le operazioni di spoglio
Le operazioni di spoglio

La Val di Bisenzio guida il dissenso al governo, Poggio unica eccezione. Affluenza oltre il 66%. Il centrosinistra vede uno spiraglio e il Pd rilancia la sfida per le amministrative

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PRATO. La riforma costituzionale sulla separazione delle carriere in magistratura non passa nemmeno nel Pratese. Anzi si arrende e batte ritirata con oltre sette punti percentuale di differenza fra la vittoria del “No” e il risultato del “Si”. Nei sette comuni della provincia il “No” ottiene 53, 85% contro il 46, 15% dei Sì”. Niente da fare e sia il Partito democratico sia il campo largo con Avs e M5s tirano un sospiro di sollievo e sorridono.

Affluenza alta; solo a Prato è stata del 66, 52%, battuta solo da Poggio a Caiano, Comune in mano al centrodestra, con il 68, 3% e Vaiano con il 68, 27%. A Poggio a Caiano, isola nel mar rosso, ha vinto il “Si” alla separazione della carriere con il 51, 19% dei voti. Ma il “No” vince a Prato e in provincia. E questo, a due mesi esatti dalle elezioni amministrative per la carica di Sindaco e il rinnovo del Consiglio comunale nel capoluogo, sembra ridare luce e forza al centrosinistra e soprattutto al Pd che, comunque, a livello cittadino, consapevole della trasversalità del voto sul referendum costituzionale, non si era speso più di tanto in iniziative e proclami. Una moderazione e una calma, quella del Pd, dovuta essenzialmente ad un fattore politico semplice; non tutti quelli del Pd e del centrosinistra erano a favore della bocciatura della riforma sulla separazione delle carriere fra pubblici ministeri e giudici. Ma la “ditta”, per dirla alla Bersani, ha prevalso, fors’anche a discapito di un’analisi più approfondita del tema sulla separazione dei ruoli in magistratura.

Esulta Cristian Di Sanzo, coordinatore reggente della segreteria provinciale dei Dem: «Una sconfitta netta di Giorgia Meloni che segna un punto di svolta – ha esordito Di Sanzo – I cittadini hanno respinto una legge sbagliata ma soprattutto hanno difeso l’equilibrio tra i poteri dello Stato e l’indipendenza della magistratura. Hanno capito che la posta in gioco non era tecnica, ma legata profondamente alla qualità della nostra democrazia. La giustizia si riforma insieme, per renderla più giusta e più veloce, non per renderla più debole e sottomessa al potere politico. A Prato città il No è andato oltre il 53 %, un dato che rispecchia la forza elettorale del campo largo e da cui partiamo in vista delle elezioni amministrative di maggio».

Ma oltre la riforma costituzionale, a Prato la lettura del voto nutre altri elementi e visioni. Per prima il timore che la vittoria del “Si” avrebbe potuto incidere, e non di poco, nel proseguimento del progetto politico del campo largo con il Movimento 5 Stelle a livello cittadino e per seconda la debolezza intrinseca che sarebbe uscita dalle urne guardando in prospettiva alle elezioni. Ne avrebbe giovato il centrodestra che da tempo, pur davanti ad un calcio di rigore piazzato, appare ancora in letargo e in difficoltà a decidersi sulla propria forza propulsiva. Più che fattori tecnici, al referendum costituzionale, sembrano aver prevalso istintività e emotività.

Ingredienti, comunque, sui quali oggi si gioca molto dell’aspetto e del voto politico. Il dato più interessante è quello territoriale. Prato città non è il Comune più ostile alla riforma: i risultati più favorevoli al “No” sono arrivati soprattutto dalla Val di Bisenzio, dove il dissenso è stato più marcato. Anche Montemurlo e Carmignano si sono collocati sul fronte del No, con percentuali rispettivamente del 51, 59% e del 51, 98% per i contrari. Anche l’affluenza alle urne ha consegnato una fotografia interessante.

La partecipazione è stata robusta in tutta la provincia, sopra il 66%, con Poggio a Caiano comune più partecipativo. Più indietro Carmignano (66, 98%) , quindi Prato (66,52%) , mentre Montemurlo si è fermato al 62,27%, Cantagallo al 61,8% e Vernio attorno al 60,67%, comunque sopra la soglia del 60%. 
 

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