Prato, il Pd in subbuglio: la base è stufa delle manovre
Una richiesta di incontro al segretario regionale, una lettera aperta di 50 iscritti e le accuse di San Paolo-Borgonuovo al segretario della Federazione
PRATO. Il Partito democratico è in subbuglio e in attesa che venga riconvocata (entro sabato 14?) l’assemblea provinciale si moltiplicano gli appelli a ricomporre una frattura, quella tra l’area Schlein e i riformisti, che al momento appare insanabile.
Una decina di iscritti e membri dell’assemblea ha chiesto un incontro urgente per domani, 13 febbraio, al segretario regionale Emiliano Fossi, il circolo di San Paolo Borgonuovo critica pesantemente il modo in cui la segreteria ha finora gestito la crisi e una cinquantina di iscritti che si definiscono “esponenti della società civile” hanno diffuso una lettera aperta che è un appello al senso di responsabilità. Partiamo da questa.
La lettera aperta
“Siamo un gruppo di cittadini pratesi – scrivono – che, a titolo del tutto personale, hanno deciso di rivolgersi a voi con spirito costruttivo e con sincera preoccupazione. Non rappresentiamo correnti, non rispondiamo a logiche organizzate, non siamo portatori di interessi di parte. Non chiediamo incarichi, non avanziamo candidature, non rivendichiamo spazi. Siamo semplicemente donne e uomini che guardano con attenzione e con partecipazione alla vita pubblica della nostra città e che avvertono il bisogno di una parola chiara in un momento che si sta facendo, giorno dopo giorno, più delicato. Il tempo stringe. Le elezioni si avvicinano. E le questioni interne che attraversano il Partito democratico rischiano di produrre un danno che andrebbe ben oltre il perimetro di una competizione politica. In gioco non c’è l’equilibrio tra gruppi dirigenti. In gioco c’è la possibilità per l’area progressista e riformista di presentarsi alla città con una proposta credibile, coesa, capace di affrontare le sfide che attendono Prato. Una svolta è necessaria. Ma non per affermare un blocco di potere. Non per consolidare assetti. Non per chiudere conti interni. È necessaria per offrire alla città una proposta politica all’altezza dei valori di un’area culturale e politica che chiede rappresentanza e che, oggi più che mai, chiede responsabilità. Proprio quell’area – fatta di persone che amministrano, che prestano la loro opera nel volontariato e nell’associazionismo, delle professioni, persone che lavorano, o che studiano o che sono in pensione – chiede che si esca dalla logica degli interessi dei singoli e dei gruppi organizzati in correnti, più o meno ufficiali. Chiede che si torni a guardare al bene della città, del territorio e di chi lo abita. Chiede che il confronto, anche aspro, non degeneri in contrapposizione permanente. Chiede sintesi. Sappiamo bene che le questioni aperte non sono semplici. Sappiamo che trovare una mediazione autentica richiede un supplemento di responsabilità e, probabilmente, qualche sacrificio personale da parte di tutti. Ma la politica, quella vera, non è l’arte della rivendicazione. È l’arte della composizione. Aldo Moro ricordava che “la politica è l’arte del possibile, ma anche del necessario”. E in un altro passaggio, riflettendo sul valore delle mediazioni, sottolineava come esse non siano un cedimento, bensì “il modo alto con cui si ricompongono interessi e visioni diverse per il bene comune”. Parole che oggi risuonano con una attualità sorprendente. Anche Enrico Berlinguer, in anni non meno complessi, richiamava alla sobrietà e alla responsabilità, affermando che la politica deve essere prima di tutto “servizio al Paese” e che la forza di un partito non sta nelle sue divisioni ma nella sua capacità di interpretare un interesse generale che supera i confini delle appartenenze interne. Non citiamo questi riferimenti per esercizio retorico. Li richiamiamo perché parlano a una tradizione politica che a Prato ha radici profonde e che non può essere dispersa in una stagione di incomprensioni. Il nostro è un invito fermo ma rispettoso: fate il massimo sforzo per giungere in tempi adeguati a una sintesi chiara e condivisa. Trovate il punto di equilibrio che consenta al centrosinistra di presentarsi unito e forte al prossimo appuntamento elettorale. Offrite alla città una candidatura e un progetto che nascano da un confronto vero, ma che si traducano in una decisione assunta con responsabilità collettiva. Non parliamo per convenienza. Non abbiamo nulla da guadagnare, se non la serenità di vedere la nostra città affrontare le sfide che l’attendono – dallo sviluppo economico alla coesione sociale, dalla sicurezza alla qualità urbana – con una guida solida e con una maggioranza coesa. Ci muove esclusivamente la volontà di contribuire, con questa sollecitazione pubblica, a una schiarita in una situazione che rischia di diventare ogni giorno più complessa. Siamo rispettosi verso le dinamiche interne, ma non ci sentiamo indifferenti rispetto al destino della città. La politica può ancora essere il luogo della sintesi alta. Dipende dalle scelte che verranno compiute nelle prossime settimane”.
I firmatari
La lettera aperta è firmata da Antoni Gianrico, Antoni Romolo, Bacci Maria Antonella, Becheri Aurora, Betti Stefano, Belli Daniela, Bini Franco, Boretti Michele, Bucci Marco, Cammelli Enrico, Cavaciocchi Remo, Cecchi Luana, Cheli Maria Laura, Coveri Niccolò, Di Vivona Mattia, Di Pace Rino, En Nebigui Amina, Fanti Giuseppe, Fiore Antonino, Galardi Giuditta, Galardi Luana, Galardi Luigi, Giorgi Lorenzo, Grandi Angela, Ibba Emanuele, Lapi Lorenzo, La Porta Elisa, Lacaria Luciano, Macrì Ester, Macrì Roberto, Manzan Alberto, Maragno Manuela, Matucci Alessandro, Medaglia Luisa, Menici Enrico, Moscardi Fernando, Migliori Sauro, Mura Gianna, Nocera Elisabetta, Nincheri Alessio, Panzera Francesco, Paolicchi Marco, Peris Luisa, Pratesi Alfio, Puccetti Luca, Settesoldi Sauro, Tabani Fabrizio, Tonfoni Elena, Ulivi Nicoletta, Vanni Lia, Vannucci Luca.
San Paolo-Borgonuovo contro Biagioni: “Gestione ambigua delle dimissioni”
E poi c’è il malumore che arriva dal circolo. «Il circolo Pd di Borgonuovo San Paolo – si legge in una nota – esprime profonda preoccupazione per lo stallo politico che sta paralizzando il Pd provinciale. Siamo di fronte a una vera e propria voragine democratica, alimentata dalla gestione ambigua delle dimissioni del segretario provinciale Marco Biagioni. Dopo aver annunciato la volontà di rimettere il mandato per sbloccare l’impasse, il rinvio dell’atto formale sta producendo un’azione ostativa che impedisce al partito di riorganizzarsi. Il territorio non può più restare appeso a una tattica che logora la base proprio mentre si avvicinano le sfide amministrative e i quartieri chiedono risposte concrete. Vogliamo essere chiari sul percorso di rigenerazione tanto sbandierato dal segretario. Ciò che è stato presentato come un evento straordinario, avrebbe dovuto rappresentare la normale attività di ascolto e confronto di un partito in questi quattro anni. Tale percorso si è limitato a interpellare i territori solo sui temi, ma ha ignorato il confronto sulle prospettive di gestione e sugli assetti del partito. I circoli sono stati trattati come simulacri: ci si chiede un parere sui temi, ma non ci viene riconosciuto alcun peso sulle scelte. Si è ascoltato il territorio a parole, ma si sono ignorati i malumori profondi sulla gestione politica. La nostra posizione non nasce da una logica di fazione, ma dalla difesa dell'identità stessa dei circoli. Nel nostro circolo convivono sensibilità diverse: all’ultimo congresso nazionale ci fu una sostanziale diversificazione tra le mozioni Bonaccini e Schlein. Questa richiesta di chiarezza è dunque trasversale agli schemi nazionali».