Caso Alba a Montemurlo, la trattativa è in stallo. L’appello dei Cobas: «Fate presto»
Un investitore è pronto ad assumere 18 licenziati ma i tempi si allungano
MONTEMURLO. L’investitore c’è, i committenti pure, ma ancora non si sblocca la vicenda dei 18 operai che hanno perso il posto di lavoro dopo la chiusura della confezione-stireria L’Alba di via delle Lame a Montemurlo. Uno di loro fu anche picchiato a settembre nel piazzale della ditta mentre chiedeva il rispetto dei suoi diritti.
Sono passati ormai più di tre mesi dall’inizio della trattativa sponsorizzata dalla Provincia, che ha l’obbiettivo di convincere i committenti (tra cui i marchi Dixie, Canadian e Patrizia Pepe) ad affidare le loro commesse a un nuovo investitore che poi dovrebbe riassumere i 18 operai, in gran parte pachistani, rispettando il contratto nazionale di lavoro e non come accadeva all’Alba, cioè sette giorni alla settimana con turni di 10-12 ore. Prima di Natale sembrava che il cerchio si fosse chiuso e il presidente della Provincia aveva preannunciato un incontro alla fine di dicembre o ai primi giorni di gennaio. Da allora però i lavoratori e il sindacato Sudd Cobas che li rappresenta non hanno saputo più nulla.
Potrebbe essere semplicemente l’effetto Natale, quelle due settimane nelle quali in Italia, e anche a Prato, tutto si ferma. Ma più probabilmente è il segnale che alcuni dei committenti puntano i piedi. Per questo ieri il Sudd Cobas ha lanciato un appello alla responsabilità.
«La peggiore notizia è l’assenza di notizie – ha spiegato Francesca Ciuffi davanti ai due gazebo in via Lecce dove lavoratori e sindacalisti hanno passato al freddo il Natale e il Capodanno – Questi operai sono senza stipendio da agosto e stanno facendo un grande sacrificio. Nessuno ci ha informato dei motivi di questo ritardo, ma è arrivato il momento di chiudere. Questo progetto può diventare un esempio per altre situazioni simili. Non vorremmo che l'esito fosse il silenzio».
«Quando abbiamo lanciato questa proposta sapevamo che i tempi non sarebbero stati veloci – ha aggiunto Luca Toscano del Sudd Cobas – I lavoratori hanno messo in conto di restare mesi senza stipendio. Ora serve un ultimo sforzo, tenendo conto che il punto di caduta non sarà nemmeno l'apertura dello stabilimento. Passerà altro tempo prima che gli operai possano tornare a lavorare».
Secondo il Sudd Cobas è fondamentale chiudere la partita entro gennaio, perché poi servirà almeno un mese e mezzo per allestire lo stabilimento e la stagione delle stirerie entra nel vivo a marzo.
La questione non riguarda solo i 18 che hanno perso il posto all’Alba, ma investe il modello di sviluppo dell’intero distretto. Per la prima volta il Sudd Cobas è riuscito a far sedere intorno a un tavolo i committenti del lavoro che veniva fatto in condizioni di sfruttamento, quel falso made in Italy (fatto in Italia in condizioni da Terzo mondo) sul quale si sono accesi i riflettori in autunno. Se la trattativa si concluderà con l’accordo per la riassunzione dei lavoratori licenziati e l’avvio di un progetto imprenditoriale che bandisca lo sfruttamento, questo potrebbe essere un precedente storico per un distretto che ha bisogno di dare una lucidata alla propria immagine.
