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Prato, due fratelli alla sbarra per l’agguato in Santa Trinita

di Paolo Nencioni

	Le tracce di sangue sul muro dopo l'aggressione in via Carradori
Le tracce di sangue sul muro dopo l'aggressione in via Carradori

Il pubblico ministero Carolina Dini ha chiesto la condanna per tentato omicidio

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PRATO. Il pubblico ministero Carolina Dini ha chiesto la condanna a 5 anni e 8 mesi di reclusione per Oussama El Habbat, un marocchino di 23 anni accusato di aver tentato di uccidere un trentenne connazionale in un sanguinoso agguato avvenuto il 18 aprile dell’anno scorso in via Carradori. L’imputato ha scelto il rito abbreviato che consente uno sconto fino a un terzo della pena. Nello stesso processo è imputato il fratello di Oussama, Said El Habbat, 31 anni, che ha trovato un accordo con la Procura per patteggiare una condanna a 3 anni e otto mesi di reclusione.

La requisitoria del pubblico ministero si conclusa mercoledì ieri davanti al giudice dell’udienza preliminare Francesca Del Vecchio e la sentenza è attesa a settembre.

Il processo cerca di far luce su un fatto di sangue che fece molto scalpore l’anno scorso, soprattutto per le modalità con le quali avvenne. La notte del 18 aprile un trentenne marocchino che era appena uscito dal Bar Medina a Porta Santa Trinita fu inseguito da quattro o cinque persone che lo raggiunsero a metà di via Carradori e lo colpirono ripetutamente con coltelli e machete. Alla scena assistettero alcuni testimoni, attirati dalle urla degli assalitori e della vittima. Fu un miracolo se il trentenne riuscì a sopravvivere. Per due giorni lottò tra la vita e la morte nel reparto di chirurgia dell’ospedale di Careggi e ancora oggi porta i segni dell’aggressione. Si è costituito parte civile con l’avvocato Antonio Bertei, mentre i due imputati sono difesi da Costanza Malerba e Marco Noferi.

Un mese dopo i carabinieri arrestarono i due fratelli El Habbat. Le indagini, spiegarono, erano state particolarmente difficoltose sin dalle prime battute vista la scarsa collaborazione dei principali protagonisti della vicenda che spesso avevano precedenti penali anch’essi. Gli investigatori hanno incontrato una certa reticenza a collaborare sia nelle persone informate sui fatti direttamente legate alla vittima che nelle poche presenti sul posto. Il lavoro dei carabinieri ha permesso di raccogliere molti indizi, suffragati dalle telecamere di sorveglianza della zona. In sostanza si sarebbe trattato di un regolamento di conti seguito a precedenti aggressioni. Dei due fratelli El Habbat, il più giovane si trova ancora in carcere, mentre il trentunenne è tornato in libertà. 

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