Il Tirreno

Prato

La tragedia

Calenzano, terminati gli accertamenti sul Dna, le salme delle cinque vittime restituite alle famiglie


	L'incendio dopo l'esplosione al deposito Eni di Calenzano
L'incendio dopo l'esplosione al deposito Eni di Calenzano

Lo ha reso noto la Procura di Prato che sta conducendo le indagini sull’esplosione al deposito Eni

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PRATO. Ora tutti i resti sono stati identificati. A distanza di cinque giorni dalla tremenda esplosione che ha provocato cinque morti all’interno del deposito Eni di Calenzano, tutte le salme sono state associate a un nome. Lo ha fatto sapere oggi pomeriggio, 14 dicembre, il procuratore di Prato Luca Tescaroli con uno scarno comunicato nel quale rende noto che la Procura «ha ultimato gli accertamenti autoptici, odontoiatrici e sul Dna che hanno consentito di attribuire i resti umani alle persone decedute». Resti che ora, aggiunge il procuratore, «verranno posti a disposizione dei loro cari». Non è stata un’operazione facile, perché era stato già difficile dare un nome alle prime due vittime, Vincenzo Martinelli e Carmelo Corso, i primi a essere portati all’obitorio. Gli altri tre, Davide Baronti, Gerardo Pepe e Franco Cirelli, erano rimasti sotto le macerie e di fatto erano irriconoscibili anche per i familiari. Ecco perché è stato necessario nominare esperti genetisti e odontoiatrici. «Le delicate indagini in corso richiedono la massima riservatezza – avverte il procuratore Tescaroli – L’ufficio è impegnato a svolgere le necessarie investigazioni per accertare prima possibile le eventuali responsabilità ove esistenti e per fornire le necessarie risposte».

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