Il Tirreno

Prato

Il caso in tribunale

Prato, anziana e malata chiusa in casa con il lucchetto: prosciolti figlio e badante

di Paolo Nencioni
Prato, anziana e malata chiusa in casa con il lucchetto: prosciolti figlio e badante

La donna soffre di Alzheimer, a denunciare tutto la sorella dell’uomo a processo. Che si è difeso così : «Avevo paura che potesse allontanarsi»

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PRATO. Rischiavano una pesante condanna per sequestro di persona dopo aver chiuso in casa un’anziana malata di Alzheimer, ma le accuse nei confronti del figlio e della badante alla fine sono state archiviate: nel caso della badante perché si è poi capito che non era stata lei a chiudere porta e cancello; nel caso del figlio perché il giudice ha valutato la “particolare tenuità del fatto”. Questa la conclusione di un delicato procedimento penale di cui si è occupato il giudice per le indagini preliminari Marco Malerba, chiamato a decidere se l’anziana donna malata fosse stata effettivamente sequestrata.

Il procedimento scaturisce dalla denuncia di una delle figlie della donna, nel luglio del 2021. Tra i fratelli c’erano delle tensioni di natura ereditaria in seguito alla morte del padre e la madre, malata di Alzheimer, era assistita da un’amministratrice di sostegno. Nell’estate di tre anni fa l’amministratrice si presentò all’abitazione della donna nella zona di via Bologna per mostrare la casa alla nuova badante e scoprì che l’anziana era chiusa in casa: c’era un lucchetto sulla porta d’ingresso e un lucchetto sulla porta. Fu chiamata una delle figlie, che però non aveva le chiavi, e dopo quasi un’ora si presentò il fratello, che aveva le chiavi dei lucchetti e spiegò che la donna era stata chiusa in casa mentre la badante era a fare la spesa perché si temeva che potesse uscire e perdersi. Lo aveva già fatto una volta e si era reso necessario l’intervento delle forze dell’ordine.
Il giudice riteneva che servisse vigilanza costante
Nel febbraio 2023 il giudice aveva disposto l’archiviazione dell’accusa di maltrattamenti, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Laura Canovai, ma aveva ordinato l’iscrizione nel registro degli indagati del figlio e della badante con la più grave ipotesi del sequestro di persona per quei due lucchetti segnalati dall’amministratrice di sostegno. Il figlio, difeso dall’avvocato Fulvia Boni, si è assunto la responsabilità di aver chiuso in casa l’anziana madre, ma ha continuato a giustificarsi dicendo che lo aveva fatto per il suo bene, temendo che potesse succederle qualcosa mentre nessuno la vigilava. Una tesi che all’inizio non ha convinto il gip, perché, ha argomentato il giudice, si poteva benissimo organizzarsi in un’altra maniera, semplicemente assicurando una vigilanza costante della donna senza bisogno di chiuderla in casa. Il pubblico ministero Canovai ha comunque rinnovato la richiesta di archiviazione e alla fine il giudice l’ha accolta, anche se per il figlio l’ha giustificata con la particolare tenuità del fatto e non perché abbia ritenuto che non c’era stato alcun sequestro di persona. La giurisprudenza, del resto, in altri casi ha concluso per la colpevolezza.

Le difficoltà di una malattia
Un processo che, a prescindere dal suo esito, fa capire quanto sia difficile e in certi casi rischiosa la gestione di un paziente affetto da una malattia neurodegenerativa, il cui peso ricade quasi sempre sui familiari, non sempre pronti ad affrontare tutte le conseguenze che questo tipo di situazioni comporta. Dall’inizio di ottobre in via Catani è stato aperto l’Atelier Alzheimer, una struttura che si propone appunto di togliere dalle spalle dei familiari questo peso, anche se soltanto per qualche ora al giorno. Una valvola di sfogo che in certi casi può rivelarsi decisiva.

 

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