Il Tirreno

Versilia

L'analisi

Spiagge all’asta, perché c'è il rischio caos per gli indennizzi ai balneari

di Matteo Tuccini

	Clienti in spiaggia (foto Iacopo Giannini)
Clienti in spiaggia (foto Iacopo Giannini)

Stefania Frandi, responsabile giuridica del sindacato Sib, spiega: «Le perizie in corso dipendono molto dal professionista e potrebbero essere impugnabili in tribunale»

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VIAREGGIO. Le perizie in corso sugli stabilimenti balneari per il calcolo degli indennizzi – solo a Viareggio ci sono 87 concessioni interessate – «rischiano di creare il caos a causa della mancanza di criteri omogenei». È l’avviso di Stefania Frandi, responsabile giuridica del sindacato Sib Confcommercio ed esperta di questioni legate alle “aste”.

C’è la concreta possibilità, insomma, che situazioni simili o fisicamente contigue in Versilia vengano analizzate in maniera diversa a seconda del professionista incaricato dal Comune di riferimento (e a cui ogni balneare deve pagare la parcella, che a Viareggio per esempio è di almeno 6mila euro). Con la conseguenza che gli indennizzi calcolati potrebbero essere molto diversi da bagno a bagno. Tutt’altro che un aspetto secondario, per i concessionari balneari che dovranno lasciare l’attività in caso di perdita dello stabilimento all’asta: è la differenza che passa dall’incassare una buonuscita ritenuta adeguata, oppure andarsene con poco o nulla in mano.

Perché c’è questo rischio? «Le prime esperienze applicative delle perizie per la determinazione dell’indennizzo al concessionario uscente, previste dalla legge sulla concorrenza, stanno facendo emergere criticità – spiega Frandi – Il sistema, così come è stato costruito, presenta evidenti profili di irragionevolezza. Il professionista viene nominato dall’ente concedente (il Comune, ndr), ma l’incarico deve essere sottoscritto anche dal concessionario uscente, il quale è chiamato ad accettare integralmente il mandato, senza alcuna possibilità di negoziare le clausole contrattuali o il compenso professionale». Un aspetto che ha causato il malumore di diversi balneari, visto che il perito non è scelto in autonomia con incarico di fiducia, ma viene sostanzialmente “imposto”.

Però il problema più grave, secondo Frandi, riguarda l’assenza di criteri uniformi di valutazione. Che potrebbe portare a ricorsi nei tribunali, perché non si ritiene adeguata la valutazione dell’indennizzo da riscuotere in caso di uscita di scena.

«Dalle prime esperienze – prosegue la referente del sindacato Sib Confcommercio – emerge che ogni commercialista richiede documentazione diversa, utilizza metodologie differenti e adotta criteri di stima non omogenei. Il risultato è che il valore dell’indennizzo rischia di dipendere più dal professionista incaricato che da parametri oggettivi e predeterminati. Una situazione che determina una evidente lesione della par condicio tra i concessionari e compromette l’uniformità delle procedure sul territorio nazionale».

«In un sistema concorrenziale – continua Frandi – l’indennizzo rappresenta un elemento essenziale dell’equilibrio della gara. Se la sua determinazione è rimessa a criteri non uniformi, anche la competizione rischia di risultare alterata. È quindi indispensabile un tempestivo intervento che definisca metodologie di calcolo chiare, trasparenti e vincolanti. Altrimenti non può escludersi che i bandi fondati su perizie redatte con criteri disomogenei possano essere oggetto di contestazione e di impugnazione nei tribunali».


 

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