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Il vescovo di Prato sul suicidio in carcere: «Fallimento di una democrazia che non mette in pratica la Costituzione»


	Il vescovo di Prato Giovanni Nerbini col cappellano della Dogaia don Enzo Pacini
Il vescovo di Prato Giovanni Nerbini col cappellano della Dogaia don Enzo Pacini

Monsignor Nerbini: «Fondamentale offrire percorsi che facciano sentire le persone accolte, sostenute e accompagnate verso un effettivo reinserimento»

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PRATO. «Provo un dolore immenso perché una vita si è spezzata a causa della disperazione. Noi però siamo chiamati ad andare oltre il dolore, dobbiamo constatare il fallimento di una democrazia che ha nella carta costituzionale dei principi bellissimi, che però non riescono a trovare una concretezza». È il commento del vescovo di Prato, monsignor Giovanni Nerbini, alla notizia del suicidio avvenuto sabato scorso nel carcere della Dogaia, quando un detenuto di 26 anni si è tolto la vita nella sua cella. Si tratta del secondo caso dall’inizio dell’anno nel carcere di Prato, il terzo negli ultimi sette mesi.

«Questa situazione dovrebbe trovarci tutti coinvolti e impegnati – aggiunge monsignor Nerbini – E’ fondamentale offrire e strutturare servizi e percorsi che facciano sentire le persone accolte, sostenute e accompagnate verso un effettivo reinserimento».

Oggi, 29 luglio, alle 19 ci sarà un presidio davanti al carcere della Dogaia cui prenderanno parte gli avvocati della Camera penale, il presidente del consiglio comunale Lorenzo Tinagli e i rappresentanti di alcune associazioni che lavorano coi detenuti.

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