Il Tirreno

Prato

Il personaggio

Prato, il capitano Ultimo si toglie il passamontagna: «Bisogna guardare in faccia le persone»

Prato, il capitano Ultimo si toglie il passamontagna: «Bisogna guardare in faccia le persone»

L’ufficiale in congedo dei carabinieri diventato famoso per aver arrestato Totò Riina ha tenuto una lezione agli studenti dell’Istituto Buzzi

13 maggio 2024
3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il tour in tutta Italia del capitano Ultimo, stamattina, 13 maggio, ha toccato anche Prato. Il capitano Ultimo, al secolo Sergio De Caprio, ora generale in congedo, diventato famoso per aver arrestato nel gennaio 1993 il capo di Cosa nostra Totò Riina, è stato ospite dell’istituto tecnico industriale “Tullio Buzzi”, diretto da Alessandro Marinelli.

L’occasione è stata creata dalla sinergia attivata tra dirigenza, corpo docenti, personale, collaboratori e studenti che hanno fortemente voluto la presenza del Capitano Ultimo a Prato. Un’aula magna gremita in ogni ordine di posto ha accolto il Capitano con un fragoroso applauso. Dopo l’introduzione del professor Roberto Galassi, ha preso la parola il Capitano ringraziando i presenti e facendo un excursus sulla sua vita, partendo dalle origini contadine, vissuta nelle piccole stazioni dei carabinieri di provincia al seguito di suo padre che è stato un brigadiere dell’Arma.

“Abbiate gratitudine adesso per i vostri insegnanti che vi amano e vi seguono come figli e fate lo stesso coi vostri genitori”, ha esortato Ultimo parlando ai ragazzi.

“Tutto ciò che ho fatto è tutto ciò che sono oggi, lo devo totalmente ai carabinieri”, ha detto.

Anche in questa occasione, come nelle precedenti visite a comunità scolastiche, il Capitano Ultimo ha ricevuto una mole impressionante di domande da parte degli studenti.

“Durante la sua attività ha mai avuto paura”? chiede il giovane Ocoje; “La paura è nostra amica, ci aiuta a stare attenti, concentrati, aiuta a tenere d’occhio se stessi ma soprattutto i tuoi compagni di lavoro che fanno lo stesso con te”, risponde il Capitano.

“Ha mai sacrificato i suoi affetti, l’amore, per timore di esporre altre persone al rischio legato al suo lavoro”?, incalza Leonardo.

“Amore è anche saper accettare le scelte dell’altra persona, continuando ad amarla sebbene non ci si veda spesso o non si possano sempre condividere i momenti cosiddetti normali”, risponde il Capitano Ultimo non nascondendo l’emozione.  

Una “lectio magistralis” sulle legalità, sulla lotta alla mafia, con un richiamo alla storia recente del nostro Paese che, leggendo i fatti di cronaca, racconta ancore, purtroppo, quotidiane vicende legate a infiltrazioni soprattutto nelle pubbliche amministrazioni.

“Vi chiamo ad una rivolta pacifica”, afferma capitano Ultimo, “e la battaglia possiamo vincerla grazie alla proposta di impedire l’accesso al mondo del lavoro ai mafiosi che non collaborano e ai loro parenti e affini che non dimostrano di averli ripudiati”, aggiunge.

Tra le domande, quella di Massimo ha riguardato la scelta di Capitano Ultimo di svelare l’identità dopo 31 anni. “È stata una scelta sofferta, difficile?”, chiede lo studente.

“Bisogna guardare in faccia le persone perché la fiducia è importante e per questo motivo ho tolto l’ultima sicurezza che avevo su me stesso. Ho voluto e dovuto metterci la faccia. L’unico rammarico”, aggiunge, “è aver esposto i carabinieri che mi proteggono ad un pericolo maggiore”, sottolinea.

.“La scuola è l’unico esercito che vale la pena di essere rinforzato e gli studenti sono gli unici soldati di legalità e giustizia che vogliamo nella nostra società”.  

A conclusione dell’incontro, gli studenti più giovani dell’istituto, i ragazzi della prima, hanno voluto porgere al Capitano un saluto e consegnarli un lavoro di ricerca sulla sua vita e sulla sua carriera.

Le ultime
La tragedia

Valtellina, chi sono i tre militari del soccorso alpino della Guardia di finanza morti in Val Masino