Il Tirreno

Prato

Il delitto di Seano

Autotrasportatore ucciso a Prato, gli assassini catturati grazie alla comunità pachistana: la vittima accoltellata dentro il furgone

Autotrasportatore ucciso a Prato, gli assassini catturati grazie alla comunità pachistana: la vittima accoltellata dentro il furgone

Un aiuto prezioso nell’identificare i due giovani in fuga. Forse già oggi a Torino l’udienza di convalida del fermo disposto dalla procura di Prato

12 febbraio 2024
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CARMIGNANO. Non erano ben visti dai loro connazionali. Vivevano spesso di espedienti al di là della legalità e sul lavoro erano ritenuti inaffidabili, degli attaccabrighe. E gli esponenti della comunità pachistana di Prato non hanno avuto esitazioni quando i carabinieri si sono rivolti a loro in cerca di informazioni. Hanno subito dato un nome a quei due giovani immortalati dalle videocamere di sorveglianza. Una collaborazione che si è rivelata preziosa per arrivare a bloccare prima che potessero lasciare l’Italia i due assassini di Harpal Singh, il 59enne indiano titolare di una ditta di autotrasporti ucciso a coltellate venerdì sera nella zona artigianale di Seano, nel comune pratese di Carmignano.

Di 22 e 30 anni, i due pachistani (di cui la procura, essendo ancora solo sospettati del delitto, non ha autorizzato la diffusione delle generalità) vivevano da qualche tempo a Prato. Uno da clandestino, l’altro in attesa che la sua richiesta di permesso di soggiorno venisse valutata. E come venerdì, quando erano stati reclutati da Harpal Singh, saltuariamente lavoravano come facchini, aiutavano a caricare o a scaricare merce dai camion. Probabilmente non era la prima volta che lavoravano per il 59enne imprenditore indiano, che era arrivato da Novellara, in provincia di Reggio Emilia per caricare la merce dei pronto moda cinesi destinata al mercato tedesco.

Fatto sta che ciò che è avvenuto nel piazzale di via Torricelli venerdì sera niente ha a che fare con un agguato o con una rapina in strada. Tutto è avvenuto infatti all’interno del furgone con cui vittima e presunti carnefici sono arrivati fin lì, probabilmente per caricare – nell’ambito di un giro programmato tra varie ditte di confezioni cinesi – dei capi di abbigliamento da portare poi al Macrolotto di Prato, dove era in attesa il figlio di Singh con un camion più grande. È nell’abitacolo che è avvenuta l’aggressione, forse durante una lite per motivi di denaro, oppure per precedenti attriti comunque legati a motivi economici. Nelle registrazioni delle telecamere di sorveglianza si vede il veicolo che viene scosso da ciò che avviene all’interno, non ben visibile a causa del riflesso dei vetri. Tre le coltellate sferrate in punti vitali: alla testa, alla schiena e all’inguine, con quest’ultima che potrebbe essere stata quella fatale a causa delle lesione dell’arteria femorale. Poi la fuga dei due giovani pachistani, con circa 4mila euro e il cellulare dell’imprenditore. E dopo un po’, la telecamera riprende quest’ultimo che cerca di scendere dal furgone, per cercare aiuto. Finisce a terra, tenta più volte di rialzarsi, forse per raggiungere l’altro suo cellulare. Dopo circa un quarto d’ora, resta immobile, morto.

Il corpo privo di vita di Harpal Singh è stato trovato un paio d’ore più tardi dal figlio: preoccupato per il suo ritardo, è andato a cercarlo dove sapeva che sarebbe andato per caricare la merce. I carabinieri sono arrivati sul posto attorno alle 22,30. Come detto, grazie alla collaborazione della comunità pachistana locale (che in provincia conta circa 2.700 persone), non ci hanno messo molto a identificare i fuggitivi, che però a quel punto avevano già 4 ore di vantaggio. A quel punto è iniziata un’indagine che gli stessi militari definiscono “classica”, con raccolta di informazioni sul territorio e diffusione delle foto segnaletiche dei presunti assassini. Niente a che fare con il tracciamento dei cellulari o della loro posizione gps. Fatto sta che i carabinieri di Prato sono riusciti a sapere che erano fuggiti in treno verso Milano. Immediatamente una pattuglia di investigatori è partita per raggiungere la stazione del capoluogo lombardo, mentre venivano avvertiti i colleghi del locale comando. Quindi, controllando le immagini delle telecamere, hanno visto che erano saliti a bordo di un treno diretto a Torino. Treno che, verso le 20 di sabato, è stato fatto fermare alla stazione – non prevista di Porta Susa: armati e con i giubbotti antiproiettile, i carabinieri sono saliti e hanno fermato i due giovani. Addosso avevano i 4mila euro della vittima, sporchi di sangue, e il suo cellulare

Forse già oggi, i due compariranno davanti al gip di Torino, per la convalida del fermo disposto dalla Procura di Prato.
 

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