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Ingegnere pratese di 32 anni si licenzia e va a lavorare in Belgio: «Niente cartellino, ma obiettivi»

Il racconto: «La mia qualità della vita è migliorata. A Gand giro in bicicletta. Il costo della vita è più alto ma anche il lavoro è molto meglio remunerato»


20 giugno 2022 Alessandro Formichella


PRATO. 32 anni, l’età sufficiente per dire basta al caos quotidiano della piana pratese e fiorentina e andarsene. La sua è un pezzetto di storia della "great resignation" (le cosiddette grandi dimissioni volontarie), la punta di un iceberg.

Lorenzo Benelli, pratese, ingegnere elettronico dopo cinque anni di pendolarismo fra Prato, Firenze e Scandicci, di cartellino da timbrare ogni giorno, di file interminabili sull’autostrada, ha fatto i bagagli e ha preso la strada del Belgio. Migliori condizioni economiche, uno stipendio raddoppiato, assenza di una burocrazia ipertrofica, nessun cartellino da timbrare. Destinazione Gand, zona delle Fiandre orientali del Belgio, città di 240mila abitanti, ma, come dice Benelli, «qui si va al lavoro in bicicletta e non c’è lo stress delle nostre zone. E’ tutta un’altra vita».

La storia di Lorenzo sembra quasi il paradigma della grande ondata di licenziamenti volontari che stanno colpendo negli ultimi due anni la Toscana. Ingegnere, esperienza di lavoro nei simulatori dei processi elettronici e impianti per i radar, da gennaio scorso si è messo sul portale web Linkedin a cercare la propria via di fuga. E in poco tempo l’ha trovata; a febbraio scorso, un’azienda americana in Belgio che si occupa di simulatori dei processi per telefonia cellulare e trasmissione dati, si è dimostrata interessata. Da qui, il colloquio on line, la visione del curriculum, mezz’ora di presentazione, e via tutto ok. Lorenzo Benelli è stato assunto così, senza disperdersi nei rivoli delle conoscenze, delle presentazioni senza fine, dei calcoli estenuanti delle opportunità contributive e degli sgravi fiscali. Bagaglio e aereo da Pisa con l’obiettivo di un’altra esperienza e l’inizio di un’altra vita.

«Sì è senza dubbio un’altra vita – esclama il giovane ingegnere – qui non c’è assolutamente bisogno dell’auto, si viaggia in bici o con mezzi pubblici, è tutto più tranquillo. Si lavora ma senza la foga stressante e estenuante che ho conosciuto da noi, tra l’altro senza alcuna valorizzazione spesso per le competenze e la professione. Per quello che ho conosciuto, da noi non c’è valorizzazione della persona. Qui a Gand non si timbra il cartellino, si lavora su obiettivi settimanali, si fanno 8 ore al giorno, la città è bella, il costo della vita è più alto ma anche il lavoro è molto meglio remunerato».

Insomma, una qualità della vita e un lavoro completamente diversi. Gand, città medievale importante centro universitario e culturale, è l’approdo del giovane pratese. «Ho trovato casa in meno di una settimana, la carta d’identità con il comune di Gand l’ho fatta on line e poi il riconoscimento di persona lì in loco. Questione davvero di poco tempo. Pratiche di assunzione e quant’altro veloci fatte dall’azienda. Insomma qualcosa che è radicalmente diverso da quello che conosciamo dalle nostre parti. Sinceramente, uno dei motivi che più mi ha spinto a cercare lavoro all’estero è il caos che viviamo da noi, fra Prato e Firenze, e la mancanza di valorizzazione della professione e delle persone nelle aziende che almeno ho conosciuto io. A Gand, in Belgio, si lavora e si produce con serenità, è tutto più easy, anche i rapporti con i colleghi di lavoro sono nettamente migliori. Certo si chiede che il lavoro sia fatto, ma è tutto diverso».

«Per adesso intendo fare un’esperienza all’estero, mi trovo molto bene – dice ancora Lorenzo – Poi vedrò. La mia vita potrebbe essere qui come rientrare in Italia fra alcuni anni; nel mio settore le offerte non mancano. Ma pesa anche la qualità della vita, le condizioni di lavoro, la remunerazione economica che qui è più alta. Non so, vivo con la voglia di intraprendere un percorso che consiglierei adesso a tutti i giovani. In Europa, condizioni e opportunità di lavoro migliori non mancano. Basta avere il coraggio di partire. D’altronde per tornare a Prato, ci metto 1 ora e 45 minuti in aereo e, quando programmo prima il volo, spendo 7 euro. Non aggiungo altro».

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