La Lega non sfonda, il Pd può respirare Biffoni: «Salvini ha preso una legnata»
Giani a Prato stacca la Ceccardi di 4 punti, ma a Carmignano e Poggio a Caiano vince la destra. Exploit di Fratelli d’Italia
prato
La Lega non sfonda e il Partito democratico tiene. Passa anche da Prato, oltre che da Firenze e Siena, la Linea Maginot costruita dal centrosinistra per arginare un’avanzata che l’anno scorso sembrava inarrestabile (alle Europee) e ancora pochi giorni fa, complici sondaggi poco rassicuranti, ha fatto dormire sonni agitati ai Dem, con lo spauracchio di una sconfitta che sarebbe stata davvero storica.
E invece dopo lo scrutinio delle prime sezioni si è capito che la forza propulsiva del Carroccio, nonostante un potente motore di riserva costituito da Fratelli d’Italia, non sarebbe stata sufficiente per ribaltare i destini di una regione che da sempre vota a sinistra, almeno intesa come la somma delle sue sue province.
Certo Eugenio Giani a Prato vince ma non stravince, e in campagna elettorale si è visto che non è esattamente un tipo che scalda i cuori, però chi lo conosce giura che si trova meglio nei panni dell’amministratore che in quelli dell’uomo immagine.
Alla fine di una lunga serata di scrutinio stacca di quattro punti Susanna Ceccardi, la candidata presidente della Lega, più di quanti gliene davano di vantaggio alla vigilia e dunque il Pd può festeggiare. «La Lega ha preso una legnata - si sfoga il sindaco Matteo Biffoni - e se fossi nei panni di Salvini stasera sarei preoccupato, dopo il flop in Emilia, il sorpasso di Zaia in Veneto e ora questo risultato in Toscana. Mi auguro che per quanto riguarda Prato sia anche un po’ merito di noi amministratori, che sia un giudizio sul lavoro che abbiamo fatto in questi mesi».
Ci sarà anche questo, certamente, ma è difficile non pensare che il risultato sia anche il frutto della paura di perdere. «Sì, può anche darsi - riflette Biffoni - ma posso dire che girando in questi giorni di campagna elettorale ho notato un clima che mi faceva stare tranquillo, nonostante i sondaggi». Il Partito democratico perde circa 4 punti rispetto alle regionali del 2015, ma per il sindaco è comunque un risultato straordinario, perché cinque anni fa c’erano meno liste nella coalizione e soprattutto non c’era stata la scissione di Italia Viva, che comunque a Prato non è andata benissimo e non è riuscita ad arrivare al 4%.
Sul fronte del centrodestra gli spostamenti dell’elettorato sono cospicui. Soprattutto per quanto riguarda la Lega, che guadagna 4 punti rispetto alle regionali di cinque anni fa, ma ne perde una decina rispetto alle Europee, quando Matteo Salvini era all’apica della sua popolarità. Un elettorato magmatico, che ora sembra affidarsi al partito del momento. Fratelli d’Italia fa un balzo di una decina di punti e supera il 16%, rastrellando consensi nello stesso bacino dove pesca la Lega. È per questo che alla fine il centrodestra non sfonda.
Il resto sono spiccioli. Quelli del Movimento 5 Stelle che ha dimenticato i fasti del 2018 e non arriva al 7%, scontando il peccato originale di non avere radici vere sul territorio. Ma anche Toscana a Sinistra a Prato si deve accontentare di poco più del 2%, ben lontano dalla soglia di sbarramento. Nel caso di Tommaso Fattori, il candidato presidente, era abbastanza prevedibile, a prescindere dalle sue qualità. In tanti che in altri tempi si sarebbero concessi il lusso di votare a sinistra del Pd per tirare il partitone per la giacchetta, ora hanno preferito puntare al sodo, nel timore di spianare la strada alla Lega.
Buone notizie per il centrodestra solo nei comuni medicei: sia a Carmignano che ha Poggio a Caiano Susanna Ceccardi ha preso più voti di Eugenio Giani dopo un lungo testa a testa. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google