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carmignano 

All’Abbazia di S. Giusto sono ripartiti i lavori

Walter Fortini
Ancora in corso il restauro dell'abbazia di San Giusto
Ancora in corso il restauro dell'abbazia di San Giusto

Carmignano, il cantiere per il restauro è andato avanti a singhiozzo ma ora Comune e Soprintendenza accelerano l’intervento 

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CARMIGNANO. Le risorse ci sono, da quasi due anni: 540 mila euro, sufficienti per gli interventi più urgenti. Il problema non sono dunque i soldi. Sta di fatto che i lavori alla malconcia millenaria abbazia di San Giusto, spersa tra i boschi di Pietramarina in cima al Montalbano, per mesi sono andati avanti a singhiozzo, se non addirittura spesso fermi. Difficoltà dell’azienda che ha vinto l’appalto, pare. E così qualche giorno fa il sindaco Prestanti, assieme all’associazione di cittadini nata nel 2016 proprio per accendere un riflettore sullo stato di abbandono dell’immobile, ha chiesto un incontro ed effettuato un sopralluogo assieme al soprintendente Pessina e ai tecnici della Soprintendenza. I lavori sono già ripartiti. Ma si è parlato anche del futuro: di un possibile accordo tra Soprintendenza, Comune e associazione, una volta che l’abbazia sarà restaurata, per gestirla. Una soluzione che la giunta caldeggia. Le potenzialità per farne un motore di sviluppo ci sono. La chiesa, monumento nazionale dal 1979, sorge nel mezzo di itinerari etruschi e medicei. Ma occorre prima salvarla. «Sono stati accumulati ritardi, alcuni importantissimi interventi per il consolidamento e la conservazione della struttura sono però stati realizzati – racconta il primo cittadino – Ci siamo lasciati con l’obiettivo di accelerare l’esecuzione dei lavori e giungere il prima possibile all’apertura dell’abbazia».. Difficile comunque pensare che prima di un anno il cantiere possa essere chiuso. Dopodiché sarà la volta del Fai, che vorrebbe rendere visitabile la torre campanaria, aggiornando un progetto realizzato forse cinquanta anni fa dall’architetto Michelucci, quello della stazione ferroviaria di Firenze (e della scuola elementare di Seano), per la famiglia Contini Bonacossi. Bisognosa di cure da più di venti anni, lontani gli anni dei matrimoni, l’abbazia del XII secolo si è riscoperta da poco bene dello Stato. E già questa è una storia bizzarra. Per più di ottanta anni infatti tutti, in buona fede, avevano pensato che la chiesa appartenesse alla famiglia Contini Bonacossi. Ma così non era e alla fine, grazie alla caparbietà di alcuni cittadini, tra il 2009 e il 2011 sono stati rintracciati i documenti che raccontano un’altra verità. L’abbazia fu donata allo Stato nel 1893, come parte di un pagamento di imposte, dalla famiglia di Tito Cinotti. Tra il 1925 e il 1926 i Contini Bonacossi comprano tutti i terreni attorno e la colonica, ma non la chiesa. Peccato che lo Stato si sia sempre dimenticato di prenderla in carico, alimentando confusione su confusione. Un pasticcio che ha rallentato la messa in sicurezza, nonostante gli appelli (qualche risorsa pronta) e la pioggia che già filtrava dal tetto, fino a quando a marzo 2017 è venuta giù con una bomba d’acqua parte della volta. Dopo i sopralluoghi della Soprintendenza sono però arrivate le risorse per intervenire: 500 mila euro (oltre a 50 mila già stanziati per la messa in sicurezza) dal Ministero ai beni culturali, 20 mila da Fai nazionale e Intesa Sanpaolo, 15 mila dall’associazione “Gli amici di San Giusto” e cinquemila dal Comune. Si è intervenuti sul tetto. Sono state ingabbiate le tre absidi posteriori e l’ala sopra la cripta. Peccato che poi in due anni già passati i lavori, in capo alla Soprintendenza, sia proceduti con estrema (e troppa) lentezza. –

Walter Fortini

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