Il Tirreno

Prato

Lo scarto tessile riciclato al cento per cento - Video

di Alessandro Formichella
Lo scarto tessile riciclato al cento per cento - Video

Prato, l’impianto ideato da Tecnotessile consente di recuperare lo scarto tessile non cernito, oggi rifiuto speciale

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PRATO. Potrebbe essere nata la macchina "mangia rifiuti" o meglio un impianto che arriva a riciclare al 100 % lo scarto tessile e di produzione e tessuto vero e proprio. Per Prato e altri distretti tessili in Italia e non solo, potrebbe trattarsi di un’invenzione di proporzioni straordinarie. In una parte del macrolotto 2, fra Prato e Campi Bisenzio, nella "silicon valley" dei progetti e dei brevetti sulle macchine tessili, la collaborazione di varie menti ha portato a elaborare un impianto che aggredisce qualcosa che fino ad ora andava, e ancora va spesso a finire nei famigerati sacchi neri degli scarti tessili, ossia tutti gli scarti tessili in mista di fibre tessili naturali, artificiali e intetiche (elastomeri, Pes, nylon). L'impianto elaborato da Solitario Nesti, della Tecnotessile, da Giuseppe Fabozzi, con la collaborazione dell'azienda Dell'Orco e Villani (e soprattuto di Sergio Dell'Orco), dai fratelli Bombi e da Fabio Arrigucci, potrebbe avere un grande futuro e aprire possibilità di recupero e riciclaggio dei materiali in mista indifferenziata che oggi sono un rifiuto speciale.

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L’invenzione. È partita nel 2015 dalle sollecitazioni di grandi gruppi industriali. Due anni fa, Nesti e Fabozzi stanno lavorando a progetti commissionati dalla Bmw sul riciclo di alcune componenti in fibra di carbonio. È lì che, da pratesi che vivono la loro realtà, si mettono a pensare a come affrontare e rendere soprattutto una ricchezza, e non un problema, l'intero ciclo dei rifiuti degli scarti tessili da lavorazione e delle stoffe elasticizzate. Tempo qualche mese e l'occhio cade in particolare sull'elastomero (TPU), componente nei tessuti non diffrenziabile né recuperabile poché lega assieme fibre naturali alla fibra sintetica elastica, per intenderci quella che compone i collant femminili o una buona parte oggi di jeans e anche velluti. Ecco che ne esce una macchina e un impianto che riesce a scomporre l'elastomero, a riportare da una parte la materia prima e a differenziare la parte della fibra sintetica.

L’intuizione di Dell’Orco. Da 52anni la Dell'Orco e Villani è una delle principali aziende nel settore della costruzione di macchinari per il riciclaggio tessile. Si trova appunto nel Macrolotto 2. Qualche mese fa Nesti e Fabozzi chiedono a Sergio Dell'Orco l'aiuto per la parte meccanica dell’impianto e soprattutto per cercare di riciclare la parte di scarti che ancora resta indifferenziataa e che rischia di andare in discarica. Da qui nasce un'altra idea; recuperato nylon, lana, cotone, poliestere col processo, resta circa un 30% di materiale dapprima inutilizzabile, ma che presto diventa qualcosa di ben altro, ossia dei pannelli pressati e trattati idrorepellenti che possono funzionare benissimo, e a costi minori dei pannelli in compensato di legno, per l'edilizia, per le coperture esterne di edifici e anche per l'arredamento. Il dado è tratto, secondo Nesti e Fabozzi; il progetto recupera al 100 % la parte tessile dell'elastomero.

Prospettive e impieghi. A sentire Sergio Dell'Orco, Nesti e Giuseppe Fabozzi, il recupero al 100% dell'elastomero può avere effetti straordinari nel riciclaggio degli scarti di lavorazione o anche nel recupero di materiale composto con questi elementi. Intanto sull'impianto, al di là di una prima e fuggiasca visita, si sa poco, tutto è molto top secret sulle sue componenti. «L’evoluzione tecnologica può far sì che lo scarto o il riciclo degli scarti tessili post-industriali possa diventare una vera e propria ricchezza. Abbiamo calcolato che su 40.000 tonnellate di scarti tessili portati a riciclo, utilizzando due tecnologie,  si può ottenere un utile netto di circa 6 milioni di euro» dice Solitario Nesti della Tecnotessile.

L'interessamento di Programma Ambiente. "Si tratta di un progetto molto interessante di cui dobbiamo valutare tutti i test e le attendibilità sul piano dell'impatto ambientale", a dirlo è Roberto Pagliocca, presidente di Programma Ambiente, la società di Asm e presto di Alia che si occupa da vicino dei rifiuti speciali e dei rifiuti tessili. Un progetto interessante, dice Pagliocca, in merito all'invenzione di Solitario Nesti e Giuseppe Fabozzi con la collaborazione di Sergio dell'Orco. "Conosco questo progetto dell'impianto che ricicla l'elastomero, che adesso è nella fase pilota, e sicuramente a livello europeo è uno dei progetti di maggiore importanza. Come Programma ambiente, come società pubblica, dobbiamo ancora valutare per intero tutto il ciclo funzionale dell'impianto messo a punto da Nesti, Fabozzi e Dell'Orco, ma è chiaro che se tutti i test che noi chiediamo dovessero avere successo, saremmo difronte a una invertenza totale del problema scarto tessile e elastomero, tessuto tra l'altro molto lavorato dalle aziende cinesi".

I test appunto. Per adesso sono state fatte delle prove su di una cernita di tessuti per circa una tonnellata di materiale, ma altri ne dovranno esser fatti. Uno dei prossimi, fra non molto tempo, verrà eseguito proprio nel lotto 2 dell'ASM di via Paronese dove altra cernita di materiali, tessuti e elastomero verrà sottoposta al trattamento dell'impianto appena inventato. "Nel trattamento di questo riciclo, e soprattutto dell'elastomero, vengono usati dei solventi ed è quindi importantissimo, con le prove che faremo, conoscere l'impatto che questa invenzione e questo impianto puo' avere. Di certo, se tutto sarà ok, questo progetto rappresenterà un'avanguardia nel settore", conclude Pagliocca.

 

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