Il Tirreno

Prato

L'abbraccio di Prato a Papa Francesco - Foto - Video

Il Papa mentre passa davanti a piazza delle Carceri
Il Papa mentre passa davanti a piazza delle Carceri

Il Pontefice si è soffermato a lungo sui temi del lavoro e dello sfruttamento. Il testo originale del discorso.  Un "breve passaggio" che non gli ha permesso di fermarsi coi malati in piazza San Marco ma che ha richiamato nelle strade e nelle piazze migliaia di persone. Bergoglio dà un passaggio al vescovo in elicottero - Servizio a cura di Ilenia Reali, Cristina Orsini, Azelio Biagioni, Paolo Toccafondi, Maria Lardara, Alessandra Agrati e Cesare Bonifazi Martinozzi

14 MINUTI DI LETTURA





PRATO. Il primo elicottero bianco è arrivato alle 7.45. La musica allo stadio Lungobisenzio si è accesa, gli alunni in rappresentanza delle scuole hanno alzato i palloncini. Sono partiti i tweet e le dirette delle televisioni. Uno, due, tre, quattro, cinque secondi. E’ freddo, l’umidità entra nelle ossa, c’è voglia di vedere il Papa. Si apre il portellone dell’elicottero ma Papa Francesco non scende.

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La speranza è delusa. E’ solo un primo elicottero con lo staff del pontefice e solo dopo qualche minuto, alle 7.53, sul cielo di Prato arriverà un altro elicottero bianco dell’Aeronautica militare. Fiato sospeso, arriva la scaletta di legno. È Papa Francesco. Il vescovo Franco Agostinelli, il sindaco Matteo Biffoni e il prefetto Maria Laura Simonetti entrano sul manto del campo di calcio per il saluto. Francesco alza la mano. Saluta i bambini che lo chiamano da lontano. Sono molti i metri che separano l’elicottero papale dalle tribune.

C’è il primo strappo alla regola. Papa Francesco sale sulla Papamobile e passa sotto le tribune. Pochi secondi ma l’emozione è forte e cala il silenzio. Il Papa è lì, pare quasi di toccarlo. “E’ più serio di come appare in televisione”, dicono i bambini. I ragazzini delle giovanili del Prato balzano in piedi sulle seggioline della tribuna dove sono insieme ai giornalisti. Si erano arresi all’idea di poter vedere poco più di una macchia bianca in mezzo al campo. E invece Papa Francesco è a pochi passi.

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La Papamobile sfila via, verso il cuore della città. Allo stadio ci sarà da aspettare oltre un’ora il ritorno del Papa senza maxischermo. Si mangia, si gioca, ci si rincorre. “Qualcosa per seguire la visita, come nelle piazze, sarebbe stata utile”, si lamentano le maestre.

Intorno le notizie arrivano solo dalle radiotrasmittenti dei volontari delle associazioni e dalle forze dell’ordine che si organizzano per la partenza.

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IN PIAZZA SAN MARCO

Duecento, schierati dalle sei del mattino, qualcuno anche prima. Centocinquanta i volontari – Croce Rossa di Prato e Vernio, Misericordia, Unitalsi, Pubblica Assistenza, Croce d’Oro, associazioni varie - che li assistono. Sono i numeri della porzione di percorso papale riservata in piazza San Marco a malati e invalidi. Dietro le transenne anziani (c’è anche una signora di 84 anni in gambissima sveglia dalle 4), disabili, ragazzi autistici e tante carrozzine. Il Papa passa sulla Papamobile alle 8,15 diretto in piazza Duomo: quasi non si accorge di loro e nonostante gli appalusi e le bandierine con i colori del Vaticano la delusione si fa sentire.

Sono le volontarie della coop Tartaruga a dirlo esplicitamente: “Viaggiava come Valentino Rossi”. Ecco, appunto, questo è stato il problema, tutto troppo in fretta. Un po’ meglio è andata al ritorno: alle 9, 10 la Papamobile e ripassata in piazza San Marco diretta allo stadio Lungobisenzio e questa volta ha rallentato un po’ , non tanto, ma è bastato, a chi ha aspettato per tante ore,  per guardare in faccia Francesco e sorridergli.

La piazza raccontata attraverso i social

Piazza colorata, quella del “buco” di Moore, e gremita da circa 3.000 persone, con banda Otello Benelli di Vergaio che ogni tanto attacca e suona. C’è la famigliola con un bambino di tre anni in braccio e il cane Lancillotto con bandana, ci sono i ragazzini che alle transenne hanno attaccato disegni per Papa Francesco e locandine con la sua immagine, c’è il gruppo di filippini, tutte donne con i bambini piccoli in braccio, che sono lì dalle 5: “Il mio Papa” mormora Sari in braccio alla mamma: “Siamo in Italia da tanti anni, siamo cattolici e per noi vedere il Papa è davvero una grande emozione”.

In San Marco c’è anche il maxischermo, per un po’ manca la voce ma quando Francesco sale sul pulpito di Donatello per il saluto alla città, ecco che magicamente l’audio parte. Una fortuna, e con la voce del Papa scatta anche l’applauso. Tutti zitti ad ascoltare, telefonini in mano per la registrazione, il breve   discorso del Pontefice dal maxischermo. Applausi ma non eccessivi quando Il Papa parla della strage della Teresa Moda (dove morirono in un rogo sette operai cinesi il primo dicembre del 2013) chiamandola: “Tragedia dello sfruttamento”. Ma non riscalda la piazza. Che una volta uscita di scena la Papamobile diretta allo stadio per la partenza di Francesco in direzione Firenze, si disperde.

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PIAZZA SAN FRANCESCO. Sacchi a pelo per terra dopo la lunga notte di veglia nella chiesa di San Francesco, sguardi un po’ assonnati, cuori stracolmi di gioia appena il maxischermo mostrava i primi piani di papa Francesco. Suona la carica dei mille giovani in piazza delle Carceri, tutti fra i 13 e i vent’anni, in posizione già dalle prime luci dell’alba per accogliere a braccia aperte il pontefice, cercare d'immortalare quell’attimo fuggente di lui a bordo della papamobile lungo il tragitto da viale Piave verso piazza Duomo. C’erano i giovani della pastorale diocesana e di tutte le parrocchie di Prato, alcuni accompagnati dai genitori, altri dai responsabili di catechismo o oratorio.

Tra tanti striscioni e palloncini, all’ombra del Castello federiciano si è creato un colorato serpentone di ragazzi accalcati lungo le transenne che ha dato per un certo momento l’impressione di una piazza vuota tanto da costringere i tecnici a riorientare il maxischermo verso via della Fortezza per fare in modo che tutti assistessero agli spostamenti del papa.

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«Se penso a lui mi viene in mente un abbraccio», racconta emozionata Benedetta Lombardi, studentessa di architettura presente allo storico appuntamento con l’oratorio della parrocchia di Iolo. Anche lei, reduce dalla veglia di preghiera che è stata "addolcita" da una cioccolata calda distribuita a mezzanotte, in un momento di coralità e convivialità. A fare le ore piccole anche il piccolo Pietro, dieci mesi, figlio di Marcello e Chiara, responsabili dell’oratorio San Pietro a Iolo. Questo 10 novembre non se lo ricorderà ma un giorno anche lui potrà dire: “Io c’ero”.

IL DISCORSO DAL PULPITO

Il lavoro doveva essere al centro della tappa pratese e Papa Francesco l’ha sottolineato quando, abbandonando il testo già consegnato alla stampa, ha ricordato a braccio la tragedia della Teresa Moda, il capannone del macrolotto in cui persero la vita sette lavoratori cinesi. “Una tragedia dello sfruttamento”, l’ha definita il Papa, che ha ricordato con precisione quelle persone che vivevano nel posto di lavoro, in alloggi ricavati tra pareti di cartongesso. E ha ribadito che bisogna combattere il cancro dello sfruttamento umano e lavorativo.

“La sacralità di ogni essere umano richiede per ognuno rispetto, accoglienza e un lavoro degno”, ha detto Papa Francesco. Anche accoglienza, certo. Parlando a Prato non poteva mancare il tema dell’integrazione. Il Papa è stato esplicito: “Vi ringrazio – ha detto – per gli sforzi costanti che la vostra comunità attua per integrare ciascuna persona, contrastando la cultura dell’indifferenza e dello scarto. Non rassegnatevi a quelle che sembrano situazioni difficili di convivenza”.

L’altro “cancro”, come l’ha definito Bergoglio, da combattere è quello della corruzione che insieme al “veleno dell’illegalità” sono i vizi contro cui ogni comunità deve lottare fino in fondo.

Sono i temi più universali che rimandano anche all’idea di Chiesa che Papa Francesco propone, al rinnovamento che chiede, agli ostacoli che incontra.

Discorso Papa a Prato

Un’idea che emerge nella prima parte dell’intervento del Papa, quando descrive una Chiesa “pronta a uscire per mettersi in cammino”, che vuole tutti “pronti a lasciare qualcosa per raggiungere qualcuno”, che “prende il largo sulla parola di Gesù anziché preferire il rifugio di qualche porto sicuro, una Chiesa “al servizio” di chi ci sta vicino.

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PERCHE' NEL SUO DISCORSO PAPA FRANCESCO SI E' SOFFERMATO SUL SACRO CINGOLO

IL SALUTO PERSONALE A 70 PRATESI.  Sono settanta gli “eletti” che hanno potuto stringere la mano del Papa. Sono stati scelti fra i rappresentati politici dei sette comuni della provincia e della Regione, delle categorie economiche, religiose come espressione di diverse etnie e tra i membri del consiglio di amministrazione della diocesi. Tra i nomi meno conosciuti in città soltanto quello di Antonella Lentini, disoccupata, e della famiglia di Alberto Freschi accompagnato dalla moglie Federica e dai quattro figli,. “Capisco che sia la rappresentanza del mondo economico e politico – ha commentato Isabella Gori – ma avrei preferito una scelta più popolare, intesa come persone sconosciute ma rappresentative dei pratesi”.

La cerimonia si è svolta all' interno della Cattedrale, mentre i fedeli potevano seguirla dai due maxischermi. “Ho avuto la fortuna di incontrare due papi a Prato- spiega Alberto Freschi – Giovanni Paolo II, al tempo ero un ragazzino e certo non mi sarei mai aspettato di rivedere un altro pontefice, di stringergli la mano portando con me la mia famiglia”.

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Francesco si è fermato per pochi secondi davanti ai bambini Anna 11 anni, Matteo 2, Chiara 9 e Benedetta 6. “Ci ha fatto i complimenti – racconta emozionata Federica – e ci ha detto di insegnare ai nostri figli a pregare”. A stringere la mano al papa anche Antonella Lentini, disoccupata dal gennaio 2014 con due figlie a carico. “E' stata un' esperienza meravigliosa anche se è passato velocemente. Se si fosse fermato gli avrei detto che rappresento tutti quelli che a Prato hanno perso il lavoro, ma anche quelli che non ce l'hanno fatta e si sono arresi alla depressione e alla disperazione”.

Don Paolo Hou, è stato scelto come rappresentante della comunità cattolica cinese . “Quando Francesco ha ricordato i morti della strage di via Toscana mi sono commosso, ma soprattutto l'ho sentito molto vicino alla nostra comunità. Quella tragedia ha insegnato che la vita va messa al primo posto, davanti al lavoro”.

Andrea Cavicchi, presidente dell' Uip, oltre a stringere la mano al Papa gli ha anche consegnato la casula realizzata con il panno del Datini. “Nonostante fossi molto emozionato , quello che più mi ha colpito della visita è stato l'accenno alla legalità. Questo è un papa concreto”. Ad apprezzare il discorso di Francesco anche il sottosegretario Antonello Giacomelli, ma da un' ottica diversa. “Ci ha invitato ad uscire dal tempio per incontrare le donne e gli uomini del nostro tempo. Questo è il cuore del suo magistero”.

Ecco l'elenco completo di chi ha potuto salutare personalmente il pontefice. Simone Faggi, vicesindaco, Miche del Campo direttore Fil, Antonella Lentini, Stefano Bellandi segretario Cisl, Angelo Colombo segretario Uil, Alessandro Fabbrizzi segretario Cgil, Andrea Cavicchi presidente Unione Industriali, Luca Giusta presidente Camera di Commercio , Andrea Belli presidente confatigianato, Claudio Bettazzi presidente Cna, Damiano Vannucchi responsabile Lega Coop Comitato pratese, Mauro Lessi presidente Confesercenti, Stefano Meli presidente Confcooperative, Daniele Spada Presidente Associazione Libere imprese Prato, Claudio Lombardi presidente Coldiretti, Stefano Morandi presidente Confcommercio Prato e Pistoia, Marzia De Marzi presidente palazzo delle professioni, Fra Paolo Hou e Cheng Rourou esponenti comunità cinese, don Volodymir Vollshyn e Roman Pynda della comunità ucraina, don Andrea Dolba e Barbara Wiszniewska comunità polacca, don Pavel Antalute e Ianus Iosif Leonard comunità rumena , Sanny Mermida comunità filippina, don Bosco Juan Oibsia e Ehika Happy Hiullaty comunità nigeriana, don Yousuf Masih e Emanuel David comunità pakistana, Rodolfo Giusti e Idalia Venco Caritas, famigla Freschi, Antonello Giacomelli sottosgretario di Stato, Claudio Martini senatore, Edoardo Nesi onorevole, Riccardo Mazzoni onorevole, Nicola Pisano presidente Tribunale di Prato, Antonio Sangermano procuratore della Repubblica, Stefano Ciuoffo assessore regione Toscana, Nicola Ciolini consigliere Regione Toscana, Ilaria Bugetti consigliere regione Toscana, Emilano Citarella vice presidente Provincia di Prato, Primo Bosi sindaco di Vaiano, Guglielmo Bongiorno sindaco di Cantagallo, Giovanni Morganti sindaco di Vernio, Doriano Cirri sindaco di Carmignano, Marco Martini sindaco di Poggio a Caiano, Mauro Lorenzini sindaco di Montemurlo, Filippo Alessi assessore Comune di Prato, Valerio Barberis assessore Comune di Prato, Luigi Biancalani assessore Comune di Prato, Maria Grazia Ciambellotti assessore Comune di Prato,, Monia Faltoni assessore Comune di Prato, Simone Mangani assessore Comune di Prato, Benedetta Squittieri, assessore Comune di Prato, Daniela Toccafondi assessore Comune di Prato, Ilaria Santi presidente consiglio comunale, Vincenzo Tedeschi direttore Casa circondariale, Fabia Romagnoli presidente fondazione Cassa di Risparmio di Prato, Irene Sanesi economo Diocesi, Mauro Giovannelli consiglio amministrazione Diocesi, Domenico Mazzone, Giancarlo D'Agliana, Andrea Bottinelli, Roberto Trucchi presidente nazionale Misericordie.

LA PARTENZA

La Papamobile appare sul Ponte XX Settembre. Dallo stadio si vede in lontananza. La speranza è che il Pontefice si fermi o almeno ripassi sotto le tribune. Si sa che è in ritardo. Sono le 9,29 e questa volta non il Papa tirerà dritto. Un saluto veloce alle autorità schierate. I bambini lo chiamano, dal finestrino dell’elicottero si intravede la sua mano che saluta. Il rumore è assordante, le pale si muovono, l’elicottero si alza in volo. Con lui va verso Firenze anche il vescovo. “Ci ha promesso che tornerà presto a Prato”, gira voce tra lo staff della Curia.

La tensione si allenta. Per il Questore e il sindaco è tempo dei ringraziamenti.

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UN PASSAGGIO IN ELICOTTERO AL VESCOVO AGOSTINELLI

"Una grande gioia del cuore". Riassume così, ancora emozionato, il vescovo di Prato Franco Agostinelli l’ora storica vissuta dalla Chiesa e dalla città di Prato questa mattina. Raggiunto da Tv Prato in diretta a Firenze, appena terminato l’incontro in Santa Maria del Fiore del Convegno ecclesiale nazionale, il presule è raggiante per l’incontro vissuto a Prato con il Santo Padre. "Un abbraccio straordinario del Papa alla nostra città – commenta – che la nostra città ha ricambiato con una partecipazione e un affetto corali".

Per Agostinelli l’emozione, se possibile, è stata ancora più grande: prima in città accanto al Pontefice sulla Papamobile, poi di nuovo vicino a lui sull’elicottero verso Firenze. "Purtroppo non c'è stato molto tempo per parlare con il Papa sull’elicottero – ha raccontato il Vescovo - dati i tempi ristretti del tragitto da Prato a Firenze. Io l’ho di nuovo ringraziato per tutto, e gli ho messo in rilievo le caratteristiche di Prato, città del lavoro. Il Pontefice mi ha detto che avrebbe voluto spendere più parole sulla tematica del lavoro, durante il suo discorso, ma non ha potuto a causa delle tempistiche ristrette. Sì, davvero una grande emozione".

Proprio per la partecipazione al Convegno ecclesiale nazionale – che questa mattina con la visita del Papa ha vissuto il suo momento culminante – mons. Agostinelli non si è potuto soffermare a Prato per commentare a caldo con i giornalisti. Anzi, il Santo Padre gli ha dato un… passaggio a bordo dell’elicottero dell’Aeronautica Militare Italiana e così in otto minuti è volato sul capoluogo toscano.

"Adesso sta a noi – ha spiegato il vescovo - sviluppare quanto ci ha detto il Papa, sta a noi iniziare un vero e proprio percorso a partire dalle riflessioni svolte da Francesco su quelle che sono le tematiche essenziali di tutta la proposta cristiana. Abbiamo vissuto una bella mattinata, ma è nostro compito fare sì che tutto questo non rimanga a livello di una mera emozione».

Infine i ringraziamenti: «Se questa bellissima ora ha visto una straordinaria partecipazione di popolo e una ottima organizzazione, è merito del lavoro di squadra che la Diocesi, il Comune con in testa il sindaco Biffoni e l’assessore delegato Faltoni, tutte le istituzioni, la Questura e le altre Forze dell’Ordine, i volontari hanno saputo realizzare. A tutti va il mio grazie più sincero. Continuiamo a lavorare insieme. Quello che abbiamo realizzato è un “modello” di vita comunitaria che non va abbandonato".

L'INCONTRO CON LE MONACHE DI CLAUSURA

Delle otto monache claustrali del monastero di Santa Caterina de’ Ricci, martedì mattina in Duomo ne erano presenti in tre. La prioria suor Anna Ferro, suor Assunta Felice e suor Immacolata Mangini. Sono dell’ordine delle domenicane e il vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, ha dato loro la dispensa per poter partecipare all’incontro con il Papa.

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E’ la superiora, suor Anna Ferro, a raccontare l’emozione di aver potuto salutare il Pontefice. “Quando il Santo Padre si è avvicinato a noi – racconta la monaca – il vescovo gli ha spiegato che erano monache di clausura. E il Papa ha detto che eravamo troppo calme per essere claustrali. Ovviamente stava scherzando e con questa battuta faceva riferimento alle nostre consorelle claustrali di Napoli che salutarono il Papa diciamo con molto più trasporto”.

Nella visita pastorale di Francesco a Napoli nel marzo scorso, infatti, alcune monache di clausura quasi “assalirono” il Pontefice tanto da essere richiamate più volte dall’arcivescovo partenopeo. Per le monache di Santa Caterina è un anno davvero particolare: hanno avuto modo di incontrare il papa e sabato scorso a Bergamo (dove ora sono le altre religiose pratesi) si è aperto il giubileo domenicano dalla fondazione del loro ordine.

E IL SALUTO AL SACERDOTE PIU' ANZIANO DELLA DIOCESI

Per l’occasione si è rimesso la talare. Da anni non la indossava più. E l’occasione era salutare il Santo Padre. Monsignor Bruno Belli, 93 anni, era fra i pochi sacerdoti ammessi in Cattedrale a poter chiedere la benedizione del Papa. E Francesco si è intrattenuto qualche momento insieme al religioso.

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“Gli ho detto che sono il sacerdote più anziano della diocesi – spiega monsignor Belli – E il papa mi ha augurato di arrivare a 94 anni ed altri ancora. Mi ha domandato se confesso ancora e gli ho detto di sì. Allora il Santo Padre mi ha invitato a essere misericordioso e di perdonare tutto e tutti. Era buio quando sono arrivato in Duomo – termina il sacerdote – non sono riuscito, dunque, a vedere la folla che c’era fuori ad aspettare il Pontefice ma il calore si è sentito anche qui”.

Emozione anche per don Massimo Maliconi che ha potuto baciare l’anello piscatorio di Francesco. “Colpisce la sua semplicità – dice il parroco – Quella semplicità che ti porta a parlare al Papa senza tanti preamboli. Al Santo Padre ho chiesto la benedizione per la parrocchia e per il mio popolo”.

Monsignor Nedo Mannucci reputa intenso questo momento storico per Prato. Il vicario generale della diocesi spiega come ci sia stata una risposta corale di tutta la città per l’arrivo del Papa. “Con la veglia in San Francesco – afferma il monsignore – penso che la città ricorderà una notte bellissima. Per quanto riguardo le parole del Papa queste hanno risposto alle nostre aspettative e ci hanno invitato a sentirci incoraggiati”.

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