Italia
Pontedera, non è mai troppo tardi per Caponi – A 37 anni il ritorno del capitano: «Ora prendiamoci la salvezza»
A gennaio 2026 è tornato a giocare nella squadra della sua città dopo 4 anni: i granata sono ultimi in classifica e tentano l’impresa per mantenere la categoria
PONTEDERA. Un binomio inossidabile quello fra la famiglia Caponi e il Pontedera: chi ha qualche capello bianco in testa ricorda le prodezze di Alessandro nei primi anni Novanta, quei gol determinanti per salvezze – talvolta miracolose – culminate negli spareggi di Terni e Modena contro Carbonia e Novara. Per Manuel la carriera si è conclusa troppo presto con uno spaventoso scontro riportato il 14 novembre del 2011 contro la Sansovino, che fece temere per la sua vita. Per Andrea, 38 anni a febbraio 2026, è stata una storia di arrivederci e ritorni: il saluto di aprile 2022 sembrava definitivo e invece è tornato a indossare il granata.
Il ritorno in maglia granata
Dopo dieci anni con questa maglia quello di quattro anni fa sembrava un vero e proprio addio; si aspettava di indossare nuovamente la maglia del Pontedera?
«In tutta onestà non pensavo che sarebbe avvenuto anche se ci speravo: quando indossi la casacca della tua città è un qualcosa difficile da spiegare a parole, ti viene da dentro. Sinceramente nel momento in cui si è verificata questa possibilità non credevo diventasse realtà e quando si è concretizzato tutto sono stato molto felice».
Le emozioni del ritorno al Mannucci
Il calcio è fatto di emozioni: cosa hai provato nel momento in cui sei tornato a calcare il prato dell’Ettore Mannucci?
«La partita di Arezzo e, a maggior ragione, quella di domenica 18 gennaio contro il Pineto sono state molto emozionanti, momenti che porterò a lungo con me. Il Pontedera mi ha regalato momenti molto belli ma anche alcuni brutti, come l’infortunio di mio fratello. In ogni caso tornare a giocare per questa maglia ha prodotto una grande emozione».
La continuità in campo
Quando sei tornato in pochi pensavano a un tuo utilizzo con questa continuità.
«In questi anni ho giocato in categorie dilettantistiche in società di primo livello, mi sono sempre allenato come se fossi professionista. Mi sono presentato con la voglia di dare il mio apporto per salvare il Pontedera, poi è il mister che farà le sue scelte per il bene della squadra».
Il salvataggio sulla linea
Ci può spiegare il suo “folle”, per certi versi, salvataggio sulla linea domenica scorsa contro il Pineto?
«Si è trattato di un gesto prevalentemente istintivo, ci troviamo in fondo alla classifica quindi ogni punto è importante per il nostro obiettivo. È stata una prestazione tutto sommato positiva, considerato che affrontavamo la quarta in classifica. Nel primo tempo potevamo andare anche sul 2-0, poi dopo il pareggio potevamo anche perderla con quell’episodio. Dobbiamo affrontare ogni partita con il coltello tra i denti, si possono vincere e perdere punti ovunque».
Il rapporto con la tifoseria
Quanto è importante il tuo arrivo per avvicinare la gente alla squadra?
«Al di là del mio rapporto con la gradinata devo dire che la gente di Pontedera sta seguendo la squadra: lo ha fatto ad Arezzo ma anche a Livorno, fornendo il proprio apporto. C’è consapevolezza della necessità di stare tutti uniti per arrivare all’obiettivo della salvezza, noi in campo faremo di tutto per raggiungerlo».
Il nuovo Pontedera e il turno di riposo
Il Pontedera è molto cambiato in questa sessione invernale di calciomercato: avere il turno di riposo adesso (i granata non hanno giocato domenica 25 gennaio) è positivo?
«La società ha fatto una campagna molto importante, sono arrivati ragazzi nuovi che devono inserirsi. Nella situazione in cui siamo dobbiamo diminuire al massimo il tempo per conoscerci, il campionato e la classifica non stanno ad aspettarci. Tuttavia la partita, per la sua essenza, è diametralmente diversa rispetto agli allenamenti, anche se noi ci prepariamo sempre con grande attenzione e dedizione».
