Campione d’Italia dilettanti Cascina in trionfo 60 anni fa
Alcuni dei protagonisti di allora ricordano l’impresa divenuta storica dei Mobilieri «Così battemmo il Sandrigo al Flaminio di Roma. E che accoglienza al ritorno»
CASCINA. In una calda notte romana di sessant’anni fa i Mobilieri Cascina scrissero un pezzo di storia della città realizzando il sogno di vincere lo scudetto dilettanti allo stadio Flaminio. Una squadra che nel giro di due stagioni realizzò una striscia di 48 partite senza mai perdere e fece diventare il vecchio stadio Tettora un vero fortino, sempre gremito di tifosi a pochi passi dal campo.
Nella stagione 1958-59 i nerazzurri vincono il girone B del campionato di Promozione e poi rappresentano la Toscana nella fase finale che all’epoca valeva il titolo di campione d’Italia dilettanti. Inizialmente al via oltre 700 squadre di tutta Italia. Il Cascina supera senza grandi difficoltà i sardi del Calangianus, poi due vittorie sofferte con i laziali del Tivoli ed i marchigiani del Senigaglia. In semifinale la sfida con i calabresi del Bovalino è quasi drammatica, come spiega l’ala sinistra Angelo Vanni, 83 anni, ex informatore medico, che vive a Cascina: «Giocavamo sul campo neutro di Formia in gara secca. All’epoca non esistevano le sostituzioni e dopo pochi minuti si fece male Leoncini e così siamo costretti a giocare in dieci tutta la partita. In caso di parità non c’erano i supplementari e passava in finale chi calciava più angoli». Il Cascina resiste sullo 0-0, poi a dieci minuti dalla fine arriva la svolta: «Realizzai il gol del vantaggio, poi loro si scatenarono e ci costrinsero negli ultimi minuti nella nostra metà campo. Raggiunsero il pareggio e calciarono due angoli, ma noi ne avevamo calciati tre».
È finale. Il 29 giugno 1959 il Cascina sfida i veneti del Sandrigo al Flaminio, inaugurato proprio quella sera e già pronto per le Olimpiadi di Roma. «Lo stadio era pieno, eravamo emozionati - racconta oggi il terzino sinistro Plinio D’Anteo, 82 anni, ex rappresentante -. Per noi era la prima partita in notturna sotto la luce dei riflettori. Arbitrava Orlandini, che era già un internazionale». Il Corriere dello Sport dava per favoriti i veneti, ma il Cascina non era certo andato in gita a Roma. Al 21’ la sblocca il centravanti Mazzei con un colpo di testa imparabile, poi pareggiano i veneti con Casagrande. A metà del secondo tempo Vanni conquista una punizione dal limite e Barsotti, al secondo tentativo, la trasforma in gol. Sullo scudetto c’è anche la firma del portiere Picchianti, che nel finale sventa una girata al volo di Novello. Il giorno dopo, all’arrivo alla stazione di Pisa, tantissimi tifosi cascinesi vanno ad accogliere la squadra e la scortano fino in Corso Matteotti dove li aspetta la banda del paese e in Comune il sindaco Lido Barontini premia i giocatori. Il capitano e terzino destro Enrico Fracassi, 87 anni, imprenditore in pensione, ricorda ancora quel bagno di folla: «Ero in auto ed i tifosi mi tirarono fuori dal finestrino per portarmi in trionfo insieme agli altri compagni. Sembra una cosa incredibile, ma è successa davvero. Eravamo una squadra forte e di amici veri, guidata da un grande allenatore come Danilo Michelini».
Anche le favole più belle però non sempre hanno il lieto fine e il Cascina, per mancanza di strutture idonee, deve rinunciare a partecipare al campionato nazionale di IV serie. Resta la soddisfazione di aver rivinto il proprio girone anche nel 1959-60 portando con orgoglio lo scudetto sul petto. Questa la squadra che ha battuto per 2-1 il Sandrigo: Picchianti, Fracassi, D’Anteo, Barsotti, Gini, Simonetti, Bini, Marchi, Mazzei, Fantocci, Zanni. –
Andrea Chiavacci
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