Orentano, addio alla mostra archeologica: il Comune ha deciso – «Riaprirla costa troppo, investiremo i soldi in modo diverso»
La Soprintendenza ritira i reperti dopo anni di incertezza: l’amministrazione rinuncia all’adeguamento dell’immobile e destina le risorse a nuovi servizi per la frazione
CASTELFRANCO. Il dado è tratto: nelle prossime settimane la Soprintendenza archeologica porterà via i reperti dalla mostra archeologica di Orentano. A poco sono servite le richieste di proroga dell’amministrazione comunale. Questo è quanto è stato deciso, alla luce dei fatti, dai vertici dell’Ente deputato alla tutela dei beni artistici e archeologici, legittimo proprietario dei reperti.
La decadenza della mostra dal 2020
A dir poco tormentati gli ultimi anni della mostra archeologica di Orentano, la cui decadenza è iniziata nel 2020, con la chiusura forzata dovuta alla pandemia. La riapertura però non è mai arrivata, perché come spiegò l’ex sindaco Toti nella risposta a un’interrogazione dell’allora minoranza (oggi al governo del Comune), era cambiata la normativa nazionale e le mostre archeologiche permanenti avrebbero dovuto avere gli stessi requisiti di un museo. Nell’immobile di Orentano l’impianto elettrico non era adeguato alle norme di sicurezza per poter essere aperto al pubblico. Così era stato annunciato un adeguamento, tuttavia mai realizzato, né per l’impianto elettrico né per la conseguente certificazione antincendio. Dopo il 2020 la mostra non è stata riaperta e rimase in attesa di essere adeguata fino all’avvento della giunta guidata dal sindaco Fabio Mini. Intanto però la Sovrintendenza più volte aveva chiesto al Comune di prendere una decisione.
I costi dell’immobile e la cronaca recente
Nel frattempo il Comune ha continuato a pagare l’affitto dell’immobile di via Martiri della Libertà fino al 2024. Il resto è cronaca recente che riassume l’assessore alla cultura Nicola Sgueo. «Abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto una situazione difficile a causa del cambio delle normative nazionali – spiega – Fin dall’inizio del mandato, il sindaco Mini ha provato a riaprire una trattativa con la Soprintendenza per posticipare la decisione di portare via i reperti e avere più tempo per trovare una soluzione, ma alla fine ogni strada si è rivelata non percorribile. In primo luogo è insorto il problema che l’adeguamento impiantistico per la normativa antincendio e la riapertura dell’immobile era troppo costoso. Il Comune avrebbe dovuto giustificare una spesa estremamente alta. Nei fatti avremmo dovuto spendere oltre 50mila euro per l’adeguamento impiantistico dell’immobile, 12mila euro l’anno per la cooperativa che avrebbe tenuto aperto il museo per due mattine ai fini didattici, oltre ai costi di affitto, oltre 15mila euro l’anno e 7mila euro per il direttore del museo. Un’operazione da oltre 85mila euro in un solo anno per avere un museo aperto 4 ore a settimana».
Le soluzioni tentate e l’ipotesi Castelfranco
«Quando ci siamo insediati – va avanti l’assessore alla cultura – abbiamo trovato una spesa per l’affitto dell’immobile, che ospita una mostra archeologica chiusa, dal 2020 al 2024 costata all’ente comunale quasi 80 mila euro per avere un immobile inutilizzato. Noi comunque abbiamo cercato una soluzione, abbiamo incontrato i cittadini, abbiamo anche provato a valutare il possibile acquisto dell’immobile, che avrebbe potuto giustificare per quanto onerosa la spesa di adeguamento. Abbiamo cercato di individuare un altro edificio, nel quale spostare la mostra archeologica. Ma non si sono concretizzate le condizioni economiche che permettessero tutto questo. Si era proposto, in extremis, per trattenere i reperti nel comune, di spostarli tutti a Castelfranco, all’Orto di San Matteo dove abbiamo l’unico immobile di proprietà municipale. In questo modo avremmo unito i reperti di Orentano e Castelfranco in una mostra archeologica unica, visto che l’esposizione del capoluogo ha poco materiale e non è fruibile per l’assenza di un accesso delle persone disabili. Questa ipotesi però si è rivelata un percorso non gradito alla popolazione di Orentano e difficile da attuare».
Il bivio finale e la scelta del Comune
Dopo il diniego della Soprintendenza a procrastinare l’affidamento dei reperti, il Comune si è trovato di fronte a un bivio. E fatti due conti ha ritenuto l’investimento per l’adeguamento e la riapertura della mostra archeologica di Orentano troppo gravoso per le casse comunali. «Alla fine – continua Sgueo – per quanto si possa essere dispiaciuti per questa decisione presa dalla Sovrintendenza, che ha atteso anni prima di questa risoluzione, come amministrazione abbiamo ritenuto che fosse meglio investire quelle risorse in servizi per il territorio, anziché in una mostra archeologica chiusa, strada discussa anche con il Centro commerciale naturale di Orentano in varie riunioni. Oggi purtroppo sono tempi di ristrettezze per tutti e anche il municipio deve fare i conti per ottimizzare le risorse dei cittadini. Quello che non spenderemo per l’affitto della mostra archeologica verrà investito nella riapertura di una biblioteca a Orentano nei locali della palazzina comunale, servizio che manca da anni nella frazione. La biblioteca è di fatto pronta e a settembre con la ripartenza delle scuole verrà aperta al pubblico».
Gli investimenti futuri nella frazione
«Poi – conclude Sgueo – investiremo nella sistemazione di alcune strade, tra cui via Giovanni XXIII e in altri servizi, il primo di questi il fontanello in piazza San Lorenzo ormai quasi terminato. Abbiamo cercato, oltre che di rispettare le leggi, di gestire le risorse destinate alla frazione con criterio, consapevoli che nessuno sano di mente pagherebbe un affitto per un immobile di cui non può usufruire e che deve pesantemente ristrutturare».
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