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Pontedera, furti e rapine in centro: cosa sta succedendo in città? I commercianti in corteo chiedono sicurezza

di Paola Silvi
A sinistra: in alto Luisa Frenda, sotto Valentina Aurilio; a destra: in alto Elena Mattolini, sotto Sara Pachetti
A sinistra: in alto Luisa Frenda, sotto Valentina Aurilio; a destra: in alto Elena Mattolini, sotto Sara Pachetti

La manifestazione consisterà in una sfilata nel cuore dello shopping

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PONTEDERA. C’è chi ha paura quando abbassa la saracinesca del negozio dopo le serate di shopping sotto le stelle. E chi anticipa gli orari di chiusura per non restare da solo nella strada poco frequentata. Chi si chiude a chiave e chi è stufo di doversi guardare le spalle quando va o torna da lavoro. I recenti fatti di cronaca raccontano di furti, scippi e vari episodi di microcriminalità.

L'ultima rapina

L’ultima aggressione a un loro collega, strattonato e rapinato del proprio Rolex, è stata la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Così i commercianti ribadiscono i motivi che li porteranno alle 21,30 di mercoledì 31 luglio, con partenza dal Piazzone, a uscire dalle loro attività, in corteo, fin davanti al Municipio. E mentre raccoglieranno firme per sostenere la richiesta che il sindaco Matteo Franconi ha rivolto alla Prefettura affinché venga convocato il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, insistono sull’urgenza di maggiori controlli, sul potenziamento del sistema della videosorveglianza e magari su altre soluzioni da mettere in campo come il reclutamento di guardie giurate e la costituzione di una chat condivisa sul modello del gruppo di controllo di vicinato.

Le voci dei commercianti

«Pontedera è un bel posto, fondato sul commercio e sull’accoglienza. Noi vogliamo che resti in questo modo, che le persone vengano sentendosi serene di passeggiare e comprare e che i commercianti lo siano altrettanto nel svolgere il loro mestiere. Parteciperò alla manifestazione – dice Sara Pachetti, titolare di Veni vidi fashion in via Guerrazzi – soprattutto per solidarietà. Vedere un collega assalito e derubato fa male. La sera quando chiudo, sono da sola e ho paura. La mattina a volte trovo sporcizia e degrado ma anche per andare a casa attraverso zone che hanno un’atmosfera un po’pericolosa». Dello stesso avviso e con l’identica intenzione di puntare sulla sensibilizzazione Mirella Gorini di Blanc MariClò. «La sicurezza – aggiunge – è un tema importante e un impegno in questo senso ci vuole. Negli ultimi tempi questi fatti stanno succedendo sempre più spesso. Certo, non spariranno da un giorno all’altro ma serve parlarne e incentivare un monitoraggio più serrato della città».

La protesta

E la passeggiata in programma stasera pretende attenzione. «La situazione ci sta sfuggendo di mano – conferma Elena Mattolini di Estetica One in piazza del Duomo – e si percepisce che in giro ci sono persone poco raccomandabili. A volte è capitato che alle 14 del pomeriggio, quando qui è deserto, bussano con violenza alla porta, chiedono di entrare, vogliono soldi. E se le aggressioni accadono di giorno, che succederà a ottobre quando le giornate si accorciano? . Noi ci teniamo ai nostri clienti e a Pontedera». Mai abbassare la guardia con la questione che tocca il problema dei controlli, della mappatura dei quartieri e l’ipotesi di inserire anche qualche vigilantes. «Bisogna pensare a proposte concrete, come ad esempio le chat in cui c’è un filo diretto con le forze dell’ordine – sottolinea anche Luisa Frenda, proprietaria della boutique MariLù in via Roma – che facciano da deterrente in questo periodo di incertezza. Sto volentieri aperta la sera dopo cena ma non lo farei se non avessi nessuno che mi aspetta alla chiusura. Modifico le settimane di ferie per non essere l’unico negozio in servizio nella strada e non è giusto. Non si può limitare la propria libertà perché non c’è abbastanza sicurezza». Ecco che il corteo silenzioso dei commercianti vuole «dare un segnale – conclude Valentina Aurilio dell’omonima pizzeria e presidente di Confesercenti Pontedera – di vicinanza anche alla gente. Perché dobbiamo smettere di lavorare solo sulle criticità ma scommettere sulla prevenzione. In questo senso l’iniziativa può essere uno strumento per arrivare alla Prefettura».

 

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